Anteprima Genshin Impact: Il JRPG che arriva dalla Cina

Anteprima Genshin Impact: Il JRPG che arriva dalla Cina
di Davide Tognon

Lo scorso 28 settembre, in contemporanea su PC, Playstation 4, Android e iOS è stato rilasciato Genshin Impact, rpg di stampo action free-to-play. Dietro alla realizzazione del progetto si cela lo studio cinese Mihoyo, conosciuto in precedenza per la serie di titoli mobile Houkai. Fin dal suo annuncio in occasione dell'E3 2019, Genshin Impact si è mostrato decisamente ambizioso, attirando su di sé attenzioni e, di conseguenza, aspettative piuttosto elevate. Ma si sarà rivelato all'altezza delle attese?

Il biglietto da visita del gioco è un immenso open world, perlustrabile a piacimento. Le aree che lo compongono si distinguono per uno spiccato sviluppo in verticale, che viene esaltato da una esplorazione che fa massiccio ricorso ad azioni quali la scalata, il volo e il nuoto. Ci si può arrampicare praticamente sopra qualunque cosa, planare da qualsiasi punto verso una destinazione posta più in basso ed esibirsi nello stile libero in ogni specchio d'acqua; l'unico limite è imposto nel non consumare interamente la stamina, parametro visualizzato a schermo da una apposita barra. Molti osservatori hanno contestato l'eccessiva somiglianza di queste meccaniche a quelle di Zelda: breath of the wild, arrivando a parlare di clone. Quel che a noi importa è che tali dinamiche si confermano perfettamente funzionali ad una esplorazione ricca e soddisfacente, capace di regalare un buon numero di sorprese. Attualmente, il mondo è composto da due regioni: la prima è Monstadt, ispirata al generico setting fantasy medievale europeo, mentre seconda si chiama Liyue e si rifà alla Cina tradizionale. Il level design e la varietà delle due zone sono senz'altro buoni, specialmente se si considerano le dimensioni estremamente generose, ma ci si accorge presto della maggiore cura riservata a Liyue. La morfologia del territorio più studiata, le architetture più ardite, o perfino i dettagli come la vegetazione più eterogenea, suggeriscono un impegno molto più accentuato rispetto a quello profuso per Monstadt.

Le attività da svolgere comprendono, fra le altre, i consueti dungeon (troppo lineari, per la verità), i raid negli accampamenti nemici, gli scontri con i boss e un nutrito assortimento di sfide. Accanto a queste si annoverano mansioni meno cruente, come il crafting e la cucina, che per poter essere compiute presuppongono l'acquisizione di una infinità di oggetti. Insomma, i developer si sono preoccupati di guarnire la mappa con cose da fare e luoghi di interesse ma, nonostante i buoni propositi, la vastità del territorio ha giocato a loro sfavore. Nel cercare di riempire una superficie tanto estesa, infatti, non si può evitare di scadere nella ripetitività. Al centesimo accampamento razziato, al millesimo manipolo di mostriciattoli sterminato, all'ennesimo minerale estratto dalla roccia o pianta colta nella prateria, si finisce per avvertire tutto il peso della reiterazione che grava su una esperienza di gioco protratta per così tante ore. Va comunque dato atto ai Mihoyo di aver cercato in ogni modo di scongiurare questo pericolo variando, per quanto possibile, l'offerta: proponendo una pluralità di location uniche, talvolta con qualche semplice enigma ambientale e fornendo sempre la dovuta ricompensa alle fatiche dell'utente, sotto forma di forzieri. Purtroppo questi accorgimenti non bastano a schivare la ripetitività sul lungo periodo, ma meritano lo stesso i complimenti per lo sforzo.

