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  1. #351
    Demente precario L'avatar di Final Goku II
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    EPISODIO 13: SALVIAMO GOHAN!

    Probabilmente era dai tempi in cui Bulma aveva ospitato in casa propria tutti gli abitanti del pianeta Namek che il salotto dell’abitazione dei Brief non era così affollato. Al centro della stanza, adagiato su un lenzuolo, vi era un sofferente Gohan, al capezzale del quale vi era Dende. Il namekiano, dio della Terra, stava esaminando il corpo del proprio amico di vecchia data per decidere su quale parte del corpo fosse opportuno intervenire per curare il figlio di Goku. Sul divano stavano seduti Bulma e i propri genitori, mentre Vegeta se ne stava in disparte nei pressi della finestra con le braccia conserte e la schiena appoggiata al muro, sembrando quasi estraniarsi dalla situazione, ma in realtà vigile e attendo ad ogni parola che veniva pronunciata in tal contesto. Seduti al tavolo solitamente adibito al pranzo stavano Tenshinhan, Yamcha e Piccolo, il quale si era sottoposto ad una dolorosa operazione di bruciamento delle proprie cellule infettate dalle lame di Slyfer, declinando l’offerta d’aiuto da parte di Dende ed esortando il proprio erede a concentrarsi su chi avesse maggiormente bisogno di aiuto, ovvero Gohan. Una volta bruciate le parti del corpo avvelenate era bastato utilizzare la rigenerazione per ritornare in piena forma. Tutti i presenti erano, tranne un Dende troppo preso dalla propria attività curativa e un Gohan non cosciente, ascoltavano quanto C-17 aveva loro da dire in merito a colui che era il sospettato numero uno di essere il responsabile degli spiacevoli avvenimenti delle ultime ore. “Dunque quel Ghiller sarebbe un alleato del Dottor Gero? Non lo avrei mai detto! Pareva una persona così a modo!” commentò il Dottor Brief con una punta di rammarico una volta che il cyborg ebbe detto tutto quello che sapeva, anche se il solito distacco con cui era solito approcciare ogni genere di situazione non gli dava certo l’aspetto di qualcuno di particolarmente sconvolto da tale rivelazione. “Come se non bastasse era un così bel ragazzo!” aggiunse la signora Brief, la quale era oramai risaputo come andasse sempre a parare su tale aspetto in merito ad ogni persona di sesso maschile di cui si parlava in sua presenza. “Dannato albino! L’ho sempre detestato, ma di certo non mi aspettavo che potesse arrivare a tanto!” disse Bulma con espressione rabbiosa. “Da come ne parli sembra che anche tu conosca personalmente Ghiller!” constatò C-17 rivolgendosi alla donna dai capelli azzurri. La moglie di Vegeta annuì quindi disse “Si, l’ho incontrato soltanto una volta in vita mia, ma è un genere di incontro che non si dimentica, specialmente per una come me!”.
    Il racconto di Bulma ci porta indietro di molti anni, quando la prima amica di Goku era ancora una bambina, cinque anni prima che ella scoprisse l’esistenza delle sfere del drago, dando così inizio alla grande avventura che tutti conosciamo.
    La piccola Bulma quel giorno aveva accompagnato come suo solito il padre ad un convegno di scienziati. La sua spiccata intelligenza non mancava di sorprendere e divertire gli altri scienziati, esterrefatti di come quella bambina fosse capace, nonostante alcune comprensibili lacune dal punto di vista della conoscenza, potesse parlare di argomenti complessi alla pari con dei luminari della scienza come quelli che partecipavano al convegno. Un intelletto fuori dal comune, tuttavia, non cambiava il fatto che Bulma fosse pur sempre una bambina, e la vista di un proprio coetaneo in mezzo a tutta quella gente rappresentasse per lei un’attrattiva irresistibile. Appoggiato al muro, isolato da tutti e per nulla intenzionato, apparentemente a scambiare parola con alcuno, vi era un bambino dai capelli lunghi di un inconsueto colore bianco e dagli occhi rossi, che inforcava un paio di occhiali che gli conferivano un aspetto da persona sveglia e probabilmente piuttosto istruita. La piccola Bulma gli si avvicinò e lo salutò amichevolmente “Ciao! Io mi chiamo Bulma! Tu chi sei?”. Il bambino non rispose subito, e dalla sua reazione parve quasi che provasse un senso di fastidio per quelle attenzioni non desiderate da parte di quella ragazzina, e la riposta parve essere frutto unicamente della volontà di porre fine a quella conversazione quanto prima. “Ghiller” disse sbrigativamente il bimbo albino. Per nulla scoraggiata dalla poca socievolezza dimostrata da Ghiller, Bulma formulò un’altra domanda “Ti piace la scienza?”. Per quanto la reazione di Ghiller non potesse tradursi esattamente in un illuminarsi del proprio volto, la celerità con cui egli rispose dimostrò come ritenesse tale domanda decisamente più stimolante della precedente. “Certo” annuì il bambino con tono neutro. Bulma sorrise, compiaciuta di aver attirato l’attenzione di quel bimbo dall’aria tanto chiusa e associale, quindi disse “Lo sai? Ho creato un alimentatore di energia a neutroni in base alla teoria Viridiana delle energie subriflesse degli specchi Kau!”. Ghiller per alcuni istanti restò a guardarla senza proferire parola, con espressione dubbiosa, poi scoppiò a ridere. “Hahaha!!! Brava stupida! Sei riuscita a fare tre errori in una sola frase! Innanzitutto l’utilizzo dei neutroni è frutto della teoria Vedalkiana, le energie sono subcatarifrangenti e non subriflesse e sono le lenti Kau! Non gli specchi! Somara!” disse il bimbo dagli occhi rossi. Bulma rimase come pietrificata. Si sentì crollare il mondo addosso e avrebbe voluto solo scomparire per l’imbarazzo. Nessuno l’aveva ne mai l’avrebbe umiliata fino a quel punto su quello che era sempre stato il suo punto di forza, ovvero l’intelligenza. Dagli occhi della piccola cominciarono a sgorgare lacrime di profonda vergogna, mentre sul volto di Ghiller si materializzò un beffardo e tronfio sorriso, compiaciuto del proprio piccolo trionfo e della profonda umiliazione inflitta a quella bambina che aveva avuto l’unica colpa di aver voluto cercare di socializzare con lui. Successivamente l’unica altra cosa che Bulma riuscì a ricordare di come un uomo vestito di nero si fosse fatto strada in maniera brusca tra gli altri scienziati inveendo con indignazione “Un pazzo! Un pazzo osano definirmi! Stupidi inetti incapaci di andare oltre i loro preconcetti! Non sono neppure capaci di riconoscere un vero genio quando ne incontrano uno! Ghiller! Andiamo via!” disse egli, per poi andarsene, seguito dal bambino che, prima di sparire tra la gente disse con tono strafottente, rivolgendosi alla piccola Bulma “Mi raccomando, studia! Che ne hai bisogno!”.

