Anteprima Medal of Honor 2010

Abbiamo imbracciato il fucile del nuovo Medal of Honor!

di Fabio Fundoni
Una realtà da raccontare

Siamo volati a Stoccolma, approfittando degli ultimi raggi di sole della mite estate svedese, per incontrare i ragazzi di Electroni Arts che sono ormai da tempo a lavoro per portare a termine il nuovo capitolo di Medal of Honor che, questa volta, abbandona la pluriabusata ambientazione della Seconda Guerra Mondiale per portarci in Afghanistan, in quello che è senza troppi dubbi uno dei conflitti più cruenti e conosciuti dei nostri giorni. Logicamente non potevano mancare le classiche critiche e le voci di politici e opinionisti più o meno informati sul reale valore del gioco, conferma non sempre piacevole che, ad ogni modo, i fatti trattati rimangono di grande attualità e legati ad una ferita purtroppo ancora aperta e sanguinante.

Ad ogni modo abbiamo avuto l'opportunità di giocare tre livelli in single player di questo nuovo sparatutto in prima persona che si avvicina orma ad ampie falcate ai negozi di tutto il mondo, avendo segnato sul calendario la data del prossimo 12 Ottobre per gli Stati Uniti, mentre i giocatori europei dovranno aspettare solo tre giorni in più. Ascoltando le parole dei ragazzi del team è parso chiaro sin dai annunci che tutto il lavoro profuso si è sviluppato dalla possibilità della consulenza di veri Tier 1, cioè corpi speciali dell'esercito degli Stati Uniti. Per chi ancora non lo sapesse, con Tier 1 si intendono particolari individui con capacità belliche fuori dal comune, inviati sul campo per portare a termine operazioni estremamente difficili. Medal of Honor vuole metterci proprio nei panni di questi eroi moderni (senza però scordare che parteciperemo anche alle operazioni dei rangers americani) e avvalersi dei loro consigli ha chiaramente fatto capire di voler immergere il giocatore in una ambientazione adrenalinica e fortemente drammatica.

I livelli a nostra disposizione ci hanno visto prendere confidenza con il gioco e con le sue varie meccaniche, senza naturalmente dimenticare la filosofia che lo impernia dal primo all'ultimo byte. Gli sviluppatori vogliono raccontarci una storia, anzi delle storie, tutte basate sul forte impatto emotivo del fronte. Non storie reali, ma storie più che verosimili. Racconti volutamente ricreati come in un film storico con necessità di regia in nome dello spettacolo, ma la forza per riportare al pubblico uno spaccato dei fatti reali. Tre situazioni profondamente differenti per impostazione e gameplay, tre capitoli dello stesso racconto.

Tre vite, una guerra

Per trasportare le nostre menti e i nostri joypad nel mezzo del conflitto afghano è stato infatti deciso di guidarci attraverso a punti di vista differenti, naturalmente tutti legati alle forze di coalizione impegnate per la liberazione dello stato mediorientale. Abbiamo iniziato da terra, con un fucile ben stretto tra le mani, seguendo i nostri diretti superiori di fanteria con il compito di ripulire il classico villaggio costruito tra le montagne in mezzo a fredda roccia e rada vegetazione. “Belly the Beast”, la pancia dell'animale. E le milizie talebane non hanno mancato di farci sentire sia predatori che prede, alternando momenti di frenetici attacchi a situazioni in cui ci siamo trovati a doverli stanare dei loro nascondigli. Passo dopo passo, nemico dopo nemico.

Logicamente dobbiamo pensare a questo approccio come ad un vero e proprio tutorial, dove siamo guidati nelle nostre azioni, così da prendere la mano con le meccaniche di base del gioco, quantomeno per le occasioni in cui saremo parte della fanteria. La grafica fa subito vedere quello che è in grado di fare, mostrando ottimi paesaggi e animazioni fluide, dove logicamente sono presenti ancora alcuni elementi da migliorare, ma nulla che possa sembrare impossibile per il team di EA. Le sparatorie ci sono sembrate sin dall'inizio piacevoli, facendoci vivere situazioni abbastanza differenti tra loro, tra ispezioni, irruzioni, attacchi e difese della postazione appena conquistata. A dirla tutta, siamo anche riusciti a morire più di una volta, visto che i talebani si sono dimostrati discretamente combattivi e pronti a vendere cara la pelle.

Pochi minuti per prendere confidenza con i comandi e un po' più di tempo per terminare il nostro compito, ricordandosi sempre che, nelle situazioni peggiori, basta cercare un punto protetto per riposarsi e curarsi dalle ferite ricevute, per la gioia dell'anima più arcade degli FPS. Arrivati alla fine dello stage, ecco la sorpresa: in mezzo ad una situazione a dir poco calda, con la disperata necessità di ricevere rinforzi, ecco giungere la “cavalleria”, o meglio i famigerati elicotteri Apache, gingilli che arrivano a costare poco meno di venti milioni di dollari, prezzo che, la loro manovrabilità e potenza di fuoco, riescono pienamente a giustificare. Missione finita e tutti a casa a gustare le delizie della mensa da campo? Nemmeno a scherzare...

