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Dying Light 2: Stay Human - Più grande, più dinamico, più cattivo, più Dying Light

Tutto quello che c'è da sapere prima dell'acquisto

di Davide Tognon

Il primo Dying Light, uscito proprio sette anni fa, il 27 gennaio 2015, ha rappresentato una piacevole sorpresa nel panorama videoludico. Gli sviluppatori polacchi Techland hanno fatto tesoro dell'esperienza accumulata con precedenti titoli per certi versi simili, l'ottimo Dead Island e il suo sequel Riptide. I due Dead Island sono anch'essi dei videogame horror a base di zombie, con un approccio votato all'action ma senza dimenticare i tratti salienti del survival, nonché in prima persona e a mondo aperto. Techland ha preso queste caratteristiche e le ha coniugate alle meccaniche parkour rese familiari da quel capolavoro di Mirror's Edge, per creare un'esperienza votata al dinamismo, un modo nuovo di affrontare la minaccia degli zombie che ha portato una ventata di freschezza nel genere.

La prossima settimana potremo di nuovo calarci nell'universo narrativo di Dying Light e rivivere l'adrenalinica lotta per la sopravvivenza con l'uscita dell'atteso sequel Dying Light 2: Stay Human. Il primo capitolo narrava la parabola discendente di Harran, città orientale che si apprestava ad ospitare gli Harran Global Athletic Games (una sorta di Olimpiadi, per intenderci). Nelle settimane precedenti all'evento, una escalation di incidenti ha scatenato l'inferno zombie con cui poi dovrà fare i conti il giocatore. Dying Light 2 si svolge venti anni dopo il predecessore e racconta come la situazione globale sia precipitata: l'apocalisse zombie si è infatti diffusa inarrestabile ed ha piegato l'umanità, con pochissimi insediamenti di grandi dimensioni che hanno resistito all'impatto.

Uno di questi insediamenti, denominato genericamente La Città, fa da teatro a Dying Light 2: qui le fazioni degli umani superstiti sono logorate dal conflitto e la civiltà è sprofondata in un secondo medioevo. In questo scenario da incubo fa la sua apparizione il protagonista Aiden Caldwell, un forestiero che sarà chiamato a schierarsi e compiere scelte che avranno conseguenze importanti: non è un caso che il titolo "Stay Human", ossia "Restiamo Umani", faccia riferimento sia ad evitare di diventare a propria volta degli zombie, sia a non perdere la propria umanità nel momento in cui dovremo compiere queste scelte dalle quali potrebbero dipendere i destini degli abitanti del luogo.

Rispetto al primo Dying Light, quindi, si preannuncia una maggiore enfasi sulla storia, con un peso nettamente più accentuato sull'aspetto morale del gioco, che dovrebbe far percepire la responsabilità delle proprie decisioni e di conseguenza aumentare il coinvolgimento provato. Inoltre, pure i personaggi che incontreremo nel corso dell'avventura hanno beneficiato di una cura notevole: basti dire che una stella di Hollywood come Rosario Dawson ha prestato le proprie fattezze a Lawan, una prode guerriera che potrebbe rivelarsi una preziosa alleata.

Una delle ragioni del successo dell'originale Dying Light è stata Harran, una location particolarmente ricca dal punto di vista urbanistico, con una composita morfologia del territorio e un assortimento di edifici tali da garantire grande varietà a tutti i percorsi scelti. Ad Harran si poteva passare dalle spiagge immacolate alle strade congestionate da automobili abbandonate, dai casolari fatiscenti agli edifici tradizionali, ai palazzi più moderni, correndo senza soluzione di continuità dagli uni agli altri.

I trailer fin qui mostrati di Dying Light 2 promettono di mantenere questa ricchezza, senza tralasciare l'attenzione allo sviluppo in verticale che abbiamo già apprezzato nel primo episodio, essenziale per le meccaniche parkour. Se Harran ci ha colpito anche per le generose dimensioni che hanno contraddistinto il suo open world, La Città farà ancora meglio, dal momento che l'estensione complessiva è stimata addirittura in quattro volte quella di Harran, con un territorio che sarà suddiviso in sette distretti principali. La Città è raffigurata con una estetica intesa a mostrare come si ridurrebbe una metropoli europea qualora andasse incontro ad una catastrofe di questa portata, non dissimilmente da quanto ha mostrato Harran sette anni addietro.