  2. #352
    Demente precario L'avatar di Final Goku II
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    “Da allora lo odio!” concluse Bulma, asserzione che non stupì alcuno dei presenti, in quanto tutti coloro che la conoscevano erano coscienti di quanto Bulma fosse sempre andata fiera delle sue capacità intellettiva e di come lo smacco inflittole, seppur in tenerà età, da Ghiller, potesse rappresentare per lei una ferita ancora aperta. “Capisco… l’uomo che accompagnava Ghiller peraltro era senza dubbio il Dottor Gero” commentò C-17. In quel momento suonarono il campanello. “Vado io!” affermò Bulma per poi andare ad aprire. Le parole pronunciate da Bulma nel riconoscere chi fosse arrivato fecero voltare tutti i presenti in direzione dell’ingresso, e tali parole furono “Ehm… ciao Chichi…”. Tutti furono messi profondamente a disagio dal sopraggiungere della moglie di Goku, in quanto sapevano che con tutta probabilità avrebbero assistito ad una scenata in piena regola. C-17 in realtà non aveva questa consapevolezza, ma non era difficile intuire che reazione avrebbe potuto avere dal momento che era la madre di Gohan. “E’ già sorprendente che non abbia sfondato la porta…” pensò tra se e se Yamcha. Il terrestre era profondamente a disagio, ma colui che, malgrado il suo atteggiamento imperscrutabile non lo desse a vedere, era maggiormente mortificato era Piccolo. Dopotutto Chichi glielo aveva affidato. Con che coraggio poteva ripresentarsi a lei con un Gohan in fin di vita. “Ascolta, Chichi…” fece il namekiano. “Da te non voglio sentire nemmeno una parola…” lo interruppe la moglie di Goku, che non degnò nemmeno di uno sguardo il namekiano. “E’ veramente furibonda…” pensò tra se e se Bulma con espressione quasi spaventata. Piccolo dal canto suo non disse una parola; come si poteva darle torto se era furiosa con lui? Chichi raggiunse Gohan, inginocchiandosi al fianco di Dende il quale disse. “Chichi… so che quanto sto per dirti ti arrecherà un dolore enorme, ma non posso tenertelo nascosto! Io purtroppo non posso curare Gohan! Posso prolungargli la vita curando il suo corpo man mano che questo viene debilitato dal veleno, ma non posso rimuovere il veleno medesimo! Purtroppo serve un antidoto! Ma non ho la minima idea di come fare per crearlo! Purtroppo su Namek non esiste alcuna forma di vita velenosa, dunque non sono preparato a questo genere di evenienza!” disse il piccolo Namekiano. Chichi non diede risposta al piccolo namekiano, fissando Gohan. Tutti si aspettavano che la donna scoppiasse in lacrime e si disperasse, in realtà la sua reazione colse tutti di sorpresa. “Devi lottare Gohan! Sono consapevole di come io e tuo padre ti abbiamo sempre viziato, ma adesso è il momento di dimostrare che hai gli attributi! So che ne sei capace!” disse la donna con tono fermo e deciso. “Pensavo avrebbe reagito peggio…” commentò Bulma. “Non capisci niente!” fu il commento di Vegeta, che fino a quel momento era rimasto in silenzio ad ascoltare. “Se adesso Chichi si mette a piangere Gohan si lascerà andare, sopraffatto dal dolore che sta arrecando alla madre, perdendo ogni speranza! Purtroppo Gohan ha un carattere debole! Se attorno a lui percepisce rassegnazione si lascia andare, e ha bisogno di un incoraggiamento continuo! Per questo Chichi parla così! Ma sono sicuro che dentro di lei prova un dolore che nessuna tortura è capace di eguagliare! Devo dire che Kakaroth si è scelto veramente una donna in gamba” disse il principe dei saiyan. Bulma rimase a bocca aperta. Non era da Vegeta lasciarsi andare a quel genere di apprezzamenti, tuttavia ella si rese conto di come egli avesse pienamente ragione. La donna dai capelli blu sorrise e si avvicinò a Chichi posandole la mano sulla spalla, in uno dei rari momenti di empatia tra due donne