Recensione The Post

Spielberg mette in scena i drammi interiori del giornalismo d'inchiesta
Martina Averna Di Martina Averna

“La libertà di stampa consente ai giornalisti di essere i guardiani della democrazia”.

Questa frase di Spielberg riassume il fulcro di The Post, il suo ultimo film in uscita il 1 febbraio. Un vero e proprio colpo di fulmine per il regista americano, che ha interrotto le riprese di Ready Player One dopo essere rimasto folgorato dalla sceneggiatura di Liz Hannah e Josh Singer. Un vero e proprio senso di responsabilità per evidenziare ancora una volta come la libertà di stampa sia ancora oggi messa a repentaglio.

E’ il 1971 e l’America è ancora in prima linea nella guerra del Vietnam. La situazione è chiaramente disperata ma l’esercito continua a lottare tra le risaie. E’ proprio in questo clima che Katharine Graham (Streep), la prima donna alla guida del quotidiano locale The Washington Post, deve compiere delle scelte che metteranno in pericolo la propria libertà e il destino del giornale. Queste decisioni coinvolgono anche il redattore del giornale, Ben Bradlee (Hanks), un giornalista dal carattere duro sempre alla ricerca della notizia con la "N" maiuscola.

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The post racconta i reali storici intorno alla pubblicazione dei “Pentagon Papers”, concentrandosi sui personaggi dietro a questo scandalo. La sceneggiatura di Liz Hannah e Josh Singer (già premio Oscar per un altro film sul giornalismo d'inchiesta: Il caso Spotlight) apre infatti lo sguardo sul lato umano della questione, ed è proprio questo parallelo tra dramma nazionale e personale a rendere il film coinvolgente e attuale, intrecciando spionaggio, politica, rapporti umani e thriller.

Il film ha già ricevuto critiche positive dalla stampa americana, sia per l’importanza dell’argomento sia per i forti personaggi che ritrae, di grande ispirazione per donne e uomini in un mondo dominato dalla sfiducia per i mezzi di informazione. La produttrice Amy Pascal ha infatti ritenuto doveroso far conoscere al pubblico le grande personalità di Graham e Bradlee e argomenti scottanti come l’importanza del giornalismo investigativo, del dovere di raccontare la verità e del crescente potere delle donne.

E’ proprio da quest ultimo punto che è stata affascinata Meryl Streep nella sua ricerca su Katharine Graham. Si era infatti già interessata alla figura della Graham prima di accettare il ruolo nel film, e afferma di essere rimasta colpita da questa donna che si è dovuta affermare in un mondo prevalentemente maschile. L’interpretazione che le varrà sicuramente una nomination da parte dell’Academy, rende l’insicurezza di Graham e la difficoltà di trovare la propria voce quando non solo i nemici, ma persino gli amici non ti danno fiducia.

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Spielberg, Streep e Pascal hanno più volte rimarcato l’importanza che ha oggi rappresentare questa figura femminile e del cambiamento che avviene nel film. Sia grazie alla sceneggiatura che all’interpretazione di Steep si evince il carattere insicuro di Kay e il cambiamento nella percezione di se, riuscendo a cogliere il momento in cui l’editrice trova la sua. Meryl Streep ha rivelato che la produttrice aveva acquistato la sceneggiatura sei giorni prima delle ultime lezioni negli Stati Uniti, e puntava molto sul personaggio di Kay per mostrare quanto fossero arrivate lontane le donne, prevedendo un esito positivo per Hillary Clinton. Purtroppo le elezioni non ebbero l’esito che si aspettava la maggior parte di Hollywood e quindi il film, come sostiene la Streep, è diventata una storia su quanta strada ci sia ancora da fare per le donne.

Il cast di supporto, proveniente prevalentemente da nuove serie tv, brilla al fianco dei protagonisti. Da tenere d’occhio i personaggi femminili come Alison Brie (GLOW) nel ruolo della figlia di Kay Graham, un rapporto interessante che mette in luce il lato materno e il ruolo più casalingo di Graham; Carrie Coon (The Leftovers) che interpreta Meg Greenfield, una giornalista che spicca in un mondo di uomini per la sua  brillante intelligenza e schiettezza, ma anche Bob Odenkirk (Breaking Bad) nei panni del giornalista Bed Bagdikian, che si è battuto in prima linea per ottenere e pubblicare i Pentagon Papers.

The Post è un film emozionante e coinvolgente che si inserisce di diritto in quel solco scavato da pellicole che hanno fatto la storia del cinema, come Tutti gli uomini del Presidente e il più recente Il Caso Spotlight. Spielberg riporta alla perfezione sullo schermo i drammi interiori e le difficili scelte che popolano ogni giorno il mondo del giornalismo d’inchiesta e Meryl Streep ci regala un’interpretazione potente e di carattere, in grado di contribuire alla rivoluzione in corso sulla percezione dei media e delle donne.

The Post

The Post Cover
  • Regia: Steven Spielberg
  • Nazionalità: USA
  • Distributore: 01 Distribution
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 118 min.
  • Data di uscita: 1 Febbraio 2018
  • Cast: Tom Hanks, Meryl Streep, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford, Bruce Greenwood, Matthew Rhys, Alison Brie, Carrie Coon, David Cross, Jesse Plemons, Michael Stuhlbarg, Zach Woods
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