Recensione Mad Max

Mad Max debutta sulla next gen...
Roberto Vicario Di Roberto Vicario
Il 2015 sarà sicuramente ricordato come l'anno di George Miller. In barba ai tanti detrattori dalla polemica facile, il regista australiano ha dimostrato con il suo Mad Max: Fury Road come sia ancora in grado non solo di realizzare grandi film, ma di ridefinire un genere sin nelle sue più recondite fondamenta.
Mad Max
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Visto l'ottimo riscontro della pellicola non ci siamo assolutamente meravigliati di vedere il rispettivo tie in arrivare a pochissimi mesi di distanza dall'uscita della pellicola. Un gioco che tuttavia prende per buona parte le distanze dal film, sfruttando solamente l'ambientazione, il culto per il V8, la presenza dei figli della guerra e piccoli altri collegamenti all'universo di Miller.

Abbiamo passato più di venti ore in compagnia di Max nella wasteland, e adesso siamo pronti a dirvi se questo prodotto merita o no di essere acquistato.

Ammiratelo!!

La storia di Max, come dicevamo, prende per buona parte le distanze da quella del film. Il nostro protagonista non assomiglia esteticamente a Tom Hardy, ma condivide tuttavia un inizio pressoché disastroso. Max viene infatti privato di qualsivoglia oggetto, macchina compresa, poco prima di partire per la piana del silenzio, un luogo dove finalmente pensa di poter trovare la pace. Fortunatamente nel deserto incontrerà Chumbucket, uno strano tizio deformato fedele al credo dell'angelo della combustione.

La visione di Max lo convincerà del fatto che un'antica profezia si può ora finalmente avverare, e questo lo porterà ad aiutare il nostro protagonista nella costruzione di un nuovo mezzo, il Magnus Opus. La macchina è ovviamente un V8 molto potente, che servirà a Max per sconfiggere in primis Scabrous Scrotus (il villani di turno, imparentato con Immortan Joe) e poi per arrivare finalmente all'agognata oasi di pace.

Questa, sostanzialmente, sarà la storia che farà da sfondo all'interna esperienza single player. Diciamolo subito, così ci leviamo il problema: la trama di Mad Max non è tra le più brillanti. A fronte di una serie di personaggi molto ben caratterizzati ed in grado di trasmettere l'assurda follia di questa landa desertica post atomica, i dialoghi risultano poco incisivi, prolissi ed il più delle volte superflui. Sebbene non manchi qualche piccolo colpo di scena - soprattutto nel finale - e qualche dialogo azzeccato, alla lunga Mad Max perde di mordente sotto l'aspetto narrativo, trascinando il giocatore verso la fine non tanto per curiosità, quanto più per inerzia o per divertimento nell'affrontare i tantissimi scontri in auto.
Gran parte di questo limite è anche evidenziato da una serie di missioni principali che per essere sbloccate ci chiederanno il più delle volte di compiere determinate azioni o obiettivi secondari per poter essere attivate, se non il più delle volte abbassare il livello di influenza del nemico in una determinata regione. Questa scelta va a spezzare tantissimo il ritmo, costringendo troppo spesso il giocatore a girovagare forzatamente per le Wasteland, quando in realtà vorrebbe semplicemente continuare la storia.

Fortunatamente gli sviluppatori hanno pensato a tutta una serie di attività secondarie che ci serviranno sia per sopravvivere, ma allo stesso tempo anche per potenziare auto e personaggio. Mad Max pesca appieno da strutture già ampiamente consolidate nell'ambito del free roaming, adattandole semplicemente all'ambiente di gioco creato da Avalache.

Torneranno così le fortezze da abbattere e conquistare per poter diminuire l'influenza nemica in quella parte della mappa, mongolfiere che un po' come per le torri di Far Cry, una volta sbloccate, ci permetteranno di salvare sulla mappa tutti i punti di interesse di una determinata zona, gare in auto all'ultimo sangue o ancora convogli da inseguire e distruggere per guadagnare dei power up per il nostro mezzo, per finire con gli immancabili collezionabili.