che avevano quasi sempre e solo litigato tra loro, ma del resto da quando anche Bulma aveva compreso cosa volesse dire essere madre, da quel punto di vista le due sarebbero sempre state in sintonia. “Non preoccuparti Chichi! Salverò io tuo figlio!” disse la donna. Chichi si voltò in direzione della moglie di Vegeta, la quale non avrebbe mai scordato quegli occhi lucidi, che a stento trattenevano le lacrime per il lancinante dolore interiore che provava. “E come?” chiese con un filo di voce la donna dai capelli neri. “Perché io conosco la medicina!” asserì Bulma. “Che cosa? E da quando in qua?” chiese Yamcha alzandosi in piedi, mentre Chichi si limitò ad assumere un’espressione sorpresa. “Quando quattro anni fa ho realizzato che avremmo potuto rischiare di perdere Goku per colpa di quella maledetta malattia mi sono resa conto di quanto sia importante che tra noi vi sia qualcuno che conosca la medicina! Pertanto ho deciso di studiarla!” spiegò la donna. “Hai imparato la medicina in 4 anni da sola???” chiese esterrefatto Yamcha. “Hehehe! Non lo hai ancora capito che sono un genio?” rispose Bulma. “Ora capisco perché lei e Ghiller si odiano… in questo sono uguali!” pensò tra se e se C-17, divertito. “Stai tranquilla Chichi! Se esiste un antidoto per salvare Gohan lo troverò!” asserì la moglie di Vegeta. “Grazie!” mormorò Chichi per poi alzarsi di scatto e abbracciare la donna dai capelli blu. “Ah… senti! Fuori in macchina c’è mio padre! Ho lasciato Goten a lui perché lo portasse al castello! Lì dovrebbe essere più al sicuro rispetto a quanto sarebbe qui con noi! Se vuoi puoi fare andare anche Trunks!” propose Chichi. Bulma accettò di buon grado “Ti ringrazio! Accetto volentieri! Può andare anche mia mamma? Magari Trunks in mezzo a sola gente che non conosce potrebbe sentirsi spaesato, inoltre mia madre qui non è di grande utilità!” disse Bulma. “Certamente!” annuì Chichi. La moglie di Goku a quel punto si voltò verso Piccolo e disse “Non vorrei che prima mi avessi frainteso!”. “Cioè?” chiese il namekiano. “Quando ti ho detto che non volevo sentire parole da te è stato perché penso di sapere quanto tu vuoi bene a Gohan, e che hai certamente fatto tutto quello che era in tuo potere per difenderlo! Anzi, devo ringraziarti se è ancora vivo! Pertanto da te non voglio sentire alcuna giustificazione, va bene?” disse la donna dai capelli neri con un sorriso. Piccolo arrossì, in quanto non era abituato a riscuotere gratitudine da parte di qualcuno che, come Chichi, aveva sempre avuto una pessima opinione di lui, e con la quale era sempre stato in aperto conflitto. “Figurati…” mormorò il namekiano. In quel momento suonarono il telefono. “Rispondo io!” disse Yamcha, il quale oramai era di casa alla capsule corporation in quanto vi aveva trascorso molto tempo quando era fidanzato di Bulma. “Pronto?” chiese l’uomo con la cicatrice. “Pronto Yamcha! Sono io!” disse la voce aldilà del telefono. “Maestro Muten! Che succede?” chiese Yamcha. “Crilin è li con voi?” chiese il vecchio eremita delle tartarughe. “No, non l’ho visto!” rispose l’allievo. “Benedetto ragazzo… chissà dove sarà finito! Comunque accendete subito la televisione!” disse Muten. “Ok!” disse Yamcha per poi chiedere a Bulma di fare quanto richiesto dal vecchio maestro. Non appena la televisione fu accesa i telegiornali diedero una notizia che lasciò tutti di stucco. “E’ spaventoso! La città del Sud è stata totalmente distrutta da un saiyan! Siamo stati nuovamente invasi!” disse la voce del giornalista. “Che cosa?” sussultò Vegeta abbandonando la propria posizione per avvicinarsi alla televisione. “Non è possibile! Dunque ci sono degli altri saiyan superstiti?” si chiese Vegeta, esterrefatto. “Ci mancava solo questa…” fu il commento di Piccolo, il quale ringhiò per il disappunto.

