Recensione Yomawari: Night Alone

Nippon Ichi Software ci mostra la sua idea di Survival Horror
Tommaso Alisonno Di Tommaso Alisonno
Una bambina rincasa triste e sconsolata: la sorella maggiore si accorge subito che il cagnolino Poro non è al guinzaglio e pensando che sia scappato corre a cercarlo. Ma la bambina sa che Poro è stato investito per colpa sua e quando sulla città calano le prime ombre della sera, preoccupata per il non ritorno della sorella, decide di andare a cercarla. Inizierà così una notte lunga e terrificante in cui la bambina, protagonista della storia, dovrà ritrovare Poro e la sorella in una città invasa dagli spiriti maligni.

Yomawari Night Alone è un Survival Horror puro e duro come ormai se ne vedono sempre meno: nella sua esplorazione notturna della città la bambina non avrà infatti alcuna arma al di fuori di una torcia elettrica. Questa sarà utile comunque solo a rivelare la presenza dei nemici e non certo a danneggiarli, anzi: talvolta li attirerà e in certe occasioni sarà addirittura necessario spegnerla, esponendo così la bambina a veri e propri pericoli invisibili.
Yomawari: Night Alone
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I comandi di base sono dunque limitati all'analogico sinistro per il movimento, al destro per orientare la torcia – comunque in un arco limitato di fronte alla bambina – e al tasto R per correre: lo scatto consuma una barra che si ricarica col tempo, ma la presenza di nemici e il conseguente accelerare del battito cardiaco fa sì che si consumi molto più rapidamente. Sarà anche presente un tasto di interazione con l'ambiente (raccogliere, usare, nascondersi) e un inventario tramite cui selezionare un singolo oggetto d'uso immediato che la bambina potrà lanciare: un sasso, un fiammifero, un pesce, una monetina…

Le monetine, soprattutto, saranno importanti perché tramite esse sarà possibile effettuare un “quicksave” presso le varie Statue Gizo sparse per la città, che poi fungono anche da teletrasporti. Attenzione: non si tratta di un Save vero e proprio, ma solo di un punto in cui tornare in caso (frequente) di Game Over. L'unica situazione in cui potrete effettivamente salvare la partita è in casa, tra un capitolo e l'altro.
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Presso i santuari sarà sempre possibile trovare monetine o altri oggetti
La storia si articola infatti nell'arco di sette capitoli successivi, ciascuno ambientato in un differente quartiere della città: capitolo dopo capitolo potrete anche riattraversare le zone già visitate, ad esempio in cerca dei numerosi collezionabili presenti, ma l'azione vera e propria si svolgerà sempre nelle aree appena sbloccate. Non essendo presente una meccanica di combattimento, il concept del gioco prevede in generale di andare da punto a punto, magari dopo aver ottenuto una chiave o un altro “lasciapassare”, evitando i pericoli lungo strada. Solo alla fine dell'avventura è presente una prova che può essere timidamente catalogata come “Boss Fight” ma ovviamente non entreremo nel dettaglio.

La realizzazione grafica è decisamente retrò ma non per questo poco curata: la scelta di realizzare l'intera città in maniera bidimensionale e di dare ai personaggi una connotazione super-deformed non ha infatti privato il gioco di una componente “ansiogena” di tutto rispetto. La musica è poi praticamente assente, limitata ad alcune scene precalcolate: nell'economia del gioco, infatti, i suoni ambientali, il rumore emesso da alcuni mostri e, soprattutto, il battito del cuore della bambina sono fondamentali. I testi sono disponibili esclusivamente in lingua inglese.
Yomawari, se non s'è capito, è in grado di far sobbalzare il giocatore sulla sedia in più circostanze, sebbene sia pur vero che proseguendo nella vicenda ci si faccia un po' il callo e che molte morti vengono accompagnate più da un gesto di stizza (leggasi “Ancora?!? Ma porc…”) che non da vera e propria sorpresa quando l'ennesimo mostriciattolo ci riempirà lo schermo di schizzi di sangue.

Anche il plot non segue una trama rigidamente legata alla vicenda: in più di un capitolo la bambina si troverà ad avere a che fare con luoghi o spiriti che nulla hanno a che fare con Poro o la sorella, e che possono essere dimenticati quando finalmente si può “tornare a casa” a salvare. Il tutto, infine, giunge a compimento in circa 4-5 ore, sebbene dopo l'ending sarà possibile girovagare ancora per la città in cerca degli ultimi collezionabili (e un trofeo richiede 50 ore di passeggiate a lume di torcia).

Insomma, in conclusione questo Yomawari si presenta come una serviva horror classico in grado di trasmettere un'ottima atmosfera e di mettere alla prova, se non proprio il coraggio, per lo meno i nervi del giocatore. Probabilmente non entrerà mai nella “Hall of Fame” del genere, ma nel suo piccolo è certamente soddisfacente.
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La torcia è la vostra migliore amica
7
Yomawari riesce sin da subito a trasmettere la sensazione desiderata, ossia quella di trovarsi soli e indifesi in una città buia e popolata di spiriti senza quasi nessun modo per difendersi se non la fuga e il nascondiglio. In seguito le dinamiche di gioco diventano più ripetitive, col risultato di assumere maggiormente una fisionomia da Trial & Error, ma alla conclusione riesce comunque a lasciare un piacevole gusto.
voto grafica6,5
voto sonoro7,5
voto gameplay7
voto durata6

Yomawari: Night Alone

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