Recensione Mafia III

La mafia si sposta a New Bordeaux
Roberto Vicario Di Roberto Vicario
Mafia è una di quelle serie che ha sempre fatto discutere. Sin dal primo capitolo sviluppato da Illusion Softworks, senza dimenticare ovviamente Mafia II, la serie ha spesso spaccato in due fan e critica. A distanza di diversi anni, e dopo incessanti rumors, ecco che il terzo capitolo della serie arriva finalmente sulle console di attuale generazione, e PC. Un nuovo team di sviluppo (Hangar 13), un nuovo protagonista, e una storia completamente differente da quello che ci saremmo aspettati vedendo il titolo sulla copertina. Scopriamo qualcosa di più su questo gioco.
Mafia III
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Una città viva e problematica

Il protagonista di Mafia III è Lincoln Clay, un ragazzo di colore che, sin dalla tenere età, ha vissuto ai margini della legalità. Adottato da Sammy, capo della mafia nera di New bordeaux (i riferimenti a New Orleans ovviamente si sprecano), il ragazzo cresce in un ambiente difficile, in cui la componente razziale gioca un ruolo tristemente fondamentale. Una volta cresciuto, decide di partire per il Vietnam, dove riesce anche a mettersi in mostra con azioni eroiche che gli valgono medaglie al valore.

Tornato a casa nel 1968, Lincoln trova una città ancora più difficile da vivere. L'inasprimento delle lotte razziali si fa sentire sempre di più, e la differenza tra i quartiere bianchi e quelli neri è ancora più marcata. In tutto questo contesto si muove la grande ombra di “Sal” Marcano, boss della Mafia italiana e vero e proprio burattinaio della città. Quando le strade di Lincoln e Marcano si incrociano, a causa di un colpo di scena, tutto cambia. Lincoln, scampato miracolosamente alla morte, inizia la sua personale vendetta nei confronti del boss, con un unico obietto: fare fuori tutta l'organizzazione mafiosa di Marcano.

La componente narrativa di Mafia III è tra le più importanti e incisive viste negli ultimi anni. Tolti i contenuti - di cui vi parliamo tra poco -, a stupirci è stata più che altro la maturità di regia e sceneggiatura che gli sviluppatori hanno messo in campo. Tutto è raccontato attraverso un lunghissimo flashback che ha la forma di un documentario. All'interno di cut scene di altissimo livello troviamo infatti protagonisti della storia che a distanza di anni dai fatti accaduti, divulgano la loro versione dei fatti. A questo si aggiunge una estrema caratterizzazione di ogni singolo elemento che compone il cast del gioco, e una violenza estremamente marcata ma altrettanto realistica.
Gli ingredienti principali dei gangster movie, si mescolano sapientemente a quelli dei revenge movie, preparando così al giocatore un cocktail che si sorseggia con estremo piacere. I personaggi, come dicevamo, riescono nel corso dell'avventura a ritagliarsi il loro spazio, grazie ad una personalità spiccata ma funzionale alla storia raccontata; citiamo i due esempi più lampanti: Padre James Ballard, e l'agente della CIA John Donovan.

A colpirci maggiormente è stata però la cura nei dettagli che invade ogni singolo elemento narrativo e di scenografia. Le differenze tra i vari quartieri, dialoghi crudi e razzisti, negozianti che ci chiedono di uscire dal loro locale perché siamo neri, e così molto altro. Vi basti pensare che tra i collezionabili sparsi nella città avremo, oltre al ritorno delle riviste di Playboy, anche riviste d'auto dell'epoca, quadri di Vargas, confezioni di vinili e molto altro ancora. Sotto questo aspetto c'è da dire davvero poco ai ragazzi di Hangar 13. Un titolo maturo, che nelle sue circa venti ore di durata tiene botta in maniera lucida e senza alcun tipo di escamotage narrativo, e soprattutto: un modo per capire ancora più da vicino il significato della parola razzismo.
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Loop di gameplay

Come avrete intuito leggendo le righe qui sopra, scopo del gioco è quello di eliminare l'organizzazione di Marcano, composta dal Boss stesso e nove suoi “generali”. Il titolo, tolta una prima fase più guidata, e dopo il colpo di scena che “libera” definitivamente la narrazione, si apre ad una concezione open world in cui l'esplorazione tipica del free roaming permette di muoversi liberamente per New Bordeaux.

Una scelta interessante, anche se la struttura di gioco tradisce un po questa scelta fatta dagli sviluppatori. New Bordeaux è divisa in distretti all'interno dei quali sono presenti due scagnozzi che gestiscono i racket della zona, e l'affiliato di Marcano che è poi il nostro vero obiettivo. Arrivati in un quartiere dovremo quindi distruggere le attività che troveremo al suo interno per stanare i “picciotti” che gestiscono le varie attività. Una volta uccisi o arruolati nei nostri ranghi, sbloccheremo la missione che ci porterà ad affrontare il vice di Marcano e a prendere successivamente possesso del quartiere.