  3. #353
    Senior Member L'avatar di AlphaOmega
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    O_O_O

    Ne succedono di cotte e di crude! Chichi che parla cosi, Vegta che fa complimente, Bulma conosce Ghiller (be questa la si poteva immaginare)

    Un episodio sconvolgente!

    E adesso chi sarà questo "saiyan"? Hm...

  4. #354
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    Quante sorprese in questo capitolo! Non mi aspettavo che Dende non sapesse neutralizzare il veleno... Chichi invece è stata semplicemente grandiosa, non solo non ha urlato contro il povero Piccolo, ma non è neppure scoppiata a piangere come suo solito...anzi ha pronunciato delle parole di vero coraggio a Gohan, il quale ne ha parecchio bisogno . Mi è piaciuto l'apprezzamento di Vegeta sul comportamento della moglie di Goku, e Bulma è stata grande a studiare in 4 anni la medicina...è davvero un genio !
    Capisco il suo odio per Ghiller...anche se solitamente i tipi affini vanno d'accordo! Però anche Ghiller, poteva farle notare i suoi errori senza umiliarla... Beh, la notizia del telegiornale ha sconvolto anche me!!
    Ci sarà davvero un altro temibile saiyan? Sono curiosa di scoprirlo!
    "L'uomo non vivrà in questo modo in quanto uomo, ma in quanto in lui c'è qualcosa di divino" Aristotele Mia FF: "Al di là delle apparenze". 59° Cap!