Se gli aspetti fin qui delineati non si discostano significativamente da quanto già sperimentato in decenni di rpg, il battle system denota invece una certa originalità. Il combattimento si basa sulle magie elementali ed è fondamentale farle interagire fra loro, nonché con l'ambiente circostante: ad esempio, si può bagnare un avversario e quindi folgorarlo con l'elettricità, oppure più comodamente lasciare che siano la pioggia o l'acqua del mare ad infradiciarlo per noi. O ancora, ricorrere al fuoco (creato da noi o da qualche oggetto infiammabile) per appiccare un incendio su una distesa erbosa. Le combinazioni sono molteplici: tornando all'esempio dell'avversario bagnato, oltre a fulminarlo, si può vaporizzarlo col fuoco o congelarlo col ghiaccio... Le possibilità sono tante. Contro i nemici più ostici, che spesso si avvalgono di scudi con una peculiare resistenza magica, per scalfirne le difese è indispensabile pianificare correttamente la sequenza delle magie da utilizzare. Sono essenzialmente quattro le mosse nel novero: attacco normale, attacco caricato, attacco elementale e una super (anch'essa elementale). Il primo si può spammare ad libitum, gli altri no: il colpo caricato consuma un discreto quantitativo di stamina, mentre quello elementale ha un breve cooldown fra una esecuzione e la successiva.

La super, che come si può intuire è molto più forte, si può scatenare solo dopo aver inflitto una buona dose di danni con gli altri attacchi. Si schiera un solo personaggio in campo ma, qui sta la particolarità del battle system, lo si può sostituire in qualsiasi frangente con uno a scelta fra altri tre. Ogni personaggio ha il suo ruolo (generalmente si dividono fra chi è versato per il corpo a corpo e chi si giostra meglio a lungo raggio; può assumere rilievo anche chi cura, in ossequio alla trinità tank/dps/healer) ed è associato ad una specifica arma e ad un elemento. Si finisce quindi per "concatenarli", ossia alternarli in rapida successione, esattamente come si fa con le mosse. Tutte queste caratteristiche offrono al combattimento un enorme potenziale ma, almeno per il momento, la tenzone risulta meno appagante dell'esplorazione. La causa di ciò va probabilmente ricercata nei nemici, meno stimolanti di quanto sarebbe auspicabile: quelli più deboli oppongono una scarsa resistenza e per abbatterli sarà spesso sufficiente accanirsi nello one button smashing (ovvero, ripetere l'attacco normale over and over and over again, finché non muoiono tutti). La maggior parte dei boss, invece, è fin troppo anonima.

La struttura di Genshin Impact è fondamentalmente modellata su una esperienza per giocatore singolo e quindi il multiplayer, anche cross platform con Playstation e smartphone, rappresenta una aggiunta ulteriore, gradita ma non indispensabile. Da due a quattro utenti dispongono ciascuno di un personaggio in campo, contemporaneamente. Rispetto al singleplayer, dove ce ne è solo uno sul terreno, la differenza è evidente: si passa da un combattimento individuale a un party, con tutti i benefici del caso. Si può dunque cooperare per rendersi la vita significativamente più facile, ammesso che se ne avverta il bisogno, dato che l'asticella della difficoltà non è poi così elevata. Affinché il multi funzioni occorre però che i personaggi siano tutti vicini in quanto a livello, altrimenti i più forti reciteranno la parte del leone e gli altri quella degli spettatori.

Lo stile di Genshin Impact è palesemente mutuato dalle produzioni giapponesi, in primis il character design, che riconduce gradevolmente agli anime. Parimenti, il setting e la storia sono di chiara matrice jrpg, coi loro toni fanciulleschi e le loro ingenuità. Fra queste "ingenuità" spicca Paimon, una sorta di fatina che accompagna fedelmente l'utente, in maniera non dissimile da quanto faceva Navi in Zelda: ocarina of time. Con le sembianze da bambina e il brutto vizio di parlare a sproposito, la sua presenza costante è quantomeno opinabile. Mettiamola così: i videogamer che, all'epoca, hanno considerato Navi fastidiosa devono mettersi in guardia, perché il rischio di trovare Paimon più molesta, estremamente più molesta, è reale. Poi non dite che non vi avevamo avvisato.

