Recensione Call Of Duty: Modern Warfare 2

Ritorno al futuro
Luca LuperiniDi Luca Luperini (10 Novembre 2009)
Eroi di tre mondi
Il dovere chiama e Infinity Ward risponde. E se il dovere in questione si traduce nel dare seguito alla famigerata serie sparaccina prodotta da Activision, la risposta non può non implicare il cuore e l'esperienza maturati in tanti anni di battaglia. Forse perfino troppi, avrebbe obiettato qualcuno prima che facesse la sua comparsa quello che è stato indubbiamente il maggior successo della software house californiana. Stiamo ovviamente parlando di quel Modern Warfare che è riuscito a rinnovare le sorti di una saga ormai in lento ma inesorabile declino, stravolgendone coraggiosamente le fondamenta. Niente più seconda guerra mondiale e, soprattutto, un'impostazione multigiocatore, se possibile, ancora più marcata che in passato e contraddistinta da una innovativa, ed azzeccatissima, contaminazione ruolistica. Il trionfo di critica e botteghino ha così portato ad un inevitabile seguito delle avventure, rigorosamente contemporanee, del capitano Price e del suo team antiterrorismo.
Call Of Duty: Modern Warfare 2 - Immagine 3
Qualcosa mi dice che questo terrorista non passerà dei bei momenti..
Call Of Duty: Modern Warfare 2 - Immagine 4
Anche dallo spazio si percepisce la gravità dello scontro
Call Of Duty: Modern Warfare 2 - Immagine 6
Centrare gli obbiettivi in mezzo alla popolazione brasiliana non è impresa da poco.
In questo gelido inizio d'inverno, a spaventare la Task Torce 141 non sono però i soliti estremisti sovietici, e nemmeno il rischio dell'ennesimo olocausto nucleare. Quello che veramente mette pressione sulle seppur larghe spalle del neo-capitano “Soap” MacTravish e compagni è il peso dell'hype. L'hype cinico, e prettamente statistico, degli analisti e delle grandi catene commerciali. L'hype ludico degli addetti ai lavori e, soprattutto, della gigantesca mole di giocatori letteralmente stregati dal fascino della prima incarnazione contemporanea del brand Call of Duty.
Un carico di aspettative con il quale noi stessi siamo sbarcati in quel di Londra, dove ad aspettarci c'era una camera d'albergo, una Xbox 360 (ma abbiamo anche testato la versione PS3, tranquilli) e, soprattutto, Modern Warfare 2.

Neanche il tempo di disfare il bagaglio ed appendere il cappotto, e ci ritroviamo con il pad in mano e lo sguardo ingordo rivolto al menu iniziale. Ed è proprio questa prima, tripartita, interfaccia ad esemplificare nel migliore dei modi la filosofia che Infinity Ward ha voluto imprimere in Modern Warfare 2; Tre comparti di gioco autosufficienti messi uno di fianco all'altro, quasi a simboleggiare la sintesi di quello che, nel 2009 suonato, il gaming ha da offrire.
Una suddivisione netta che merita un'analisi altrettanto distinta, la quale non può non muovere i passi proprio da quella campagna in singolo che fu croce e delizia del primo Modern Warfare.

E Dio creò l'uomo: il single player
Come molti di voi già sapranno, le vicende di Modern Warfare 2 si svolgono ben dieci anni dopo quelle del predecessore, riprendendone in toto il continuum narrativo. Torna quindi l'incubo rosso che, stavolta, assume i lineamenti di Vladimir Makarov, diretto successore del defunto Imran Zakhaev, alla leadership del gruppo ultranazionalista sovietico.
Il nostro compito sarà quello di sopprimere il focolaio bellico prima che le conseguenze diventino irreparabili. Per fare ciò ci arruoleremo nuovamente nelle file della Task Force 141, vestendo principalmente i panni di Gary “Roach” Sanderson, sergente agli ordini dell'ormai capitano “Soap” MacTravish.