  5. #355
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    che capitolo ragazzi. vegeta mi ha stupito come mi ha stupito chichi, per non parlare di bulma che riesci sempre a valorizzare in tutti i modi grazie alla sua intelligenza.
    comunque questi saiyan non mi ispirano molto, che siano androidi costruiti da ghilly e spacciati per saiyan?
    Spoiler:
    o forse sono saiyan tramutati in Cyborg?
    "Dici che chi è più debole dovrebbe lasciare che il più forte si prenda la sua vita? E allora... non dire un'altra parola e muori in silenzio!" Dragon Ball Adventure Ep. 90

  6. #356
    Ryu-Ken Max Power L'avatar di wmilanpcm ssj4
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    mi ha scombussolato la mente...

  7. #357
    XD power L'avatar di XD forever
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    Troppo belli gli ultimi episodi...peccato che ho un bel mal di testa!XD

  8. #358
    Demente precario L'avatar di Final Goku II
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    EPISODIO 14: IL PATTO

    L’ansia e la preoccupazione che pervadevano l’animo di C-18 avevano suscitato nell’animo della bionda un desiderio paradossale. Ghiller sarebbe stata in qualsiasi altra circostanza l’ultima persona che avrebbe desiderato vedere, tuttavia anche il trovarsi di fronte a quell’uomo abbietto e malvagio sarebbe stato preferibile al protrarsi di quell’attesa snervante. Bloccata sul letto dalla disattivazione dei propri circuiti motori, la sorella di C-17 sperava di vedere il suo amato Crilin varcare la soglia di quella stanza e portarla in salvo, ma conoscendo l’astuzia di Ghiller, la cyborg non si sentiva di escludere che sarebbe potuto essere l’albino a tornare, e a proclamarsi tacitamente vittorioso in quella contesa della quale Crilin era del tutto inconsapevole. La bionda sentì come un nodo formarsi nella propria gola nel constatare come le sue infauste previsioni avessero trovato riscontro nella realtà, e come il cigolare della porta della stanza fosse stato annuncio dell’apparizione dell’uomo dagli occhi rossi. Nell’istante stesso in cui Ghiller ebbe riattivato i circuiti vocali della donna, permettendole di parlare, questa urlò perentoria “Dov’è Crilin? Che ne è stato?”. Per nulla turbato dall’aggressività della donna, ma forse un tantino deluso da cotanta verve, che risuonava come chiaro indice di quanto la bionda amata dall’albino tenesse a colui che quest’ultimo considerava una nullità indegna di tanta considerazione, Ghiller sospirò e disse. “Quando un genio incontra un idiota è intrinseco nella natura stessa delle cose che sia il secondo a soccombere! Tutta la sua forza è stata nulla innanzi alle mie conoscenze scientifiche e alle mie facoltà intellettive! Ciò che invece non è affatto naturale è che un essere superiore quale tu sei debba…” rispose Ghiller, divertendosi come suo solito a tenere sulle spine la propria interlocutrice con una risposta prolissa e presa “alla larga”. C-18 però non era più disposta ad accettare quel gioco, questo perché era in ballo vi era la condizione di qualcuno a cui lei sentiva di tenere profondamente nel proprio cuore, e ciò rendeva ancora più determinato e risoluto il suo già di per se forte carattere. “Non mi interessa ascoltare i tuoi vaneggiamenti sulla superiorità mia, tua o di chicchessia! Ti ho fatto una domanda! E voglio una risposta concisa! Adesso!” ringhiò C-18. “Hahaha! Sei proprio divertente! Rivolgerti a me con tono d’imperio e un atteggiamento tanto arrogante pur trovandoti completamente alla mia mercé! Ma del resto è anche per questo tuo essere indomabile che mi piaci tanto! Comunque sia, se le mie parole ti risultano tanto fastidiose, lascerò che siano le immagini a parlare per mio conto!” disse l’albino per poi tirare fuori un telecomando dalla tasca e far comparire dal soffitto della stanza un monitor. Non appena C-18 poté vedere l’immagine apparire sullo schermo, ella si sentì gelare il sangue, e l’orrore e la disperazione pervadere totalmente il suo animo. “Nooooo!!!” urlò la cyborg nel vedere il corpo esanime di Crilin, completamente privato di ogni forza dal