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Risultati da 41 a 50 di 81

Discussione: 1984

  1. #41
    L'Anto del foro :D L'avatar di Anto98
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    Ora che non rischio di fare doppi post annuncio che stasera inizio 1984, e ho visto il finale di Animal Farm (film) ha chiarito di più l'insegnamento dato dal libro
    Concludo col dire che La Fattoria degli Animali è un bellissimo libro, capace di dare emozioni e insegnamenti di grande spessore, molto superiore alle serie più blasonate.

  2. #42
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    ma in parole molto povere, potreste dirmi per cortesia cosa ci espone il libro?

  3. #43
    L'Anto del foro :D L'avatar di Anto98
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    ma in parole molto povere, potreste dirmi per cortesia cosa ci espone il libro?
    I principi del comunismo riproposti in Animal Farm, la stessa cosa più l'insegnamento che ogni utopia è destinata a fallire in 1984.

  4. #44
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    lo voglio "_"

  5. #45
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    I principi del comunismo riproposti in Animal Farm, la stessa cosa più l'insegnamento che ogni utopia è destinata a fallire in 1984.
    Non fare confusione tra un giudizio critico e un romanzo. Orwell non traccia una morale, non giudica, non muove critica. Il suo mestiere è quello di raccontarci una storia e lo fa alla perfezione.
    1984 non è il libro di un disincantato, è l'incubo di un sognatore che riesce a vedere il fondo di un precipizio e ce lo descrive. Stesso dicasi per i principi del comunismo: 1984 non tratta di questo, Orwell prende spunto dalle varie teorie totalitariste dell'epoca e costruisce la sua terribile dittatura.
    Leggiti la mia recensione ad inizio post.
    A torme, di terra passarono in terra,
    Cantando giulive canzoni di guerra,
    Ma i dolci castelli pensando nel cor;
    Per valli petrose, per balzi dirotti,
    Vegliaron nell’arme le gelide notti,
    Membrando i fidati colloqui d’amor.

  6. #46
    L'Anto del foro :D L'avatar di Anto98
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    Citazione Originariamente Scritto da Naoto Visualizza Messaggio
    Non fare confusione tra un giudizio critico e un romanzo. Orwell non traccia una morale, non giudica, non muove critica. Il suo mestiere è quello di raccontarci una storia e lo fa alla perfezione.
    1984 non è il libro di un disincantato, è l'incubo di un sognatore che riesce a vedere il fondo di un precipizio e ce lo descrive. Stesso dicasi per i principi del comunismo: 1984 non tratta di questo, Orwell prende spunto dalle varie teorie totalitariste dell'epoca e costruisce la sua terribile dittatura.
    Leggiti la mia recensione ad inizio post.
    Grazie, con questo parere mi hai chiarito che cos'è veramente
    Ho letto il primo capitolo e mi sono immerso, veramente bello, e il governo è davvero identico a un regime totalitario.

  7. #47
    Senior Member L'avatar di Andrew Clemence
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    Citazione Originariamente Scritto da Naoto Visualizza Messaggio
    Non fare confusione tra un giudizio critico e un romanzo. Orwell non traccia una morale, non giudica, non muove critica. Il suo mestiere è quello di raccontarci una storia e lo fa alla perfezione.
    1984 non è il libro di un disincantato, è l'incubo di un sognatore che riesce a vedere il fondo di un precipizio e ce lo descrive. Stesso dicasi per i principi del comunismo: 1984 non tratta di questo, Orwell prende spunto dalle varie teorie totalitariste dell'epoca e costruisce la sua terribile dittatura.
    Leggiti la mia recensione ad inizio post.
    è anche vero però che Orwell era ferocemente anti-comunista. In più occasioni ha detto che il comunismo è solo mettere al comando bestie feroci al posto di persone che invece comandano in maniera sapiente dalla notte dei tempi...

