Speciale Parliamo di Boardgames: Last Friday

Slasher movie adattati al gioco da tavolo!
Roberto VicarioDi Roberto Vicario (13 Ottobre 2016)
Il cinema horror anni '80 ci ha regalato perle che ancora oggi vengono idolatrate dai cultori del genere. I famosi slasher movie, inoltre, sono stati fonte di ispirazione per tantissimi altri media e non solo, tanto da creare veri e propri miti che sono diventate figure conosciute anche tra i non fan. Pensate solamente a Freddy Krueger o Jason, sicuramente una volta nella vostra vista ne avrete sentito parlare, anche di sfuggita.

Ecco, pur essendoci già diversi giochi horror presenti nel panorama dei GDT, Last Friday ci porta a vivere le sventure di un gruppo di ragazzi che si trova malauguratamente prede di un pazzo psicopatico. Abbiamo avuto modo di provare la versione finale del gioco in anteprima grazie alla disponibilità di Pendragon Game Studio. Siamo sopravvissuti? Scopritelo voi stessi.
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Un tranquillo week end di sangue

Last Friday è un gioco semi-collaborativo per 2-6 giocatori, pensato ed ideato da due autori italiani: Antonio Ferrara e Sebastiano Fiorillo. Il setting del gioco riprende stralci di film che hanno segnato il genere slasher/horror.

Estate del 1980. Ci troviamo a Camp Apache, un luogo che in passato era stato vittima di leggende e dicerie che parlavano di un assassino mai morto. Per volere dei nuovi proprietari però, il camping viene rimesso in piedi e per ristrutturare il luogo afflitto da anni di inattività, vengono diramati annunci che offrono una vacanza gratuita in cambio di aiuto nella ristrutturazione. Noi, insieme ad altri quattro giocatori, impersoneremo uno di questi ragazzi che decide di dare una mano in cambio di una tranquilla e rilassante vacanza…peccato che ben presto scopriremo che le leggende, non erano poi così lontane dalla realt…

Vi abbiamo parlato di semi-cooperativo perché in ogni partita uno dei giocatori assume il ruolo del serial killer, mentre gli altri giocatori quello dei campeggiatori. Il gioco si sviluppa in quattro capitoli e ognuno di essi è suddiviso in un massimo di quindici round. La suddivisone in atti serve non solo per raccontare una vera e propria storia, ma anche e sopratutto per variare le dinamiche di gioco. Nel primo capitolo, ad esempio, ci siamo trovati a dover scappare dal “mostro” cercando di rifugiarci all'interno di chalet e passare la notte indenni, mentre nel secondo le parti erano invertite, ed essendo pieno giorno, era il mostro che doveva evitare di essere preso da noi. Una dinamica che nella partita che abbiamo potuto giocare, ci ha convinto alla grande, e che regala quel ritmo che serve a divertire ma soprattutto a creare tensione tra i giocatori.
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Il gameplay vero e proprio è simile per molto aspetti ad altri giochi da tavolo come Lettere da Whitechapel o La furia di Dracula. Il tabellone che rappresenta Camp Apache è suddiviso in tante piccole stradine tratteggiate, all'interno di questi tratteggi trovano spazio pallini bianchi e pallini numerati; su quelli bianchi si muovono i ragazzi, mentre su quelli numerati - ovviamente segretamente perché l'assassino si muove nell'ombra - il serial killer. Il turno di ogni giocatore è velocissimo, tanto che il downtime è praticamente inesistente.

Il giocatore si muove di uno numero adiacente a dove si trova, mentre i ragazzi possono muoversi di due pallini bianchi. Ogni tre turni, il killer lascia degli indizi che aiutano gli altri giocatori ad elaborare strategie di fuga/cattura. In base allo scenario che si sta giocando questi indizi possono rappresentare la posizione del killer tre turni prima di quello che si sta giocando, oppure la vera e propria posizione in cui si trova in quel momento.

Ognuno di noi ha la possibilità all'inizio della partita di scegliere un personaggio. Ognuno dei ragazzi ha dei poteri particolare da poter sfruttare, senza contare che in giro per la mappa è possibile raccogliere degli oggetti particolari che ci possono aiutare come le sneakers (ci fanno muovere di un pallino in più) la lanterna che illumina i numeri a noi adiacenti rilevando la posizione del killer e così via. Di contro, ovviamente, anche il cattivo ha dei particolari power up che potrà attivare one shot una volta per capitolo.

E vi assicuriamo che il "mostro" fa davvero sul serio. Di fatto, ogni volta che passando da un numero all'altro (che deve essere per forza adiacente sul tabellone) attraverserà una nostra pedina, noi saremo morti. Tranquilli però, non saremo fuori dal gioco per sempre, ma rientreremo con un nuovo personaggio, nuovi poteri e in un punto preciso della mappa all'inizio del capitolo successivo.
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Dopo una sola partita è davvero troppo difficile dare giudizi sul gioco, e quindi ci affidiamo alle sensazioni. Sensazioni che in questo caso sono state estremamente positive. Last Friday è super ambientato, veloce da imparare, divertente da giocare e con delle meccaniche intriganti e appassionati. Per quanto ci riguarda, non vediamo l'ora di tornare a Camp Apache.
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