veleno iniettatogli da Ghiller, ciondolare con delle corde d’acciaio che legavano le proprie mani al soffitto. Le sue membra erano state straziate da innumerevoli sevizie e torture che l’albino gli aveva inflitto per pura e semplice crudeltà. “Mostro!!! Perché??? Perché gli hai fatto questo??? Me la pagherai!!!! Hai capito maledetto bastardo??? Me la pagherai!!!” urlò disperata e al contempo in un incontrollato stato di collera la cyborg. Se fosse stata ancora in grado di muoversi con tutta probabilità sarebbe saltata addosso a Ghiller e lo avrebbe fatto a pezzi con le sue stesse mani. “Per dimostrarti quanto è debole l’uomo a cui hai follemente deciso di affidare la tua vita!” rispose Ghiller con tono perentorio. C-18 non rispose, ringhiando aggressiva e con ancora le lacrime a fuoriuscire dai suoi grandi occhi azzurri. Il tono di Ghiller la disorientava. Benché la cosa non lenisse minimamente il rancore e il desiderio di vendetta nell’animo della cyborg, questa non aveva potuto non notare come l’albino si stesse rivolgendo a lei con tono di premura quasi paterna, come fosse realmente convinto di voler far comprendere con tutto il suo cuore qualcosa alla donna dai capelli biondi. Quello di Ghiller non era desiderio di deridere la cyborg o il suo rapporto con Crilin. L’albino era veramente convinto di dover correggere un errore che la bionda stava commettendo, ed era viva in lui la condizione di stare agendo per il meglio, e che quanto stesse facendo fosse del tutto legittimo. “Ti ha forse saputo difendere contro Cell? No… direi proprio di no! E’ riuscito a portarti in salvo da me? Se così vogliamo definire la questione? Nemmeno… è finito in trappola come un topo! Una donna come te non può sprecare la propria esistenza con una simile nullità! Hai sofferto troppo in vita tua, anche per mia colpa, perché tu non possa meritare di trascorrere il resto della tua esistenza con un uomo che ti sappia difendere da qualsiasi cosa! E proprio la coscienza di averti fatto del male in passato mi porta a non accettare un no come risposta! Io te lo devo, mia cara C-18! Il risarcimento per una vita di sofferenza sarà l’eternità della tua esistenza al mio fianco! Come regina dell’universo intero! Al mio fianco! Al fianco di colui che con il suo esercito di combattenti artificiali diverrà il nuovo imperatore dell’universo intero!” disse Ghiller. “Folle!!! Sei completamente folle se pensi che accetterò di stare al tuo fianco! Specialmente adesso che, attraverso ciò che hai fatto a Crilin, hai confermato una volta di più che razza di mostro tu sia!” ribatté C-18. “Speravo in un minimo di comprensione in più da parte tua… non è forse un segno d’amore che un uomo nutra il desiderio di annientare completamente ciò che per la propria donna rappresenta o ha rischiato di rappresentare una minaccia?” chiese Ghiller, nel tono del quale la bionda avrebbe giurato realmente di cogliere un velo di dispiacere sincero. “Si, ma non se questa minaccia rappresenta qualcuno a cui la donna che tu sostieni di amare tieni tanto! Hai dimostrato la tua superiorità! Non c’era alcun bisogno di infierire in questo modo!” esclamò la sorella di C-17. “Ci tieni veramente molto a lui… e suppongo che se lo uccidessi adesso non riusciresti mai più a riprenderti! Malgrado questo non posso di certo lasciarlo andare! Gli devo riconoscere il pregio della tenacia! Non ci lascerebbe mai in pace e continuerebbe a mettermi i bastoni tra le ruote! Si impone un compromesso a quanto pare!” asserì l’albino dagli occhi scarlatti. “Che genere di compromesso?” chiese C-18. “Ti faccio una proposta… io lascerò in vita il piccolo ipocrita! Lo farò curare e darò disposizioni affinché venga nutrito ogni giorno! Però non potrà mai lasciare quella cella!” disse Ghiller. “Un’eterna prigionia insomma…” disse C-18, non particolarmente convinta della cosa. “Mettiti nei miei panni! Non posso concedergli di più! Ormai sa troppe cose sul mio conto!” ribatté lo scienziato. “In effetti non posso chiedertelo… comunque sia non mi hai ancora detto cosa vuoi in cambio!” disse la bionda.
    Ultima modifica di Final Goku II; 12-04-2010 alle 15:45

