Speciale Resident Evil - Monografia

Seguiamo passo a passo la storia di Resident Evil!
Roberto VicarioDi Roberto Vicario (24 Luglio 2014)
Survival Horror è un termine che buona parte dei giocatori associano alla saga di Resident Evil. Il brand nato dalla fervida immaginazione di Shinji Mikami, si trova nell'anno della maggiore età, avendo compiuto 18 anni proprio nel 2014.

Uno spunto che ci serve per fare il punto della situazione sulla serie non solo in ambito videoludico, ma anche in tutte le sue derivazioni extra ludiche che hanno invaso il mondo della letteratura, del cinema e del fumetto. Siete pronti? bene allora impugnate la Beretta di ordinanza e occhio alle spalle!

Nascita e rinascita di un mito...

Era il lontano 1996, in Giappone Playstation macinava numeri importantissimi e si imponeva sempre più come la macchina da gioco di riferimento. Il 22 marzo 1996, Capcom rilasciò sul mercato un certo Biohazard (successivamente ribattezzato in occidente Resident Evil), titolo sviluppato per l'appunto da Shinji Mikami, che ci metteva nei panni di alcuni agenti di un corpo speciale chiamato S.T.A.R.S. impegnati a salvarsi da un'improvvisa invasione di zombie.

Sebbene ci fossero già stati in passato giochi dalle tinte horror sulle console di casa, Capcom ebbe l'intuizione di denominare il suo titolo “survival horror”. Etichetta, che da quel momento in poi segnerà un vero proprio genere all'interno del mondo dei videogiochi.
Resident Evil - Monografia - Immagine 6
Una delle prime scene del primo, indimenticabile, Resident Evil.
Bisogna tuttavia sottolineare che lo stesso Mikami, nelle varie interviste rilasciate nel corso degli anni, non ha mai nascosto il fatto che l'ispirazione per Resident Evil è arrivata guardando i film di Romero, ma soprattutto giocando a titoli come Alone in the Dark (1992) e Sweet Home.

In particolare quest'ultimo titolo, sviluppato su NES nel 1989, aveva al suo interno molti elementi che ritroveremo in quasi tutti i capitoli della saga; dalla magione vera e propria protagonista del primo capitolo, passando per i caricamenti a forma di porta che si apre, sino ad arrivare agli indimenticabili puzzle.

Il primo Biohazard stupì il mondo intero. La struttura di gioco prevedeva dei personaggi modellati in tridimensione che si muovevano all'interno di un ambiente 2D con telecamere fissa. La struttura di gioco prevedeva fasi esplorative, risoluzione di enigmi e ovviamente momenti di shooting nei confronti dei temutissimi zombie che, per quanto lenti, riuscivano a provare nel giocatore fortissimo stati d'ansia.

Il capostipite verrà anche ricordato per l'introduzione di moltissimi personaggi, membri della S.T.A.R.S. che avremmo poi ritrovato nei capitoli successivi: Jill Valentine, Chris Redfield, Albert Wesker e Rebecca Chambers.

Oltre agli zombie, lenti ma estremamente letali, il gioco diede la possibilità di far conoscere ai giocatori altre tipologie di nemici che avrebbero reso la loro sopravvivenza ancora più complessa. I famosi cani Cerberus, i corvi, gli hunter ma sopratutto il T-002.

Guardandolo con gli occhi di oggi, il primo Biohazard riesce ancora a mantenere intatto il suo fascino. Gran parte del merito è da attribuire alla maturità che Mikami aveva deciso di inserire all'interno di un videogioco, così marcata da portarlo a scontrarsi con la censura giapponese, fortunatamente scampata nella versione occidentale.

Il gioco, dopo il lancio su Playstation 1 verrà successivamente rilasciato anche per PC (1996) e Sega Saturn (1997) con diversi accorgimenti e migliorie come il “battle mode” per la console di SEGA. Una versione per Game Boy Color era stata inizialmente programmata, ma poi l'idea fu scartata per gli evidenti limiti hardware della portatile Nintendo. In seguito uscirà un capitolo apposito per il game boy.

Al di là di questo, Bioharzard è stato probabilmente il capitolo più riutilizzato dagli sviluppatori. Ad oggi possiamo contare diverse versioni che sono state rilasciate nel corso degli anni. La prima ad uscire fu la versione Director's Cut per Playstation, rilasciata strategicamente per compensare il ritardo di Resident Evil 2. Questa versione poteva contare, tra le tante novità, su nuove telecamere, nuovi nemici e una nuova difficoltà di gioco. La versione migliore - secondo molti fan - arriverà però solamene nel 2002, con l'accordo tra Nintendo e Capcom che prevedeva l'arrivo di tutta la saga su Nintendo Game Cube.

Chiamato Resident Evil Rebirth, il titolo per bocca dello stesso Mikami, differiva per circa il 70% dall'originale. Il gioco poteva contare su un motore grafico decisamente più potente, in grado di regalare sfondi al limite del fotorealismo. Inoltre, erano stati aggiunti nuove parti alla villa come il cimitero. Gli stessi dialoghi furono riscritti da zero e la scena iniziale in live action fu sostituita da una in CG.

Ancora oggi, come dicevamo, questa è la versione di riferimento per l'inizio della saga, grazie anche ad una cura maggiore di dettagli in alcuni passaggi della trama, in particolar modo quella che riguarda il costruttore della magione.

Infine, ma non meno importante, è da sottolineare la versione convertita per Nintendo DS, uscita in occasione del 10 anniversario della serie, e intitolata Resident Evil: Deadly Silence. Anche in questo i cambiamenti furono attuati per adattare il titolo al doppio schermo e al touch screen della console.

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