Peter Jackson's King Kong

Fate largo al gorilla Ubisoft - Recensione

Di Marco Modugno
In principio fu il film, del 1933, di Cooper e Shoedsack, interpretato dal trio Robert Armstrong (Carl Denham), Bruce Cabot (Jack Driscoll) e Fay Wray (Ann Darrow). Il gorilla che sfidava i biplani in cima ad un Empire State di cartapesta fece storia, attraversando più di una generazione cinematografica fino al 1976, data d'uscita del remake di John Guillermin nel quale recitavano (con altri nomi e in una trama ampiamente rivisitata e aggiornata) Jeff Bridges, Charles Grodin e Jessica Lange. La nuova pellicola, però, non riuscì mai a spodestare del tutto, nonostante si avvalesse del colore e d'effetti speciali più sofisticati, il ricordo del primo mitico film in bianco e nero, rimasto un cult per decine di migliaia d'appassionati in tutto il mondo. Tra loro, fin da bambino, il cineasta neozelandese Peter Jackson, noto per aver portato sul grande schermo, incassando qualcosa come 17 Oscar, la trilogia tolkieniana de “Il signore degli anelli”.
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Stavolta ti becco, dannato uccellaccio!
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Fermare il T-rex con una Luger è come tentare di svuotare il Pacifico con un secchiello...
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Ehi bella pupa! Che fai tutta sola soletta?
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Se al Jackson di Bad Taste o Braindead, splatteracci ignoti a chi non sia un vero appassionato del genere, le porte delle major del cinema venivano sbattute in faccia ogni qualvolta si permetteva anche solo di nominare King Kong e la possibilità di realizzare il suo sogno di girarne il remake, al miliardario pluripremiato, alfiere del cinema “down under”, quelle stesse porte sono state, ovviamente, spalancate con rullo di tamburi e squilli di tromba.
Risultato: tra poche settimane, nelle sale di tutto il mondo, uscirà la nuova edizione della storia del gorilla più celebre di tutti i tempi nella quale, gettata nel cestino la sceneggiatura modernista del '76, si riprende in toto, biplani compresi, quella del '33, adeguandola dove serve e attingendo a piene mani al cappello a cilindro pieno di effetti speciali del Weta Workshop. Successo annunciato di pubblico e di merchandising, che già assedia negozi di giocattoli e di gadgets. Inevitabile, quindi, un tie-in multipiattaforma che faccia da traino al film nelle case dei videogiocatori di tutto il mondo.


Il fatto che lo sviluppo sia stato affidato alla blasonatissima Ubi Soft, e che vi abbia partecipato Peter Jackson (così appassionato di videogiochi da essere in procinto di produrre e dirigere il film di Halo), costituiscono di per sé due belle garanzie, in un mercato dove il fatto di essere tratto da un film di successo quasi mai costituisce un elemento di giudizio favorevole per un gioco. Anzi, diciamocelo, i tie-in nella stragrande maggioranza dei casi, sono dei minestroni raffazzonati dove, a qualche sequenza del lungometraggio, inserita tout-court o clonata in computer grafica, vengono aggiunti colonna sonora e voci dei doppiatori senza la minima cura o attenzione per chi il titolo dovrà giocarlo. Il che è cosa ben diversa dallo starsene in poltrona davanti al 16:9 del salotto, con un sacchetto di popcorn nella sinistra, il telecomando del DVD nella destra e l'impianto surround impostato a manetta.
“La mia banca è diversa” recita uno spot di successo. Stesso slogan potrebbe adottarsi per il titolo Ubi Soft che, lungi dal costituire solo un'appendice di merchandising, possiede un contenuto qualitativo elevato proprio, al punto da risultare appetibile perfino per chi decidesse di non andare affatto a vedere il film.
Il gioco vi permette di indossare i panni di Jack Driscoll (per il 75% del tempo) e la pelliccia di Kong (il restante 25%), rivivendo le avventure dei due dal drammatico sbarco su Skull Island fino al tragico epilogo newyorchese.
Complice una grafica davvero sbalorditiva, godibile appieno, però, solo sulle macchine più performanti, un sonoro impeccabile, arricchito dalle voci degli attori e dall'evocativa colonna sonora di James Newton Howard, e un gameplay accessibile a tutti, privo d'inutili tecnicismi, il gioco riesce a catturare fin da subito nella sua atmosfera immersiva.

