Speciale Retro Sequel: Monkey Island

Retro che? Retro Sequel!
Francesco RussoDi Francesco Russo (2 Ottobre 2013)
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RETRO CHE? RETRO SEQUEL!
Prima ancora di ammirare gli ultimi sfavillanti trailer di Assassin's Creed IV Black Flag, prima ancora che Jack Sparrow bucasse lo schermo nella saga cinematografica Pirati dei Caraibi, e prima ancora che il goliardico Robin Williams spiccasse il volo nelle vesti di Peter Pan in Hook Capitan Uncino, quando si parlava di “pirati” c'era solo e soltanto una fonte che valeva la pena citare: Monkey Island.
Ok, alcuni di voi ora diranno che... “prima ancora c'erano i Goonies”, ma abbiamo voluto ometterlo di proposito per non far scendere una lacrimuccia nostalgica di troppo (ti ameremo per sempre Sloth).


Ed infatti è proprio la nostalgia il filo conduttore di Retro Sequel, la nuovissima rubrica dedicata ai videogame di culto dimenticati in soffitta, ma che a tutti costi bramiamo di rigiocare anche oggi. Insomma, non solo uno scorcio nel passato ma anche una profezia tutta nostra su come potrebbe rivelarsi un ipotetico sequel (da qui appunto il nome della rubrica), rivisto sia nell'approccio di gioco che nel look... e magari anche in salsa next-gen. Dunque ecco perché Monkey Island, titolo che senza ombra di dubbio si merita il primo sgargiante numero di Retro Sequel.

PER NON DIMENTICARE
Prendete il sapore rancido dei pirati, conditelo con sapiente ironia nei dialoghi, aggiungete un pizzico di personaggi indimenticabili, poi una fetta di design di primissimo livello, unite il tutto con abbondante dose di avventura e infine mettete in forno (o nell'Amiga 500) per una decina di ore... ed il gioco è fatto! Letteralmente. Eppure neanche queste parole bastano per descrivere una delle avventure grafiche più esilaranti e appassionanti degli anni '90. Scritto e diretto da Ron Gilbert e Tim Schafer, due folli creatori di videogame diventati ormai anche loro stessi oggetto di culto, Monkey Island narra le vicende di un ragazzo semplice che vuole complicarsi la vita già dal nome che porta: Guybrush Threepwood. Il suo obiettivo è diventare a tutti i costi un pirata, ma nel corso della sua rocambolesca avventura va incontro a talmente tante difficoltà che perfino il ragioner Fantozzi a confronto sembra un uomo fortunatissimo.
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Le meccaniche videoludiche sono quelle tipiche del genere punta e clicca, e per giunta con l'impronta stilistica inconfondibile dell'ormai defunta Lucas Arts: bisogna avere pazienza, immergersi nelle vicende e spremere le meningi, perché in Monkey Island non conta quanto siete bravi a sparare proiettili, ma quanto siete bravi a sparare offese e insulti. I mitici duelli verbali tra pirati, infatti, sono uno tra i momenti più atipici e allo stesso tempo più geniali della storia dei videogame, così come la scelta di inserire elementi scenografici assolutamente fuori luogo in un contesto piratesco (un distributore di lattine di Grog, la bevanda “corrosiva” del gioco) o un cotton-fioc gigante che va inserito in un orecchio di scimmia per sbloccare una porta. Potremmo continuare all'infinito, perché davvero vorremmo, ma siamo qui anche per immaginarci un ipotetico futuro di questa meravigliosa serie. Se mai ci sarà.

SOGNANDO AD OCCHI APERTI
Rispetto ad altri giochi appartenenti allo stesso periodo e allo stesso genere, il primissimo The Secret of Monkey Island ha avuto la fortuna di prolungare la sua esistenza con altri seguiti e remake. Tutto questo, però, ha portato a volte ad alcune trasformazioni troppo evidenti sia nell'aspetto grafico che nella componente narrativa, a causa del passaggio di testimone da una software house all'altra. Dopo un “impegnativo” ma interessante terzo episodio caratterizzato da uno stile simile ad alcuni cartoni animati della Disney, un quarto capitolo troppo macchinoso ma comunque piuttosto divertente, è la volta nel 2009 della mini-serie Tales of Monkey Island (dagli stessi autori dei videogame di successo su The Walking Dead), che però purtroppo non verrà mai localizzata in italiano; il passaggio ad una grafica 3D interessante ma che snatura troppo il concept originale lo rendono un gioco non proprio memorabile. Infine, divisi da fan a favore o contro, ecco arrivare sotto forma di arcade i primi due capitoli con una veste grafica totalmente ridisegnata in HD, operazione a nostro parere non necessaria data la purezza artistica dell'originale.
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Ma la vera domanda è: abbiamo parlato del “retro”, cosa aspettarci da un ipotetico sequel?
Infinite sono le risposte, e infinite sono le probabilità che questo (non) avvenga, ma visto che siamo una redazione autolesionista ci piace correre il rischio e morire di speranza e illusione. In primis vorremmo che i due mitici creatori prendessero nuovamente parte al progetto, del resto anche se con scarso successo Ron Gilbert si è appena cimentato in un'opera tutta sua (The Cave) e Tim Schafer negli ultimi anni è più produttivo che mai: come dimenticare le metallare gesta di Jack Black in Brutal Legend? Solo loro sanno come trattare la propria creatura, cosa far dire ai personaggi, quali battute inserire e come evolvere la storia... se solo accadesse ne vedremmo delle belle.
Poi, ci piacerebbe un doppio esperimento grafico: da un lato vorremmo rivedere la mitica presentazione pixelata dei primi due episodi, ma sorretta da un motore e una fisica tutta nuova, un po' come è accaduto con il bellissimo arcade Fez (se non lo avete giocato correte a procurarvelo immediatamente). D'altro canto, siamo pronti ad accettare una veste tutta nuova, che sfrutti appieno le console di prossima generazione ma che non si riduca ad essere un mero esercizio di stile.

Per ultimo, ma non meno importante, il gameplay: oramai il genere punta e clicca è scomparso da tempo, ha cercato di perdurare e resistere ma appartiene ormai a un sistema di gioco fin troppo obsoleto, lento, e per molti perfino poco coinvolgente. Ciononostante, negli ultimi anni la componente narrativa ha avuto modo di evolversi parecchio, prendendo spunto dal sistema di dialoghi tipico delle avventure grafiche degli anni '90, per presentarsi al pubblico in modo estremamente fluido e rinnovato. Stiamo parlando di giochi come Mass Effect o Heavy Rain, che hanno saputo fare tesoro delle proprie trame per proporle in salsa completamente nuova. Ecco, ci piacerebbe quindi vedere il nostro Guybrush più smagliante che mai, affrontare dialoghi con il carisma tipico del Comandante Shepard o emozionarsi come Ethan Mars, il tutto ovviamente con l'aggiunta di un sistema di botta e risposta rapido e deciso, divertente e, perché no, persino ruolistico.

Chiediamo troppo, beh, e voi cosa chiedereste invece dal vostro Retro Sequel?
Fatecelo sapere nei commenti qui sotto. Alla prossima puntata!
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Riguardo un ipotetico seguito di Monkey Island ci sentiamo un po' “illusi e contenti”. Illusi perché probabilmente questa serie è ormai morta e dobbiamo ancora farcene una ragione, e contenti perché forse in fin dei conti non è vero... e che la speranza è l'ultima a morire. Nel caso di Monkey Island, a morire di risate.
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