Il cuore del gameplay di Dying Light 2 sarà il parkour, che Techland ha nettamente potenziato rispetto al passato. Il parkour verrà infatti reso più fluido che mai in virtù dell'implementazione di più di 3.000 animazioni, realizzate con la valida collaborazione di uno dei massimi esperti del settore, David Belle, stuntman francese considerato fra i fondatori della disciplina. Questo potenziamento ha consentito di mettere i movimenti propri del parkour a disposizione del sistema di combattimento, aprendo la strada a nuove possibilità di interazione, come piombare addosso agli zombie per attaccarli in volo o perfino usarli come cuscino per attutire le cadute. Tali ulteriori possibilità renderanno il gameplay ancora più dinamico e scorrevole di quello del primo Dying Light. Gli attacchi a mezz'aria saranno soltanto alcune delle decine di mosse offensive che sarà consentito imparare in corso d'opera, un vasto repertorio che dovrebbe rendere l'approccio al nemico decisamente aperto.

Anche il vasto arsenale a disposizione contruibuirà a rendere gli scontri aperti: Dying Light 2 può vantare oltre 200 armi e 20 modifiche. I canoni seguiti dall'armamentario sono stati introdotti da Techland ai tempi di Dead Island: troviamo dunque armi da mischia di varia natura, dai semplici tubi di ferro ai machete (fino alle appaganti motoseghe), che saranno soggette all'usura e quindi cambiate di frequente. Accanto alle armi da mischia troviamo quelle a distanza quali archi, pistole e fucili, molto più preziose ma molto più limitate nell'utilizzo per l'inevitabile scarsità dei proiettili, nonché per effetti collaterali assolutamente da non sottovalutare, come il rumore prodotto dagli spari che ha l'antipatica abitudine di attirare ospiti indesiderati.

Non mancheranno poi soluzioni più drastiche come gli esplosivi, che noi giocatori siamo soliti conservare per le occasioni speciali. Si è accennato prima alle modifiche: tramite un consueto sistema di crafting, che ha per premessa la raccolta di una miriade di materiali disseminati in giro per la mappa, ci si potrà sbizzarrire per trasformare le proprie armi in strumenti ancora più letali. Possiamo già pregustare l'effetto che un machete elettrificato farà sui poveri zombie bagnati dall'acqua... Ne vedremo delle belle.

Nel primo Dying Light l'alternanza del ciclo giorno/notte stravolgeva l'esperienza ludica. Quella che di giorno era una semplice fuga a perdifiato dall'orda di zombi, che ci contrapponeva ad avversari tutto sommato non irresistibili, di notte lasciava il palcoscenico alla componente survival più pura del videogame. Con l'oscurità emergevano infatti dei super-mostri agili, forti e veloci che ci raggiungevano con inusitata facilità e ci abbattevano ancor più facilmente, mentre noi dovevamo sudare le proverbiali sette camicie per avere la meglio su uno di loro, rischiando oltretutto di attirare l'attenzione degli altri; il tutto al buio, senza quindi nemmeno capire bene dove si stesse andando.

Questo dualismo ci metteva di fronte ad una alternativa: trascorrere le notti al sicuro nei rifugi, protetti dagli orrori dell'esterno, oppure accettare la sfida dell'oscurità e correrne i relativi rischi. Non sono molti i titoli che sono stati capaci di inserire nella loro esperienza una scelta "di coraggio" così ben strutturata, che va ben al di là di una mera selezione del livello di difficoltà: qui è come se venisse chiesto direttamente al giocatore quanto orrore sia disposto ad accettare. Non abbiamo ancora messo le mani su Dying Light 2 ma, considerando quanto sarà più fluido e più dinamico, possiamo solo dedurne che il ciclo giorno/notte diverrà a sua volta ancor più brutale perché le notti avranno un ritmo più serrato, con esseri più abominevoli e più pericolosi pronti a darci la caccia.

La gestazione di Dying Light 2: Stay Human è stata piuttosto travagliata. La presentazione ufficiale è avvenuta in occasione dell'E3 2018, con la partecipazione del leggendario game writer Chris Avellone, a ribadire l'importanza che la componente narrativa avrebbe assunto nell'economia del videogame. Successivamente Avellone è finito nell'occhio del ciclone per le accuse di molestie sessuali, che gli sono costate una presa di distanza da parte di una buona fetta dell'industria videoludica. Inevitabile conseguenza è stata la cessazione della collaborazione per Dying Light 2 con Techland (in compenso, in seno al progetto sono rimasti scrittori del calibro di quelli di The Witcher 3). La finestra di lancio ipotizzata in principio parlava dei primi mesi del 2020, ma ad un rinvio a data da destinarsi ha fatto seguito la pandemia, con le ben note difficoltà che ha portato nell'organizzazione del lavoro a livello planetario. Lo scorso maggio è stata fissata una seconda data, 7 dicembre 2021, ma anche questa è stata mancata per via della necessità del team di sviluppo di prendersi più tempo per rifinire ulteriormente la loro creazione. Noi siamo contenti che Techland si sia presa tutto il tempo necessario, perché il 4 febbraio potremo finalmente immergerci di nuovo in quell'esperienza unica che risponde al nome di Dying Light.