Metro 2033

Dall'ombra di Chernobyl alle tenebre della metropolitana... - Recensione

Di Andrea Bruni
Benvenuti nel mondo del futuro, o perlomeno quel poco che ne resta: un conflitto nucleare di portata apocalittica ha quasi completamente spazzato via il genere umano e cancellato la civiltà come la conosciamo; la superficie terrestre è ridotta ovunque a un deserto di macerie, reso irrespirabile dalle radiazioni e popolato unicamente da mostruosi e feroci mutanti, mentre i (pochi) superstiti sono stati costretti a trovare rifugio nel sottosuolo.

L'anno è il 2033, dall'evento che ha cambiato il mondo sono trascorsi due decenni, un'intera generazione è cresciuta senza vedere la luce del sole nè conoscere altra realtà che non sia la quotidiana lotta per la sopravvivenza di quest'era di tenebra. Artyom è figlio di questo nuovo mondo, nato nei giorni immediatamente precedenti alla guerra e cresciuto in una delle stazioni della metropolitana che i sopravvissuti della città di Mosca hanno popolato e da cui stanno timidamente portando avanti il tentativo di ricostruire una parvenza di società. All'affacciarsi di una nuova, misteriosa minaccia per il già precario microcosmo della metro moscovita, sarà proprio il giovane Artyom a improvvisarsi come eroe della situazione, in un viaggio alla ricerca di aiuto contro il nuovo nemico che lo porterà nei meandri più oscuri della rete di gallerie, un'autentica discesa all'inferno che metterà il nostro protagonista faccia a faccia con tutti i peggiori incubi prodotti da questo nuovo mondo.
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Questi mutanti sono più che avvezzi ad attaccare in massa
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Tenete sempre d'occhio le condizioni della vostra maschera antigas; ancora qualche urto e... beh, potete immaginare le conseguenze
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Visore notturno, nemico ignaro, coltellino pronto all'uso. Ecco come nasce una stealth kill
E'indubbiamente affascinante il setting da cui prende vita Metro 2033, tratto dall'omonimo romanzo scritto da Dmitry Glukhovsky, anche se per moltissimi giocatori, quest'introduzione farà scattare qualche deja-vu: Qualche analogia con Fallout? D'accordo, a dopotutto, ciò sarebbe inevitabile per qualunque videogame ad ambientazione post-nucleare. State pensando a S.T.A.L.K.E.R.? Non siete completamente fuori strada, del resto gli esordienti 4A Games annoverano alcuni membri del team di sviluppo del buonissimo capostipite Shadow of Chernobyl, e non mancano analogie d'ambientazione nè qualche ammiccamento alla serie di GSC Game World; ma la verità è che Metro 2033 si discosta senza tanta fatica dai titoli sopra citati, proponendo una formula di gioco dotata di una propria definita personalità basata su un'anima da FPS con classica struttura a livelli, su cui si innestano contaminazioni stealth e una ristrettissima (ma nient'affatto ininfluente, ne parleremo più avanti) componente ruolistica; un gioco moderno che può vantare molti spunti di gameplay e in grado di garantire un'elevata varietà di situazioni.

Nei panni di Artyom ci troveremo a svuotare il caricatore della nostra arma di fiducia contro umani, sorci geneticamente modificati e altre creature poco amichevoli, ci adopereremo in operazioni di difesa e salvataggio, ci infiltreremo più o meno furtivamente in territori di guerra tra fazioni, combatteremo a bordo di veicoli e così via. Ludicamente parlando c'è tantissima carne al fuoco in Metro 2033, tutto così ben assortito e amalgamato da rendere l'intera durata del gioco (che a difficoltà normale difficilmente vi terrà impegnati più di 8-9 ore, lecito chiedere qualcosa di più) un'esperienza priva di momenti di stanca e capace di garantire sempre alto, altissimo l'interesse e il "sense of wonder" da parte del giocatore. Breve ma intenso, mai definizione fu più calzante.

