The Sword of Etheria - Recensione

La Konami propone un picchiaduro a scorrimento dalle tinte a dir poco leggendarie.

Di Tommaso Alisonno
In un mondo immerso in una sostanza eterea e spirituale nota come “Etheria”, le divinità governano attraverso i loro seguaci eletti, i Guardiani della stirpe dei Katena, a capo dei quali stanno i tre OZ: Cain (il leader), Almira e Leon, armati delle mitiche armi note come Lex. Ma in seguito ad una missione fallita ed alla scomparsa di Cain, i rimanenti Almira e Leon vengono “degradati” a semplici Guardiani ed incaricati di missioni meno delicate. È in una di queste che i due incontrano Fiel, un ragazzetto umano inspiegabilmente capace di utilizzare un Lex, tra l'altro un Lex senziente che assume spesso forma di gatto alato. L'incontro con Fiel libera la mente dei due Katena, rivelando loro di essere stati fino a quel momento sfruttati come schiavi dalle malvagie divinità, ed alleatisi con il ragazzo cominciano la loro guerra contro i loro ex-padroni. Per quanto riguarda Fiel, il giovane è ben felice di poter combattere contro le dispotiche divinità al fianco di simili guerrieri, ma il suo obiettivo principale è quello di recuperare sana e salva la sorellina Dorothy, il cui rapimento costituiva i origine la missione degli OZ.
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“WOW!” direte voi “con una trama così, deve trattarsi di un giocone!”. Spiacenti di stemperare sul nascere il vostro entusiasmo, ma la parte migliore di The Sword of Etheria è sicuramente costituita dalla trama e dall'ambientazione, in comunione con un ottimo studio dei personaggi in sede di artwork. Come vedremo in seguito, il resto del gioco lascia parecchio a desiderare, ma andando per gradi cominciamo subito col dire che siamo al cospetto di un picchiaduro a scorrimento: pilotando il buon Fiel e coadiuvati dai vostri gregari Almira e Leon sarete pertanto chiamati a superare una serie di missioni successive il cui obiettivo sarà fondamentalmente quello di abbattere tutti i nemici che vi capiteranno di fronte fino ai canonici scontri contro i Boss di fine livello. Saranno comunque presenti alcune piccole digressioni come la necessità di liberare dei prigionieri dalle relative celle, o la ricerca di casse contenenti oggetti o power-up.
I comandi di base sono abbastanza semplici, visto che tra l'altro è presente fondamentalmente un unico tasto d'attacco, assistito dal salto e dalla parata. L'unico modo per ottenere mosse speciali è quello di fare il “lock” su uno specifico avversario: in questo modo sarà possibile “scivolare rapidamente” anziché saltare, nonché effettuare degli attacchi “respingenti” o “sollevanti”, ma solo dopo aver inferto abbastanza colpi al nemico. In seguito ad uno di questi due attacchi, uno dei due alleati, se possibile, colpirà “al volo” il nemico, per poi passarlo all'altro alleato e quindi di nuovo a Fiel, riempiendo così la barra degli attacchi “letali”: quando questa barra si riempie a livello 1 è possibile effettuare un attacco particolarmente potente, mentre quando arriva al valore massimo 2 è il momento di eseguire le devastanti mosse di coppia.