  8. #48
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    Citazione Originariamente Scritto da Andrew Clemence Visualizza Messaggio
    è anche vero però che Orwell era ferocemente anti-comunista. In più occasioni ha detto che il comunismo è solo mettere al comando bestie feroci al posto di persone che invece comandano in maniera sapiente dalla notte dei tempi...
    Anti-sovietico.
    In realtà era un socialista (non craxiano hehehe), convinto oppositore di qualsiasi totalitarismo.
    Sembra poco oggi, dato che più o meno tutti hanno rinnegato l'esperienza stalinista, ma per quei tempi non era cosa comune opporsi e criticare lo Stato che pareva aver realizzato il socialismo. Era difficile soprattutto se quella critica non proveniva da un liberale, bensì da un socialista. Dopotutto Orwell partecipò alla guerra in Spagna dalla parte dei marxisti e potè vedere con mano quale era il vero nemico del POUM: non tanto i fascisti di Franco e Mussolini, quanto le truppe mandate da Stalin.
    Nella "fattoria" muove le critiche più feroci allo stalinismo, delineandolo e presentandolo nelle sue atroci contraddizioni e crudeltà e rendendo tutto l'apparato totalitario, capo incluso, una tragica macchietta.
    In 1984 invece, il bersaglio sembra più il totalitarismo in quanto tale. Ci sono degli elementi che richiamano immediatamente all'esperienza stalinista: il volto del Grande Fratello (molto più simile a Stalin che a Hitler), il costante richiamo a dei principi ideologici (i principi del socing). Altri elementi ci evocano la Germania nazista: le grandi adunate, lo sfogo dell'odio collettivo, un soffocante sistema di controllo della popolazione. Altri ancora sono pazzescamente preveggenti: si prendano i vari ministeri, i quali si occupano del compito esattamente opposto al significato del proprio nome (Verità produce menzogna, Amore fa la guerra, ecc.); si prendano poi alcuni esempi dei giorni nostri: non si possono notare alcune somiglianze.
    In definitiva reputo Orwell un socialista decisamente poco inquadrabile in un partito e\o movimento, un intellettuale di sinistra capace di criticare la propria parte partendo da posizioni originali e pertanto non da tutti apprezzato e non da tutti compreso. Aveva capito che per realizzare un ideale, non bisognava adorare uno stendardo o uno Stato. Molti credettero che la URSS fosse la soluzione, lui capì che era il problema.
    "La guerra civile spagnola e altri avvenimenti del 36-37 fecero pendere la bilancia e allora capii ciò che dovevo fare. Ogni riga della mia prima opera, che scrissi a partire dal 1936, fu scritta contro il totalitarismo e per il socialismo democratico come io lo intendo" Perchè Scrivo
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  9. #49
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    Anti-sovietico.
    In realtà era un socialista (non craxiano hehehe), convinto oppositore di qualsiasi totalitarismo.
    Sembra poco oggi, dato che più o meno tutti hanno rinnegato l'esperienza stalinista, ma per quei tempi non era cosa comune opporsi e criticare lo Stato che pareva aver realizzato il socialismo. Era difficile soprattutto se quella critica non proveniva da un liberale, bensì da un socialista. Dopotutto Orwell partecipò alla guerra in Spagna dalla parte dei marxisti e potè vedere con mano quale era il vero nemico del POUM: non tanto i fascisti di Franco e Mussolini, quanto le truppe mandate da Stalin.
    Nella "fattoria" muove le critiche più feroci allo stalinismo, delineandolo e presentandolo nelle sue atroci contraddizioni e crudeltà e rendendo tutto l'apparato totalitario, capo incluso, una tragica macchietta.
    In 1984 invece, il bersaglio sembra più il totalitarismo in quanto tale. Ci sono degli elementi che richiamano immediatamente all'esperienza stalinista: il volto del Grande Fratello (molto più simile a Stalin che a Hitler), il costante richiamo a dei principi ideologici (i principi del socing). Altri elementi ci evocano la Germania nazista: le grandi adunate, lo sfogo dell'odio collettivo, un soffocante sistema di controllo della popolazione. Altri ancora sono pazzescamente preveggenti: si prendano i vari ministeri, i quali si occupano del compito esattamente opposto al significato del proprio nome (Verità produce menzogna, Amore fa la guerra, ecc.); si prendano poi alcuni esempi dei giorni nostri: non si possono notare alcune somiglianze.
    In definitiva reputo Orwell un socialista decisamente poco inquadrabile in un partito e\o movimento, un intellettuale di sinistra capace di criticare la propria parte partendo da posizioni originali e pertanto non da tutti apprezzato e non da tutti compreso. Aveva capito che per realizzare un ideale, non bisognava adorare uno stendardo o uno Stato. Molti credettero che la URSS fosse la soluzione, lui capì che era il problema.
    "La guerra civile spagnola e altri avvenimenti del 36-37 fecero pendere la bilancia e allora capii ciò che dovevo fare. Ogni riga della mia prima opera, che scrissi a partire dal 1936, fu scritta contro il totalitarismo e per il socialismo democratico come io lo intendo" Perchè Scrivo
    Secondo me Orwell è arrivato alla sua idea di regime ideale dopo aver toccato con mano un totalitarismo, durante il suo periodo di permanenza in Catalogna.