Di più, francamente, non vogliamo dirvi per non incorrere nel rischio di anticiparvi, nemmeno implicitamente, nessuno dei numerosi colpi di scena che si susseguono nel corso della storia. Scelte narrative andanti a comporre un plot decisamente sfaccettato e che farà discutere, anche fuori dell'universo videoludico, per la forza provocatoria di alcuni contenuti. Contenuti che talvolta possono diventare disturbanti non soltanto per l'efferatezza presente su video, quanto più per il contesto morale del quale veniamo ad essere, consapevolmente, partecipi.
A far suonare il campanello d'allarme ci penserà il vero e proprio bivio etico al quale il gioco ci sottopone, appena prima di avviare il single player, chiedendoci di ignorare o meno alcuni livelli definiti come possibilmente disturbanti. E se ad un primo acchito tale quesito può sembrare una  mera scappatoia retorica per non incorrere nelle ire della censura, affrontando perlomeno uno dei livelli disponibili può nascere più di una considerazione in merito. Una riflessione di largo respiro su quanto è lecito introdurre in un videogame. Sul “cosa” e sul “come” la violenza possa trovare spazio all'interno dell'espressione videoludica. Un leitmotiv che Infinity Ward porta avanti per tutto il perdurare della storyline, ponendo sempre e comunque l'accento sulla crudezza degli atti,  sulla giustificabilità di alcuni, sull'ingiustificabilità di altri e premendo indistintamente sul lato emotivo ed etico degli stessi.

Certamente non avrete di che annoiarvi durante la decina scarsa di ore che costituiscono la campagna. Se, infatti, la longevità ha subito soltanto un piccolo incremento rispetto al recente passato, oltre al tasso emotivo, anche quello adrenalinico è cresciuto notevolmente, garantendo così un avventura totalmente priva di tempi morti. Ad intervallare il repentino susseguirsi degli eventi, spezzando gli innumerevoli ed affollatissimi scontri a fuoco, ci pensano una serie di intermezzi capaci di alimentare il taglio cinematografico dell'avventura, senza però rinunciare alla componente ludica. Scalate, inseguimenti a perdifiato tra palazzi e sessioni al limite del racing, costituiscono così colorate varianti nell'economia del gameplay. Fasi che, pur non contribuendo sostanzialmente al grado di sfida,  garantiscono sempre e comunque una componente interattiva.

Dal punto di vista squisitamente visivo l'esperienza di gioco non si differenzia più di tanto da quella del quarto Call of Duty. Ciò nonostante sono da sottolineare i passi in avanti fatti nell'utilizzo del medesimo engine grafico. A beneficiarne sono soprattutto gli effetti particellari di cui le battaglie sono abbondantemente farcite. A partire dal fumo, fino ai traccianti dei proiettili, la resa complessiva appare nettamente più verosimile e curata che in passato.  Infine, anche il parco animazioni pare migliorato sia per il numero che per la qualità delle stesse. Animazioni che, sapientemente alternate agli immancabili script di gioco, donano un'impronta ancor più realistica alle fasi di guerriglia, evidenziandone la connotazione massiva tipica di questo Modern Warfare 2.
E se a tutto ciò uniamo un uso decisamente più sfaccettato della gamma di colori, valorizzata dalla varietà cromatica permessa dalle numerose locations, non ci resta che ritenerci soddisfatti  del lavoro di upgrade grafico svolto da Infinity Ward.
Call Of Duty: Modern Warfare 2 - Immagine 8
Povero Crampie. Le mappa multiplayer, riprendono molte delle location del singolo, ma ci sono anche ambienti nuovi di zecca.
Call Of Duty: Modern Warfare 2 - Immagine 9
Tre uccisioni di fila: UAV. Esattamente come nel primo MW.
Call Of Duty: Modern Warfare 2 - Immagine 10
Il Javelin richiede mano ferma e sangue freddo per inquadrare l'obbiettivo.
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Call Of Duty: Modern Warfare 2

Disponibile per: PS3, Xbox 360 , PC
Call Of Duty: Modern Warfare 2 Xbox 360 Cover
  • Piattaforma: Xbox 360
  • Produzione: Activision
  • Sviluppo: Infinity Ward
  • Genere: FPS
  • Multiplayer Locale: Presente
  • Multiplayer Online: Presente
  • PEGI: +18
  • Data di uscita: 15 Ottobre 2012
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