Nel caldo cielo afghano

Appena il tempo di salutare il nostro combattente a terra che siamo catapultati proprio nella cabina di pilotaggio dello stesso Apache che ci ha appena sgombrato la strada. Con un passaggio dal sapore cinematografo siamo adesso impegnati a comandare uno di questi mostri di metallo, o meglio a gestirne il complesso armamento. Si, perché il caro elicottero si muove autonomamente, mentre a noi non rimane che sparare, grazie ai suoi possenti mitragliatori, missili e razzi. Dopo un nuovo tutorial parte la missione vera e propria, dove ci sembra quasi di tornare indietro nel tempo e affrontare uno sparatutto su binari, che tanto andavano di moda qualche annetto fa e ora sono quasi del tutto caduti nel dimenticatoio.

Mentre ci godiamo una visuale estremamente “panoramica” iniziamo a scaricare le nostre bocche da fuoco su tutto quello che si muove, tra cui naturalmente vi sono i nostri nemici appiedati e i loro veicoli. Un occhio particolare per i talebani armati di lanciarazzi, una delle cose più dolorose che può giungere sulle nostre gengive e sulle eliche del nostro veivolo. Non mancano i bunker e le baracche da rendere polvere e, in poco tempo, ci siamo fatti quantomeno una prima idea sul gameplay di queste sessioni in volo. Per quanto tutto risulti molto immediato e divertente, alla lunga ci si sente un po' troppo limitati, anche perché non mancano alcuni tempi morti tra una raffica e l'altra. Certo, graficamente il livello è davvero un bel vedere, ma ci ha lasciati un po' titubanti la fisica dei nostri bersagli, soprattutto le vetture, sin troppo “leggere” nel volare via dopo aver ricevuto un colpo, sembrando un po' troppo “finte.

Ormai la zona sembra essere priva di pericoli immediati, ma la rilassatezza ci rende un bersaglio estremamente ghiotto. Quasi comparendo dal nulla, un talebano ci punta contro dei pericolosissimi missili ad una distanza davvero troppo esigua per permetterci una manovra d'evasione. Tutto sembra perduto, mandiamo l'ultima preghiera e l'ancor più ultima imprecazione ormai convinti di stare per passare a miglior vita, quando però...

Sorridi, sei sul mio mirino laser”

Freddo, preciso e letale. Così è il cecchino alleato che, con un lieve movimento del proprio indice, ha scatenato la pallottola che ci ha salvato la pellaccia. E, naturalmente, come per il secondo livello, anche il terzo inizia con questo spettacolare cambio del testimone. Non siamo più in aria, non abbiamo più una corazza di metallo a difenderci e ci manca tremendamente la possibilità di sputare sul nemico quei tremila proiettili al minuto che tanto ci hanno fatto sentire imbattibili. Ora il nostro regno è nell'ombra, acquattati nell'erba alta, nascosti dietro una roccia. Il culmine del nostro mestiere si gioca sul filo del secondo, mandanti di crudeli pallottole capaci di colpire con precisione chirurgica un cranio lontano centinaia di metri da noi. Cecchini: croce e delizia di qualsiasi esercito.

Logicamente ci aspetta nuovamente un breve tutorial, al seguito del nostro commilitone più esperto (avete presente il soldato barbuto legato apparso un po' ovunque a fianco del nuovo MoH? Ecco). Non è molto difficile capire che principalmente siamo stati impegnati nel mirare le teste del nostro nemici appostato e a fargliele saltare, anche se non sono mancati alcuni intermezzi con scontri più ravvicinati. Brevi fughe, qualche spostamento per avere una nuova visuale e via, di nuovo appoggiati al nostro fedele mirino. La sezione è stata quella dal più forte sapore di tutorial, ma quantomeno abbiamo potuto provare tutte le varie opzioni disponibili per il nostro personaggio che può vantare, oltre alle sue armi, alcuni visori in grado di mostrargli il nemico sia al buio che nascosto nella foschia o nel sottobosco.

Tecnicamente questo livello ha mostrato un lunghissimo campo visivo e le capacità di zoom del motore grafico legate all'uso del mirino, sebbene sia da notare come, una volta utilizzato lo strumento ottico, sia necessari alcuni attimi per mettere a fuoco l'immagine, escamotage capace di rendere un po' meno traumatico il lavoro hardware, ritardando così il caricamento delle texture. Da notare come il nemico non si sia mostrato troppo combattivo questa volta, restando spesso nello stesso nascondiglio anche dopo aver visto un nostro proiettile non troppo preciso piantarsi proprio alle sue spalle. Sarà interessante provare la versione definitiva del titolo per capire se ciò è da imputarsi unicamente al non aver avuto sottomano la versione definitiva del prodotto. Un po' di pazienza e le nostre domande potranno avere la risposta più importante: quella sul campo!

Questi primi tre livelli del single player di Medal of Honor cinfermano l'interesse mosso dal progetto, offrendoci uno spaccato di quello che potrà essere il prodotto finale. Ottima grafica, sonoro immersivo e gameplay che promette divertimento, sebbene dovrà essere provato sulla lunga distanza per poterci chiarire meglio le idee. Una cosa è certa: l'ambientazione Afghana dona all'FPS un sapore diverso da quanto visto sino ad oggi sul mercato e potrebbe essere un ottimo viatico per vivere un maniera un po' diversa le meccaniche di uno sparatutto in prima persona.