  10. #50
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    Anti-sovietico.
    In realtà era un socialista (non craxiano hehehe), convinto oppositore di qualsiasi totalitarismo.
    Sembra poco oggi, dato che più o meno tutti hanno rinnegato l'esperienza stalinista, ma per quei tempi non era cosa comune opporsi e criticare lo Stato che pareva aver realizzato il socialismo. Era difficile soprattutto se quella critica non proveniva da un liberale, bensì da un socialista. Dopotutto Orwell partecipò alla guerra in Spagna dalla parte dei marxisti e potè vedere con mano quale era il vero nemico del POUM: non tanto i fascisti di Franco e Mussolini, quanto le truppe mandate da Stalin.
    Nella "fattoria" muove le critiche più feroci allo stalinismo, delineandolo e presentandolo nelle sue atroci contraddizioni e crudeltà e rendendo tutto l'apparato totalitario, capo incluso, una tragica macchietta.
    In 1984 invece, il bersaglio sembra più il totalitarismo in quanto tale. Ci sono degli elementi che richiamano immediatamente all'esperienza stalinista: il volto del Grande Fratello (molto più simile a Stalin che a Hitler), il costante richiamo a dei principi ideologici (i principi del socing). Altri elementi ci evocano la Germania nazista: le grandi adunate, lo sfogo dell'odio collettivo, un soffocante sistema di controllo della popolazione. Altri ancora sono pazzescamente preveggenti: si prendano i vari ministeri, i quali si occupano del compito esattamente opposto al significato del proprio nome (Verità produce menzogna, Amore fa la guerra, ecc.); si prendano poi alcuni esempi dei giorni nostri: non si possono notare alcune somiglianze.
    In definitiva reputo Orwell un socialista decisamente poco inquadrabile in un partito e\o movimento, un intellettuale di sinistra capace di criticare la propria parte partendo da posizioni originali e pertanto non da tutti apprezzato e non da tutti compreso. Aveva capito che per realizzare un ideale, non bisognava adorare uno stendardo o uno Stato. Molti credettero che la URSS fosse la soluzione, lui capì che era il problema.
    "La guerra civile spagnola e altri avvenimenti del 36-37 fecero pendere la bilancia e allora capii ciò che dovevo fare. Ogni riga della mia prima opera, che scrissi a partire dal 1936, fu scritta contro il totalitarismo e per il socialismo democratico come io lo intendo" Perchè Scrivo
    si anti-sovietico!. A quei tempi quello era. Beh socialista molto moderato "all'inglese insomma". Anche se mi pare un pò eccessivo definirlo ad esempio marxista. In fondo anche mio bisnonno ha combattuto con i tedeschi in africa, ma non è che fosse nazista.. Secondo me è un sostenitore della libertà in primo luogo, e soprattutto a parer mio detestava un pò come me, le rivoluzioni. La rivoluzione la vedeva un pò non come l'affermarsi di un nuovo ideale, ma come invece un'occasione per i più forti di prendere tutto il piatto, con conseguente ritorno al passato, e cammino per la libertà che doveva riprendere dall' inizio, e quindi un peggiorare non un migliorare della situazione. Era invece per uno sviluppo sociale lento e consapevole, privo di "scossoni". Tuttavia credo che la sua opera sia molto mirata a farci capire 3 cose:
    1) L'importanza basilare di una corretta informazione, con conseguente libertà di conoscenza.
    2) Il facile populismo e il pericolo di lasciare le masse a briglia sciolta, agitate da sobillatori.
    3) come dicevi tu, i pericoli dei regimi totalitari, soprattutto quelli mascherati da "Governo del popolo" proprio come i sovietici.

    Per quanto riguarda il suo pensiero, credo che sia molto da ricercare nell' anglosassone tipico di quel periodo, ossia molto orientato verso la comunità (e quindi in un certo senso se vogliamo socialista, in un senso economico eh!), e al contempo però sostenitore di uno sviluppo armonico, attento alla qualità della vita e soprattutto agreste. Non so perchè ma i suoi esempi di fattorie, il fatto che i suoi personaggi bramino sempre la campagna, mi fa venire in mente che quello che auspicava lui, fossero verdi prati ben tenuti all'inglese
    Ultima modifica di Andrew Clemence; 19-01-2010 alle 23:06

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