Dunque, un elogio ai ragazzi di 4A Games per un gameplay tanto piacevolmente variegato appare doveroso, altrettanto inevitabile è constatare quanto paradossalmente, Metro 2033 perda qualcosa in quello che dovrebbe essere il cuore di qualunque sparatutto, ossia gli scontri a fuoco. Per carità, nulla di così disastroso, ma il versante puramente shooter si presenta in maniera tutt'altro che ineccepibile: a fronte di meccaniche di base ampiamente collaudate, i risultati prestano il fianco a diverse ragioni di perplessità. L'interfaccia di per sé è pratica e del tutto funzionale: il punto di riferimento è Call of Duty, con HUD ridotto al minimo, indicatore di salute delegato a segnali visivi e sonori (battito cardiaco accelerato, schermo che si tinge progressivamente di rosso e così via. Potrete rigenerare le vostre ferite rintanandovi al sicuro, o in caso di emergenza, utilizzare un comodo medikit), arsenale limitato a non più di tre armi per volta fatta eccezione per pugnali ed esplosivi e uso massiccio di iron sights ; fin qui tutto bene. Al momento di passare ai fatti, invece, non tutto è così soddisfacente: la prima cosa che si nota, specie negli incontri con avversari umani, è la goffaggine dei movimenti dei nemici; le sparatorie risultano decisamente troppo legnose rispetto a quanto visto nelle migliori produzioni del genere, e un'IA nemica non sempre particolarmente brillante non riesce a far chiudere un occhio su questa pecca. Oltretutto, risulta piuttosto fastidiosa la sensazione d'inefficacia della nostra potenza di fuoco con cui spesso e (poco) volentieri ci troveremo a fare i conti.

Ok che i proiettili in nostro possesso sono perlopiù di natura artigianale (le pallottole di produzione militare, molto più efficaci in combattimento, sono infatti così pregiate e ricercate da costituire l'unica vera forma di valuta nel mondo della metropolitana moscovita), ma la coerenza narrativa non rende affatto più simpatico vedere un nemico farsi un baffo del colpo che gli abbiamo appena sparato nel grugno e avanzare come se nulla fosse. Ora, per carità, non vorremmo apparire troppo catastrofici nei confronti di un versante sparatutto comunque dignitoso, ma la cruda verità è che Metro 2033 ha ben poche possibilità di rivelarsi l'FPS dei vostri sogni, in quanto a sparatorie. Un peccato, considerando la grande cura riversata in tutti gli aspetti "di contorno", prima su tutte una fase stealth assolutamente piacevole e ben integrata col resto: poi certo, nessuno si aspetti nulla che non si sia già visto, e in maniera più approfondita in qualunque titolo "specifico" da Thief in poi, emulare per le gallerie della metropolitana il Garret o il Sam Fisher di turno è suprattutto questione di camminare lontani dalle superfici più rumorose ed evitare -se non direttamente spegnere o distruggere- qualunque fonte di luce sulla nostra strada.
Proprio la gestione dell'illuminazione meriterebbe una menzione speciale all'interno dell'economia di Metro 2033, come d'altronde è del tutto preventivabile da parte di un gioco ambientato per la stragrande maggioranza in tunnel del sottosuolo e luoghi in cui la manutenzione è per forza d cose tutt'altro che solerte: la luce è allo stesso tempo la nostra migliore alleata e una fonte di pericolo capace di condannarci a morte certa, la nostra fedele torcia elettrica (che dovremmo periodicamente ricaricare manualmente con la dinamo in dotazione) può aiutarci a individuare le minacce che ci circondano e mostrarci dove stiamo per mettere i piedi, ma al contempo dovremo utilizzarla con estremo criterio, gironzolare a fari accesi è esattamente la maniera più facile con cui possiamo venire individuati e utilizzati come un comodo bersaglio di tiro da parte di chiunque voglia farci la pelle. Vien da sé come i rarissimi visori a infrarossi costituiscano uno dei gadget più utili su cui avremo facoltà di mettere le mani.

Quindi, riassumendo, fin qui abbiamo un FPS versatile e ricco di contenuti, ma su cui pesa inesorabilmente la scarsa brillantezza nell'aspetto più importante. Quanto basta per relegare Metro 2033 nel limbo delle grandi occasioni mancate? Le cose fortunatamente non stanno così, l'opera prima del team ucraino ha ben altre carte da giocare, ed esse sono talmente vincenti da far scivolare in secondo piano qualunque sbavatura in termini di giocabilità. Innanzitutto, l'atmosfera è a livelli di eccellenza che ben pochi altri videogames sono mai riusciti a sfiorare, e non si tratta di un'esagerazione: non c'è angolo del mondo di gioco che non sia stato caratterizzato meno che splendidamente, ogni luogo ha qualcosa da raccontare e chiama in causa un ampio ventaglio di emozioni: partiamo dalla stazione di Artyom, in cui si respira in ogni volto e in ogni conversazione un senso di preoccupazione e di tragedia incombente, ma anche un filo di speranza e una vibrante volontà di andare avanti ed esorcizzare le paure; insomma, anche dopo una catastrofe così terrificante, è ancora possibile entrare a contatto con un pò di umanità. Diverso è il discorso nelle remote gallerie che il nostro viaggio ci poterà a percorrere, in cui la sensazione predominante è la paura, del buio, delle presenze ostili che ci circondano, degli spettri -reali o metaforici- che condannano queste zone un tempo brulicanti di vita e simbolo del progresso a inscenare senza sosta il passato e le tragedie che furono.