  9. #359
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    “Non è sin troppo chiaro?” chiese Ghiller con un sorriso. “Alleati con me! Aiutami a portare a termine il mio piano! E poi regna con me! Dopotutto le uniche persone a cui realmente tieni sono Crilin e tuo fratello! Partendo dal presupposto che essi verranno risparmiati non credo tu abbia particolari remore ad annientare chiunque altro si metterà sulla nostra strada!” disse l’uomo. “Prometti che a Crilin non verrà più fatto alcun male?” chiese la cyborg. “Hai la mia parola… vedrai, con il tempo imparerai ad apprezzarmi, e poi ad amarmi! Comunque sia il mio livello di fiducia nei tuoi confronti non è certo tale da spingermi a non prendere alcuna precauzione! Dopotutto la nostra alleanza è frutto di un patto e non di un reale sentimento! Quindi permettimi di essere diffidente!” disse Ghiller. Se non fosse stato per l’involontaria soffiata di Mirai Trunks Ghiller sarebbe infatti stato tradito da Gero… e questa consapevolezza lo aveva reso ancora più scaltro e meno propenso a fidarsi fegli altri. “Di che precauzione stai parlando?” fece C-18. “Ho impiantato un potente congegno esplosivo all’interno del corpo di Crilin! E il detonatore è ubicato all’altezza del mio cuore!” rivelò l’albino. “In altre parole… se tu dovessi morire e il tuo cuore smettere di battere questo sancirebbe istantaneamente anche la fine per Crilin…” comprese la cyborg. “Esatto! E quello è solo il detonatore automatico… posso comunque attivare l’esplosivo manualmente in qualsiasi momento… sai, casomai ti venisse voglia di farmi del male o di giocarmi qualche brutto tiro!” disse Ghiller. C-18 si rese conto di come l’albino avesse pensato a tutto, e di come sostanzialmente la cyborg non avesse alternative se non quella di sottostare all’accordo propostole dall’albino. “Ok… ti aiuterò! Accetto di sottostare ai tuoi comandi…” disse la cyborg. Ghiller sorrise compiaciuto, mentre i suoi occhi vennero attraversati da un lampo di luce perversa. “Non sai quanto la cosa mi rende felice, mia cara” disse l’albino per poi sbottonarsi i pantaloni. C-18 rimase come pietrificata. Non si era ancora resa conto di quanto la possibilità da parte di Ghiller di uccidere il suo Crilin in qualsiasi momento ponesse l’albino in una posizione di potere totale nei suoi confronti. Una condizione di cui l’albino a quanto pare non avrebbe esitato ad approfittare pienamente. L’idea di giacere con quell’uomo spietato e malvagio che tanto male aveva fatto a tutte le persone a cui voleva bene la inorridiva e la disgustava. Se però voleva ben disporre Ghiller in merito all’incolumità di Crilin, non aveva alternative. “Non fare quella faccia, tesoro… sarà piacevole! Vedrai…” disse l’uomo dagli occhi rossi, oramai completamente nudo, mentre si apprestava a soddisfare il desiderio che da anni nutriva nei confronti di quella bionda. C-18 chiuse gli occhi, sperando che quell’esperienza finisse il prima possibile.
    Nel frattempo Vegeta si stava dirigendo in volo in direzione della città del sud, il luogo dove il misterioso saiyan aveva sferrato il proprio attacco. Consapevole del fatto che chiunque avesse attentato alla vita di Gohan con tutta probabilità avrebbe tentato di finire il lavoro aveva preferito recarsi da solo ad affrontare la misteriosa minaccia, in modo che Piccolo e gli altri rimanessero a difendere il figlio del suo rivale Kakaroth. “Pensavo che Broly e suo padre fossero gli ultimi saiyan superstiti… forse però mi sbagliavo! Del resto anche della sopravvivenza di questi ultimi ero del tutto inconsapevole prima di incontrarli! Certo è strano che un saiyan appaia dal nulla proprio in questo momento… e cosa cerca su questo pianeta? La situazione non mi è chiara, ma in ogni caso, saiyan o non saiyan, nessuno può fare i suoi porci comodi su questo pianeta fintanto che ci sono io!” pensò il principe dei saiyan. Innanzi ai suoi occhi apparve lo spettacolo desolante di una metropoli completamente distrutta. “Lo stile è certamente lo stesso di noi saiyan…” pensò Vegeta, il quale riconobbe nell’operato del misterioso nemico molte similitudini con il modus operandi proprio e di Nappa quando