Sul versante grafico, Genshin Impact fa sfoggio di un cel shading molto appropriato a conferire un'impronta anime. Tecnicamente valido, forse non saremo di fronte all'ultimo ritrovato della tecnologia ma va tenuto conto che si tratta di un prodotto pensato per girare su una pletora di apparecchi diversi, fra cui gli smartphone. Non a caso, i requisiti hardware sono tutt'altro che esosi e si può godere delle impostazioni alte anche con configurazioni PC non al top. Siamo rimasti sorpresi dalla bontà delle animazioni, nonché dalla loro quantità. I personaggi abbondano di movimenti ed espressioni, così come i nemici: guardare un mostro antropomorfo esibirsi in un balletto o uno stregone che ondeggia a mezz'aria prima di invocare la sua magia, sono dettagli che lasciano una impressione fantastica. Questa cura per i dettagli si percepisce in continuazione e non possiamo che apprezzarla incondizionatamente. L'impianto audio è perfino meglio, grazie a un repertorio di composizioni orchestrali che conquista l'orecchio, a una mirabile gamma di effetti sonori e al doppiaggio in diverse lingue. Manca l'italiano, ma abbiamo testato l'inglese (per la comprensibilità) e il giapponese (per l'aderenza allo stile), entrambi ci hanno soddisfatto.

In sintesi, Genshin Impact ci dona una esperienza longeva, in un mondo enorme e rifinito. È proprio il caso di dire "ci dona", dal momento che non è necessario spendere un solo Euro per giocarci. Sembra troppo bello per essere vero: ma sarà davvero free to play? Ebbene, si può accedere a tutti i contenuti senza aprire il portafogli, non ci sono quest o aree riservate esclusivamente a chi paga. Si deve sottostare ad una unica limitazione, ossia che l'accesso alle ricompense di certe attività sia subordinato al consumo di punti, chiamati resine. Le resine sono 120 e si rigenerano nel tempo, al ritmo di una ogni 8 minuti. Va da sé che quando non se ne hanno abbastanza, non si possa incassare il premio. Bisogna farsi due conti, perché ad esempio determinati dungeon richiedono 20 resine, un boss 40 se non addirittura 60, quindi potrebbero consumarsi in fretta. Insomma, non occorre spendere, ma a patto di accontentarsi di quel che si trova. Per chi invece punta a completare il roster di personaggi (al lancio 24, ma sono ovviamente via via in aumento) e a possedere le migliori armi o equipaggiamenti, il discorso è radicalmente differente. Le risorse ottenute "free" non consentono nemmeno di avvicinarsi a tali obiettivi e il gap si può colmare solo a suon di microtransazioni. L'acquisizione di nuovi oggetti è basata su un sistema d'azzardo, il gacha. Per chi non lo sapesse, si tratta di quello dei capsule toys: si inserisce la moneta e non sai mai cosa ti può capitare. La moneta in questo caso sono le primogem, una valuta virtuale che si accumula in game, molto lentamente se lo si fa gratis.

Quanto abbiamo potuto toccare con mano in questa release iniziale di Genshin Impact ci ha convinto appieno. Un videogame che, nonostante la mole di contenuti, non rinuncia alla cura dei dettagli, testimonianza del lavoro notevole svolto dai Mihoyo. C'è qualche contraddizione derivante dalla struttura adottata, prossima a quella del jrpg, le cui meccaniche di solito sono pensate per intrattenere qualche decina di ore. Qui si ha la pretesa di dilatarne la durata fino a un termine virtualmente infinito, ma a lungo andare questo atteggiamento sfocia irremediabilmente nella ripetitività del farming. Affinché il titolo rimanga appetibile nei prossimi mesi, saranno indispensabili iniezioni regolari di nuovi contenuti, che siamo sicuri arriveranno, anche perché l'accoglienza del pubblico è stata clamorosa (rumor vogliono che l'investimento iniziale di circa 100 milioni di dollari sia stato ripagato in meno di un paio di settimane!). Per esprimere un giudizio definitivo su Genshin Impact occorre attendere la prova del tempo, alla luce dei futuri aggiornamenti, anche perché la sua intenzione è quella di rimanere sul mercato per diversi anni. Tuttavia, stando alle ottime fondamenta gettate e agli ampi margini di miglioramento, le prospettive si direbbero assolutamente rosee.

Genshin Impact si è accattivato i favori del pubblico in virtù delle sue indubbie qualità. Senza spendere un Euro, ci si può immergere in un mondo fantasy che può competere con i migliori jrpg, con una esplorazione di altissimo livello, destinato ad espandersi ulteriormente negli anni a venire. La cura dei particolari è a tratti impressionante, sebbene alcuni aspetti necessitino di una ulteriore rifinitura, pensiamo ad esempio al combattimento. A lungo andare si finisce per scadere nel farming, che può essere alleviato con le microtransazioni, stando però attenti al funzionamento delle meccaniche gacha.