Giusto per precisare, seppure qualunque accostamento al genere dei survival horror appare del tutto forzato, la tensione sarà una costante, e non mancheranno momenti genuinamente terrificanti. Infine, le rovine della fu città di Mosca, meta delle nostre episodiche escursioni in superficie, rappresentano un autentico capolavoro di suggestione: vagare per  i resti disastrati della grande metropoli, ora una violenta terra di nessuno, gelida e perennemente sovrastata da un cielo grigio, non è un'esperienza facilmente dimenticabile; la disperazione e l'alone di morte e abbandono costituiscono una cappa opprimente e angosciosa, che quasi vi spingeranno ad accogliere con sollievo l'incontro coi mutanti di turno, pur di avere un pò di "compagnia" in quest'arido monumento alla devastazione.
Tutto ciò è realmente appagante ed emozionante, ma la notizia migliore è che in Metro 2033 l'atmosfera non è affatto un tocco di stile fine a sé stesso: ad accompagnare e dare sostanza a questa magnifica messa in scena, ci pensa infatti un plot di altissimo livello, sfaccettato, profondo e stimolante su più livelli per l'intelletto e la sensibilità del giocatore; i tempi della narrazione sono scanditi con una cadenza perfetta, e una sceneggiatura illuminata propone dialoghi affascinanti e mai banali. Sono molti i temi toccati o sfiorati (la scelta predominante è accennare piuttosto che spiegare direttamente e inequivocabilmente, un azzeccatissimo incentivo a mettere in moto i neuroni per farci un'idea e darci risposte sul contesto che ci circonda; il fascino dell'opera ne risulta ulteriormente rafforzato), e annoverano riflessioni su cui vale davvero la pena di soffermarsi.

Lo sguardo sulle vecchie, brutte abitudini a cui il genere umano non sembra voler rinunciare la fa da padrone, con un occhio particolarmente impietoso sulla guerra tra fazioni politiche, in cui le ideologie sono ridotte a niente più che una scusa per mandare uomini al macello l'uno contro l'altro, anche se quello per cui lottare non è niente più che cumuli di detriti polverosi e cunicoli pullulanti unicamente di gas velenosi e cadaveri. Altro discorso messo in primo piano è il confronto tra Artyom e i figli del "vecchio" mondo, costretti a portare sulle spalle il peso della consapevolezza di quanto è accaduto, di un mondo che probabilmente mai più tornerà e che per i giovani esiste soltanto nelle vecchie cartoline e in racconti ormai visti come favole di un tempo lontano e quantomai distante dalla realtà. Sarà proprio la crescita del nostro personaggio principale a rivestire un ruolo di fondamentale importanza: sebbene possa inizialmente sembrare il contrario, Artyom non si allinea alla numerosa scuola di protagonisti muti a cui gli sparatutto in prima persona ci hanno abituati, Artyom è in realtà uno spettatore tutt'altro che passivo, già dalle sue introduzioni in prima persona che accompagnano il caricamento dei livelli, si capisce come il nostro giovane alter ego sia più che ricettivo nei confronti delle esperienze che sta vivendo.

A questo pro si inserisce la già citata componente ruolistica: nel corso del gioco ci troveremo di fronte a scelte e autentiche occasioni di comprendere e imparare vere e proprie lezioni di vita; un sistema morale quasi invisibile (come nella vita reale, dopotutto!) e per questo facile da lasciarsi sfuggire, ma che alla fine dell'avventura si rivelerà del tutto decisivo negli esiti dell'epilogo. E non stiamo parlando della semplice possibilità di scegliere tra due possibili finali; le conseguenze della strada ce decideremo di intraprendere ci metteranno di fronte alle scelte che abbiamo compiuto come, pochi altri videogiochi abbiano mai avuto il coraggio di spingersi, in un end scene che, lontano dalla catarsi che ci si aspetterebbe, lascia in dote al giocatore una serie di riflessioni e incertezze. Una conclusione di rara potenza, che rappresenta il fiore all'occhiello di una trama ad altissima densità emotiva. Chiunque voglia portare avanti il -sacrosanto- discorso sul videogame come forma d'arte, avrà in Metro 2033 una valida argomentazione in più. Chapeau ragazzi.