attaccavano una città. Una devastazione completa della città più vicina al proprio punto di atterraggio come dimostrazione della propria potenza al popolo invaso. Ad un tratto, nel cielo, qualcosa attirò la sua attenzione. Era una figura dai capelli neri, con una lunga coda marrone legata attorno alla vita, e un’armatura identica in tutto e per tutto a quella utilizzata dai guerrieri saiyan. Era di colore nero con le spalliere i copri coscia di colore rosso scarlatto. Era alto circa come Radish, del quale condivideva l’impostazione fisica della corporatura. La sua pelle era di una tonalità simile a quella di Vegeta stesso, i suoi capelli erano corti, con molteplici ciuffi che si diramavano in maniera simmetrica sopra la fronte e ai lati della testa, quasi a formare una corona. “Tu sei Vegeta, non è vero?” chiese il saiyan, il quale si era accorto del sopraggiungere del marito di Bulma, voltandosi verso di lui. “E tu chi saresti invece?” chiese il principe senza fare una piega, scrutando le fattezze dell’avversario per intuirne le intenzioni. Gli avrebbe proposto un alleanza o lo avrebbe sfidato a battersi con lui? “Il mio nome è Ràmon… e sono un saiyan, proprio come te!” disse il misterioso guerriero. Vegeta sorrise divertito “Ràmon eh? Si… si tratta certamente di un nome saiyan! Ma non basta di certo questo per farmi credere che tu lo sia veramente!” disse il principe dei saiyan. “Oh… e cosa ti porta a pensare che in realtà io non lo sia?” chiese Ràmon, incuriosito. “Anche Kano, un androide che ha tentato di uccidermi proprio oggi aveva un’aura del tutto identica a quella di un essere umano… soltanto che lui era maggiormente credibile! Questo perché il suo, o per meglio dire vostro creatore, è un umano! Ghiller giusto? E’ normale quindi che la riproduzione di un’aura saiyan gli risulti decisamente meno verosimile! L’ho capito benissimo che sei un androide!” disse Vegeta, smascherando la natura del suo avversario. “Oh… i miei complimenti, Vegeta! E immagino tu ti senta molto furbo ad aver compreso la mia natura! Ma non montarti la testa! Per me è sufficiente che i terrestri credano che la minaccia saiyan incomba su di loro! Ingannarti sarebbe stato unicamente un mio vezzo!” disse Ràmon. “Tsk! Non so perché tu voglia prendere in giro i terrestri… tuttavia Ghiller non si sarebbe dovuto permettere di scimmiottare la mia razza con una banale imitazione quale tu sia! Tu non meriti di continuare ad esistere, capisci? Dunque scusa se ti faccio sparire senza troppi convenevoli!” minacciò Vegeta. “Tsk… un presuntuoso pallone gonfiato! Perfettamente conforme a quanto riportano i dati che possiedo sul tuo conto…. Huhuhu!” rise Ràmon. “Io non mi faccio dare del pallone gonfiato da nessuno! Chiaro???” urlò Vegeta, trasformandosi in Super saiyan Full Power per poi scagliarsi contro il saiyan androide e colpendolo al volto con violenza, sbalzandolo indietro di parecchi metri. “Niente male…” commentò Ràmon con un sorriso sarcastico, per poi contrattaccare con una rapidità tale da sorprendere il principe dei saiyan, colpendolo con una gomitata in pieno petto, seguita da un colpo a due mani che face schiantare al suolo il guerriero dorato, innalzando una colossale colonna di polvere e detriti. “E’ potente e veloce! Del tutto diverso rispetto a Kano! Questo androide non mira a sfruttare i miei punti deboli! Semplicemente è concepito per poter essere più forte di me…” pensò Vegeta rialzandosi. “Ma è tutto da dimostrare che lo sia davvero!” asserì tra se e se il padre di Trunks per poi alzarsi in volo a attaccare nuovamente Ràmon, il quale da par suo gli si lanciò incontro, pronto ad un violentissimo scontro dal quale solo uno dei due sarebbe uscito vivo.

    P.S: Ràmon è storpiatura di Remon, che in giapponese significa "limone"
    Ultima modifica di Final Goku II; 12-04-2010 alle 15:48

  10. #360
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    Forse era meglio Lemòn, faceva più finezza
    Bellissimo episodio fa piacere vedere che hai ripreso lo special, ottimo! Non vedo l'ora di scoprire come andranno le cose ora che C18 si è arresa a Ghiller

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