La sensazione che si ha giocando a Mad Max è infatti quella di un enorme déjà vu che ci porterà il più delle volte ad avere la sensazione di aver già visto o giocato quello che stiamo facendo in quel momento. Fortunatamente lo stile scelto dagli sviluppatori, e la presenza di alcuni elementi decisamente più innovati come ad esempio le occasionali tempeste - che dovremo cercare di evitare a tutti i costi - rendono un po meno percepibile questa sensazione, che comunque volente o nolente, dopo un certo numero di ore viene comunque a galla.
Mad Max - Immagine 1
Ecco il nostro Max al volante.

Una questione di sopravvivenza

Fortunatamente non mancano molti elementi che abbiamo decisamente apprezzato, tra cui tutto il sistema di sopravvivenza impostato dagli sviluppatori. Max vive in un mondo post apocalittico in cui sopravvivere è dannatamente difficile. Proprio per questo motivo, l'unico modo per recupera la vita o i beni primari - in questo caso cibo, benzina e rottami che equivalgono alla valuta di gioco - sarà quello di rovistare nei luoghi più reconditi della mappa oppure attaccare i nemici per poi “sciacallare” loro le risorse.

L'acqua ci permetterà di recuperare una porzione della barra di vita e potrà essere immagazzinata all'interno della nostra borraccia. Se saremo più fortunati invece potremo incappare in scatolette di cibo per cani, o in un branco di larve che ci permetterà di mangiare e recuperare tutta la barra della vita.

Stesso discorso per la benzina. Tutti i mezzi che useremo avranno bisogno di essere riforniti, e per farlo dovremo avere sempre a disposizione una tanica di benzina che potremo immagazzinare nel retro della nostra auto. Tanica, che ci tornerà utile anche per farla esplodere determinati cancelli od oggetti in missione.

Infine i rottami, la vera valuta del gioco, lo strumento per poter personalizzare e potenziare il nostro mezzo fino a trasformalo in una vera e propria macchina da guerra. Questi potranno essere recuperati in moltissimi modi, ma principalmente ammazzando nemici, recuperando auto delle fazioni rivali oppure portando a compimento delle missioni secondarie che troveremo casualmente sparse sulla mappa.
In questo senso la personalizzazione del personaggio e del mezzo è una delle caratteristiche che più ci ha colpito del gioco. La Magnus Opus è personalizzazione in ogni suo piccolo elemento da quello estetico (carrozzeria e trofei) a quelli delle prestazioni, e ogni scelta che faremo andrà ad influenzare una serie di parametri che vanno dalla resistenza alla durata e così via.

Potenziare la macchina non è ovviamente una cosa da poco visto che gran parte dell'avventura si svolgerà proprio sulle quattro ruote. In questo senso il lavoro degli sviluppatori non è stato per nulla malvagio. La fisica del mezzo non è proprio perfetta ma si adatta perfettamente allo stile arcade già visto in altri prodotti Avalanche, con l'unica grossa pecca legata ad una eccessiva leggerezza del mezzo che a volte fa fare al giocatore voli esagerati ed ingiustificati.

Nonostante questo combattere con i mezzi è super divertente. Dalla nostra abbiamo le classiche sportellate, l'arpione per distruggere pezzi d'auto oppure il nostro solito fucile per uccidere malcapitati che tentano a tutti i costi di assaltare il nostro mezzo. Il meglio di se, questo sistema, lo da ovviamente quando ci troviamo a scontrarci con tanti mezzi. Un bellissimo caos audio visivo che ci ha ricordato più di una volta il film di Miller.

Lo stesso non si può dire del combattimento corpo a corpo, che a fronte di un sistema di personalizzazione anche qui molto profondo, non si conferma pienamente per quanto riguarda il gameplay. Portando a termine una serie di compiti il livello del nostro personaggio salirà di esperienza e questo ci permetterà di sbloccare sia nuove abilità, quanto nuovi elementi estetici con cui personalizzarlo…tra cui il famoso giubbotto di pelle.