Questo sistema, così semplice ed interessane sulla carta, ha in sede al gioco due grossi problemi: il primo è il fatto che gli avversari arrivano ad ondate, e fare il Lock su uno significa troppo spesso scoprire il fianco ad altri quattro; il secondo è che perché la barra si carichi l'avversario non deve “toccare terra”, cosa che richiede un tempismo notevole, e come già detto la situazione non è delle più serene per poter stare a pensare a simili quisquilie. D'altro canto, giocare senza le mosse letali è assolutamente improponibile, vista la resistenza di certi mostri o la natura dei boss, per la maggior parte immuni agli attacchi comuni.
Anche tecnicamente TSoE non è niente di eccezionale: forse i modelli dei protagonisti e degli antagonisti principali possono essere considerati gradevoli, specie quando combattono col Lex in configurazione “massima potenza”, ossia trasformato in lucente armatura, ma per il resto i mostri sono realizzati con un quantitativo veramente misero di poligoni, e le texturizzazioni sono piuttosto banali. La scarsezza si estende senza pietà agli ambienti, decisamente elementari, spogli e ripetitivi. L'unico lato veramente grazioso della grafica è costituito dagli artwork dei personaggi, utilizzati forse per questo motivo nella stragrande maggioranza dei dialoghi all'inizio ed alla fine dei livelli. Tra gli effetti speciali si fa un grande uso (ed abuso) di luci policromatiche, fiamme, lampi e così via, ma più che piacevoli effetti sembrano “riempitivi” messi per mascherare la scarsezza del resto.
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Dal punto di vista dell'audio le cose non migliorano affatto, tutt'altro: se da un lato, infatti, le musiche sono realizzate con un minimo di criterio, tanto da tenere compagnia durante i combattimenti con ritmi incalzanti e motivi gradevoli, dall'altro il gioco è stato doppiato in maniera a dir poco raccapricciante. Più di una volta (e non stiamo esagerando) durante una partita viene voglia di mollare il Pad e andare a cercare i doppiatori per incatenarli alla sedia di un'aula di recitazione. Oltretutto, essendo necessari per combattere (Almira e Leon, infatti, spesso passano i nemici a Fiel chiamandolo “ragazzino” o “marmocchio”) i dialoghi di battaglia sono stati tradotti in Italiano, mentre quelli delle cinematiche sono rimasti in Inglese. Ha senso tutto ciò? I testi sono tutti tradotti in Italiano, ma occhio alla traduzione! Un grave errore, durante i salvataggi, anziché sconsigliarci a spegnere e riaccendere la consolle ci invita espressamente a farlo... che sia un bieco trucco escogitato per vendere più memory card mediante la distruzione di quelle attualmente in giro?

Come già accennato nella descrizione del gameplaying, la giocabilità è solo apparentemente semplice ed immediata, ma in realtà la struttura di gioco è farraginosa, bacata nel concetto di base e sviluppata anche peggio. Il fatto che al termine dell'energia ci si possa “riprendere” più che un modo di continuare sembra un prolungamento dell'agonia, e ogni passo ci si chiede se anche a livello di equilibratura attacchi/danni non ci sarebbe stato da rivedere il tutto da capo. L'unico aspetto positivo è costituito dal fatto che, forse per l'attrattiva della trama o forse per il trascinamento passivo proprio dei picchiaduro, il gioco riesce a tenere compagnia anche per un paio d'ore consecutivamente, specie quando si arriva a sbloccare la modalità “libera” e si possono rigiocare le missioni utilizzando Almira o Leon. Ma di base il divertimento è veramente poco, e ben presto vorrete avere qualcosa di meglio tra le mani. Probabilmente arriverete a finirlo in un paio di settimane, dopodiché lo riporrete nel cassetto dei giochi, ben nascosto da titoli più interessanti. Il consiglio, comunque, è quello di cercare di meglio, perché il mercato non ne è certo privo.
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4.5
Anche le grandi sbagliano, ed alla regola non sfugge neanche la Konami. Questo The Sword of Etheria parte da una base alla fin fine interessante, soprattutto per quanto concerne l'ambientazione, i personaggi, le situazioni e la trama, ma la realizzazione insipida e datata ed un gameplaying farraginoso infognano anche le migliori intenzioni in contesto privo di qualsivoglia appetibilità, se non quella di tenere un po' di compagnia. I doppiaggi realizzati, perlomeno in Europa, alla bell'e meglio (ma sarebbe meglio dire alla mal'e peggio) solo perché indispensabili in fase di combattimento sono forse indice di quanto la stessa Konami non avesse, alla fin fine, nessun interesse in questo titolo...
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