Anche sotto il profilo tecnico ci troviamo di fronte a una produzione di elevato profilo, che rende pieno merito alle potenzialità del PC come macchina da gioco: il 4A Engine, sviluppato per l'occasione, è attrezzato per sfruttare l'hardware di ultima generazione, grazie al supporto della tecnologia DirectX11 e gli effetti ambientali di nVidia PhysX, ma anche col "vecchio" rendering DX9, lo spettacolo restituito ai nostri occhi è di tutto rispetto; gli ambienti sono ricostruiti con dovizia di dettaglio, i modelli, seppur con qualche lieve caduta di stile (non tutti i volti sono particolarmente espressivi) fanno egregiamente la propria figura, ed effetti ambientali e filtri costituiscono un vero valore aggiunto a un comparto visivo pienamente capace di supportare tutto lo sforzo concettuale e realizzativo profuso nella creazione dell'atmosfera. Una menzione particolare va infatti alla gestione della luce: tutto di prima qualità, esteticamente suggestivo quanto funzionale alle meccaniche di gameplay correlate.

Il prezzo da pagare per tutto questo, sta però in una certa pesantezza del motore, tutt'altro che misericordioso in fatto di requisiti di sistema; per risultati ottimali e senza cali di prestazioni, avrete bisogno di un PC in grado di tirare fuori i muscoli (testato su un dual core e8400 con 4 GB di RAM e una Radeon 3870, il gioco viaggia a dettagli alti, con AA disattivato e filtro 4X, ma non senza accusare qualche momento di stress, specialmente negli spazi aperti). Piuttosto, il plauso incondizionato è da riservare al settore sonoro. Difficilmente sentiremo un vero accompagnamento musicale, che non provenga da un giradischi o dalla chitarra di qualche improvvisato intrattenitore; ad accompagnarci per il nostro viaggio saranno voci (ok il doppiaggio italiano) e soprattutto rumori, tutti studiati a regola d'arte per tenere alta l'apprensione e costringerci a tenere sempre ben aperte le orecchie. Non mancano poi autentiche pennellate di classe, come ad esempio nei momenti in cui dovremo indossare la maschera antigas: in prossimità dell'esaurimento del filtro (ah ecco, portatevi sempre con voi una buona scorta!) il respiro del nostro Artyom si fa più affannoso e agitato, anche con un inventario zeppo di filtrini di ricambio, sono assicurati momenti di autentica angoscia.

Siamo giunti dunque al capolinea, tempo di dare una valutazione al servizio che questa scampagnata in metropolitana ci ha offerto. E credetemi, duole terribilmente non poter parlare di questo Metro 2033 come di un autentico capolavoro, perchè le premesse c'erano tutte, e perchè comunque il titolo di 4A Games è capace di dare tantissimo in quanto a coinvolgimento e a emozioni, come poche altre volte ci è capitato di constatare in ambito videoludico. Questo, certo, potrebbe tranquillamente bastare da solo a fornire una valutazione ampiamente positiva e a giustificare l'acquisto, ma purtroppo, è giusto rimarcare che certi difetti non possono passare sotto silenzio. E in questo caso, stiamo parlando di un FPS in cui le sparatorie sono la parte meno riuscita, chi cerca innanzitutto uno sparatutto in prima persona in grado di reggere il confronto coi mostri sacri del panorama, non potrà che rimanere con l'amaro in bocca. Se invece siete disposti a mettere tutto questo in secondo piano a favore di un'esperienza ludica emozionante e di travolgente intensità, non esitate a staccare un biglietto e mettervi in carrozza, Metro 2033 saprà regalarvi tante, tantissime soddisfazioni.
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Un'Anomalia di Stalkeriana memoria. Coreografica quanto letale
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La torcia elettrica può essere ricaricata con questa dinamo. Inutile dire che svolgere quest'operazione se non siete in un luogo al sicuro è del tutto sconsigliabile
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Quel che resta della capitale russa. Anche più deprimente di quel che sembra
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Che rabbia. Metro 2033, forte di una sceneggiatura da urlo e di un'atmosfera magistralmente ricreata, riesce a toccare vette artistico-emotive come ben pochi videogiochi sono riusciti a fare finora, eppure non riusciamo a parlarne come di un capolavoro assoluto e irrinunciabile. Colpa di sbavature minori e soprattutto un versante puramente shooter che non riesce a convincere del tutto, cosa che in FPS è sorvolabile solo fino a un certo punto.  L'esordio di 4A Games deve accontentarsi di essere "semplicemente" un ottimo gioco, con tutte le carte in regola per offrirvi un'esperienza ludica memorabile, ma potenzialmente deludente per chiunque si aspetti prima di tutto una bella scorpacciata di scontri a fuoco. Consigliatissimo, ma con le dovute riserve.
8.5
9
7.5
6.5

Metro 2033

Disponibile per: PC , Xbox 360
  • Piattaforma: PC
  • Produzione: THQ
  • Sviluppo: 4A Games
  • Distribuzione: THQ
  • Genere: FPS
  • Uscita italiana: Aprile 2010
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