Allo scopo di coinvolgere il più possibile i giocatori, il team di sviluppo ha adottato alcune scelte coraggiose, come la soppressione di qualsiasi HUD, mirino o contatore dei colpi, sostituito quest'ultimo da frasi del nostro protagonista, sempre tempestivo nel segnalarci lo stato della nostra scorta di colpi. Dopo aver giocato una mezz'oretta, siamo sicuri che anche i fan dell'FPS estremo saranno concordi come tale impostazione nulla sottragga al divertimento, aumentando anzi, e di parecchio, il coinvolgimento nella trama anni '30 che fa da sfondo alle nostre scorribande.
Oltretutto, l'assenza della croce di mira non sembra penalizzare la nostra accuratezza, sia che si faccia uso di un “tommy gun” stile Al Capone, sia che ci si affidi ad una più rudimentale lancia, magari ricavata là per là dalla costola d'un animale morto. Quanto alla salute del nostro alter ego digitale, il sistema adottato dal team di Montpellier è allo stesso tempo quanto di più realistico e di giocabile esista. Se rimediate una castagna da qualsiasi nemico, lo schermo si colorerà di rosso per segnalarvi la ferita. Se a quel punto non sarete lesti ad allontanarvi e ne incasserete un'altra, tanto varrà farsi prendere le misure per la bara dal primo carpentiere di passaggio.
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Ho giusto bisogno di una borsetta di lucertola per la mia nuova ragazza...
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Non saremo finiti per sbaglio nel Jurassic Park?
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Chissà perché non le piaccio?
Il sistema, in questo modo, privilegia gli utenti meno esperti, consentendo loro, il più delle volte, di sfuggire ad una morte prematura. Allo stesso tempo, la cosa non penalizza affatto il livello di sfida visto che, specie nelle situazioni più concitate, la possibilità d'incassare una doppietta sono elevate.
La maggior parte della trama, nel gioco come nel film, è ambientata nella cupa Skull Island, dove la fanno da padroni, a parte il primate gigante che dà il titolo ad entrambi, dinosauri e artropodi decisamente fuori misura, tutti accomunati dal desiderio di fare a pezzi Jack Driscoll e la sua sventurata compagna di viaggio. Gli scontri non sempre saranno alla pari e al nostro eroe non mancheranno le occasioni di far lavorare la materia grigia. Come quando dovrà appiccare il fuoco alla macchia per aprirsi il passaggio o eliminare qualche minaccia economizzando le preziose munizioni, paracadutate di quando in quando da un provvidenziale idrovolante pilotato dal comandante della nave che li ha condotti sull'isola. O quando sarà costretto, per sfuggire ad un invulnerabile T-Rex, ad inventarsi scatti da centometrista, magari allettando il “bestio” con bocconcini di carne sanguinolenta procurati all'abbisogna e utilizzati come esche.

I puzzle non vanno molto oltre il “trova la leva e sblocca la porta”, oltretutto facilitati nella loro soluzione dalla linearietà della trama (dimenticate la libertà d'azione di Far Cry; d'altronde siete in un film, no?) ma la cosa non sottrae nulla al divertimento, sempre ad ottimi livelli.
Anche l'IA di alleati, sempre all'altezza della situazione, e dei nemici, che vi attaccano a testa bassa, esattamente come ci si aspetterebbe da tirannosauri e velociraptor, sembra implementata in modo verosimile e coinvolgente.
Unica nota tecnica stonata può essere la necessità, per poter godere appieno della magnificenza grafica del gioco, davvero all'altezza della versione top del titolo, sulla neonata Xbox 360, di possedere una macchina davvero performante. Scordatevi di impostare i settaggi al massimo se non avete un paio di Giga di RAM e una scheda video ninja, insomma!
Se la giungla di Skull Island fa gridare al miracolo, in termini qualitativi e di coinvolgimento, specialmente quando, impersonando Kong (vedi box), ve ne andrete in giro a mostrare alla malcapitata Ann-Naomi come si squarta a mani nude un velociraptor, la sezione ambientata a New York segna un po' il passo, con palazzi troppo squadrati e strade troppo poco affollate e movimentate, anche per una città sotto assedio. Il riscatto arriva alla fine, con l'epilogo in cima all'Empire State Building, al termine del quale, dopo appena sei-sette ore di gioco, dovrete rassegnarvi ad osservare scorrere i titoli di coda.

L'assenza di un improbabile multiplayer e di opzioni di gioco alternative alla trama minano seriamente la longevità del gioco, lasciando la bocca amara a tutti gli hardcore gamers ai quali non rimarrà, una volta terminata la trama in un paio di serate al massimo, che rigiocare tutto daccapo un paio di volte nel dubbio di essersi lasciati indietro qualcosa e poi rivendere il gioco o riporlo sullo scaffale dei ricordi.
D'altro canto, una volta tanto saranno contenti i giocatori della domenica, eternamente frustrati per non avere il tempo di finire mai un gioco, parlo di quelli che vantano trame da sessanta-settanta ore, a meno di non rinunciare alla propria esigua fetta di tempo libero per mesi e mesi.
Brevità a parte, comunque, King Kong è un gioco che, finché dura, mette d'accordo tutti. Né ingenuo né inutilmente cervellotico, esente da barocchismi inutili, tecnicamente evoluto al punto da ripagare anche gli smanettoni più indefessi, semplice per facilitare l'accesso dei neofiti e dei più giovani, fedele alla trama del film da cui è tratto senza snaturare la sua estrazione videoludica.
Niente da dire. Ubi Soft, ancora una volta, è riuscita a sfornare un titolo ben fatto e divertente. Strizzando l'occhio, come dicevo poc'anzi, ad una fascia di clientela più matura e taciturna della folla dei teen-ager, ma non per questo meno attenta al mercato. Un bravi meritato al team di Montpellier. E la nostra raccomandazione a voi tutti di provare il gioco. A meno che non siate allergici al pelo di gorilla...
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Ehi bello, se vuoi ti mostro l'ultima fatality che ho imparato
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Cosa non farei per una bella bionda...
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Era ora! Finalmente, per merito del team franco-canadese di Ubi Soft, ma anche del contributo fornito allo sviluppo del gioco da Peter “Signore degli Anelli” Jackson, arriva sui nostri PC un tie-in cinematografico davvero degno del film che anticipa di qualche settimana. Il gioco, al di là di una trama che, non foss'altro per i 72 anni d'età, non promette grandi sorprese, regala a giocatori esperti o meno qualche ora di sano ed adrenalinico divertimento, adottando accorgimenti, come l'eliminazione dell'HUD e il magnifico abbinamento della colonna sonora, in grado di ricreare davvero la sensazione di “essere nel film”. Senza contare il gusto di divertirci a spaccare tutto nei panni pelosi del re dei gorilla! Peccato che finisca tutto troppo in fretta.
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Peter Jackson's King Kong

  • Piattaforma: PC
  • Produzione: Ubisoft
  • Sviluppo: UbiSoft
  • Distribuzione: Ubisoft
  • Genere: Avventura
  • PEGI: +12
  • Uscita italiana: Gennaio 2006
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