Il sistema di combattimento riprende molto da vicino quello visto in Batman, con un tasto per l'attacco leggero e pesante, uno per la parata e contromossa ed uno per la schivata. Sebbene sia comunque funzionale, molte volte si ha la sensazione che sia leggermente impreciso per colpa di tempi calcolati male e animazioni che ogni tanto vanno a vuoto. Niente di tragico, ma comunque indice di qualche buco durante lo sviluppo.

Animazioni che vanno anche influire con quella che sarà l'intera a piedi di Max con l'ambiente circostante. Il più delle volte legata a delle precise azioni che dovremo compiere schiacciando un determinato tasto, e con pochissima libertà lasciata nelle mani del giocatore. In questo senso è estremamente esplicativa la totale inutilità del tasto salto, mai realmente utile all'interno del gioco.
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Il combattimento corpo a corpo non è dei migliori.

Una bellezza estremamente povera

Sebbene Mad Max non sarà ricordato come uno degli ambienti più vasti e ricchi di dettagli nel panorama videoludico, dobbiamo ammettere che il lavoro svolto sotto questo aspetto da parte degli sviluppatori è davvero valido.

La palette cromatica che si avvicina a quella saturissima vista nel film, e alcune scelte di design estetico, ci regalano momenti davvero incredibili, e non vi nascondiamo che attraverso la possibilità di salvare gli screen fatti in gioco, il tasto share della nostra PS4 è stato usato piuttosto spesso.

Anche i personaggi, sotto l'aspetto della modellazione poligonale e dei dettagli, sono tutti discretamente carismatici ed in grado di trasmettere al giocare la follia tipica di questo universo di gioco. Chiudiamo ovviamente questo discorso parlandovi del frame rate che, salvo rarissime occasioni, non si è mai rivelato in difficoltà, regalandoci un'esperienza fluida e sotto questo aspetto decisamente next gen. Elementi da sottolineare in maniera ancora più marcata se pensiamo al travagliato sviluppo che ha dovuto subire questo gioco.
Sotto l'aspetto audio ci troviamo davanti ad una colonna sonora piuttosto insipida, ma ad un doppiaggio in lingua inglese più che valido ed in grado di aiutare ancora di più la profondità ed il carisma di alcuni personaggi. Menzione d'onore per il nostro “Chum" che abbiamo imparato ad amare nel corso della nostra esperienza. Davvero un bel personaggio.

Chiudiamo parlandovi della longevità. La storia principale si può chiudere in un lasso temporale che va dalle 15 alle 20 ore di gioco, a seconda del vostro stile e della volontà di approfondire determinati obiettivi secondari. Tuttavia, vista la presenza di tantissimi elementi, se siete amanti del 100 % raddoppiate tranquillamente il monte ore di gioco.

Insomma se siete arrivati sin qui, avrete sicuramente capito che Mad Max non è ne un titolo perfetto e tantomeno un prodotto innovativo. Tuttavia, nella sua totale linearità, il gioco sviluppato da Avalanche Studios mette nelle mani del giocatore momenti di assoluta goduria videoludica come quelli degli scontri in auto, o delle tempeste da affrontare, lasciando solamente ad una struttura troppo lineare e ripetitiva il più grosso limite del gioco. Insomma amanti del free roaming o del personaggio dategli una chance, sicuramente non rimarrete delusi, per tutte le altre tipologie di giocatori consigliamo una prova preventiva.

Adesso scusateci, ma abbiamo un V8 che ci aspetta!
Mad Max - Immagine 5
Il fattore di personalizzazione è molto alto.
7,5
Mad Max è il classico prodotto senza infamia e senza lode. Gli sviluppatori di Avalanche si sono limitati a creare un universo free roaming che ammicca pesantemente ad altre produzioni del genere, prendendone alcuni tra gli elementi più riusciti. Purtroppo, una struttura piuttosto ripetitiva potrebbe penalizzare in parte l'esperienza di gioco. Tuttavia se siete fan del personaggio o in generale di Mad Max, aggiungente tranquillamente uno 0.5 al voto finale...in fin dei conti è davvero piacevole girovagare per le wasteland. Buon divertimento!
voto grafica8
voto sonoro7,5
voto gameplay7,5
voto durata8

Mad Max

Disponibile per: PS4 , Xbox One, PC
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