Una struttura che si ripete per tutta la durata dell'avventura, in un loop che, dopo la conquista di alcuni distretti, diventa leggermente ridondante e fin troppo statica. L'unica varietà e relegata all'uccisione dei “capoccia” di Marcano, con missione che escono leggermente dal seminato. Per tutte le altre la varietà è pressoché assente, con compiti che si alternano tra il distruggere carichi del racket in questione (droga, alcool, ecc.), uccidere soggetti sensibili o recuperare informazioni da alcuni scagnozzi.

Sotto questo aspetto, siamo sinceri, ci aspettavamo molto di più. Il gameplay rischia alla lunga di appesantire un contesto che, seppure piacevole da esplorare, non offre grossi stimoli in termini di varietà.
Un vero peccato, e lo diciamo con estrema amarezza, anche perché alcune delle scelte operate da i ragazzi di Hangar 13 ci avevano anche pienamente convinto. Pensiamo ad esempio ad un level design che premia moltissimo l'approccio stealth, con un sistema di coperture basilare, ma estremamente efficace; ad una serie di animazioni violente e appaganti (sotto l'aspetto coreografico eh!); oppure ad uno stile di guida che ci ha convinto, con una fisica chiaramente votata all'arcade, ma in grado di distinguere ogni singolo mezzo. Infine, ma non per questo meno riuscito, un gun game in cui l'impatto che i proiettili hanno con la carne dei nemici è reso perfettamente e la “pesantezza“ di ogni singola bocca da fuoco è riprodotta in maniera assai convincente.

Peccato che tutti questi elementi positivi vengono il più delle volte ridimensionati da una intelligenza artificiale che, senza troppi giri di parole, dobbiamo definire disastrosa. Le routine delle ronde e soprattutto il campo visivo che hanno i vari nemici è altamente insoddisfacente. Avere meccaniche così valide e non poterle sfruttare perché stando dietro una copertura si possono eliminare 3/4 guardie (semplicemente fischiando per attirarle a noi) producendo il classico effetto “trenino”, ci ha un po deluso. A questo poi bisogna aggiungere una gestione dell'IA della polizia che è risultata deficitaria, purtroppo, tanto quanto quella dei nostri nemici mafiosi.

Decisamente più interessante invece la gestione dei nostri affiliati. Lincoln non può combattere da solo l'impero di Marcano, e ha bisogno ovviamente di alleati. Li trova in Cassandra (leader del cartello haitiano), Bourke (un'immigrato europeo a cui Marcano ha ucciso il figlio)e Vito Scaletta, che non ha sicuramente bisogno di presentazioni.

I tre “generali” sono specializzati in racket differenti e il nostro compito sarà quello di affidargli strategicamente la gestione dei quartieri che andremo a liberare. Scegliere a chi dare il controllo non sarà una scelta semplice, ma un delicato gioco di equilibri. Pendere troppo verso uno dei tre non sarà infatti una mossa intelligente, perché porterà ad inimicarci gli altri due membri del nostro gruppo; alla stesso tempo una gestione equilibrata dei quartieri non ci permetterà però di sbloccare gli aiuti e le migliorie più importanti che ogni singolo personaggio ci elargisce man mano che gli diamo potere. Inoltre, non mancheranno delle missioni secondarie utili a rafforzare i rapporti con i tre individui, ma anche in questo caso non abbiamo purtroppo riscontrato grossa varietà.

Scelte difficili quindi, e che, viste dalla giusta angolatura, ci offrono uno spaccato ulteriore dei giochi di potere che troviamo all'interno di queste cosche.
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Luci ed ombre a New Bordeaux

Parlando della componente tecnica del gioco, ci troviamo anche in questo campo a parlare di luci e ombre. Come già sottolineato, la ricostruzione della città è praticamente perfetta; tutti i dettagli sono al loro posto, e ogni singolo quartiere nasconde elementi che meritano di essere scoperti ed apprezzati. Purtroppo però anche in questo caso ci troviamo davanti ai “classici” bug che spesso vengono a galla nei titoli a stampo open world come compenetrazioni poligonali, fisica che ogni tanto impazzisce e frame rate non sempre stabile sui 30 frame. A preoccupare maggiormente è invece la gestione dell'illuminazione, che passa da giorno a notte in maniera assurda e anti estetica, tanto da essere spiacevole per gli occhi del giocatore. Inoltre, la profondità di campo non è particolarmente elevata e, almeno su xbox one, si ricorre al classico trucchetto della nebbia.

Nulla da dire invece per il comparto sonoro con una soundtrack incredibilmente ricca di pezzi storici e famosissimi. Stesso discorso per una localizzazione che pur con qualche alto e basso ci ha piacevolmente convinto.
7,5
La sensazione che ci lascia Mafia III, dopo circa venti ore di gioco, è quella di una grossissima opportunità buttata via. Non sappiamo se sia colpa di 2K o degli sviluppatori, ma qualche mese in più di sviluppo non avrebbe certamente guastato. Detto questo, se siete fan della serie o più semplicemente volete farvi avvolgere dalla componente narrativa del gioco, date comunque una chance al titolo di Hangar 13, nelle imperfezioni ci sono anche tanti spunti positivi.
voto grafica7,5
voto sonoro9,5
voto gameplay7,5
voto durata8

Mafia III

Disponibile per: Xbox One , PC, PS4
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