Recensione Halo 2

Giuseppe SchirruDi Giuseppe Schirru (10 Novembre 2004)
Si sentiva solo, quasi sconfinato nel suo trono, con lo scettro di miglior fps (per console) in mano e la paura che il suo erede non fosse all'altezza delle aspettative. Contava i suoi cinque milioni di copie vendute e, forte dei tantissimi riconoscimenti ricevuti, si riposava prima della grande fatica. Ma si sentiva ancora solo, sempre più solo, in quel piccolo iperuranio videoludico a cui solo lui aveva accesso. Così il re, la leggenda, mostrò al pubblico il suo successore. E la folla, abbagliata da cotanto splendore, non potette far altro che applaudire. Halo 2 aveva illuminato le loro esperienze videoludiche.
Halo 2 - Immagine 1
Halo 2 - Immagine 2
Halo 2 - Immagine 3
Il primo Halo ci ha sconvolti, il secondo ci ha lasciati letteralmente basiti, sbalorditi, attoniti dinnanzi a uno spettacolo di tal fattura. Halo 2 è Spettacolo con la esse maiuscola, è una di quelle rare perle che nel panorama videoludico si fanno sempre più rare, considerato l'altissimo livello qualitativo e la magnificenza che li permea. Tutte le parti costituenti, passando dalla trama, alla caratterizzazione dei personaggi, alle trovate, agli scenari, alle armi, alle ambientazioni, riescono a generare un quadro d'insieme che rasenta la perfezione, sfiorandola delicatamente. Dinnanzi al primo capitolo siamo una spanna avanti, perché i nuovi mezzi, il multiplayer, le impensate audacie ludiche (il Dual Wielding) o il nuovo motore grafico sono delle forze fresche che gli consentono di raggiungere standard qualitativi pazzeschi. Halo 2 estrinseca il suo più alto potenziale poetando, grazie a una scoppiettante e coinvolgente esperienza ludica di altissimo effetto scenico o a battaglie che toccano istantanee di pura guerriglia. L'uso dei banshee nei combattimenti aerei o le difficoltà nell'ammazzare anche un singolo soldato d'elite, in duelli all'ultimo sangue che si ritualizzano secondo dopo secondo, sono scariche che elettrizzano l'esperienza di gioco e concorrono a rendere palpabile il divertimento.








Master Chief in azione


La trama, su cui totalmente tacciamo per non rovinare all'utente la sorpresa, è esplicitata attraverso l'impiego sistematico di filmati col motore grafico del gioco. Sublimi. Il titolo Bungie ne abusa presentandoli con una splendida fattura, contribuendo a dare quel tocco cinematografico che in più e più parti è facile percepire. Visivamente, se vogliamo essere pignoli fino all'inverosimile, gli unici difetti sono rintracciabili proprio nei filmati (ribadiamo comunque la realizzazione sopraffina), questo la dice lunga sulla restante qualità del reparto grafico. Eppure, aldilà del mero spettacolo visivo che regalano, è la trama che ha quella marcia in più per tenerci incollati alla sedia fino all'ultimo istante di gioco, fino all'ultimo dei crediti. La story-board stavolta è più articolata, si dipana attraverso due plot narrativi che, con colpi di scena annessi e connessi, la rendono complessa e appassionante. I programmatori non hanno sbagliato nemmeno nella prevedibilità dell'intreccio. I colpi di scena sono così tanti e così ben riusciti, che seguire la trama di Halo 2 corrisponde al sedersi in poltrona e guardarsi un bel film.

L'incipit è da antologia, da manuale sul come realizzare un videogioco: la nostra astronave viene attaccata e ben presto ci troveremo costretti a cercare un'arma per dare manforte ai nostri compagni. Un secondo dopo il coinvolgimento tocca le stelle, e riscende subitamente per darci coscienza della spiacevole situazione. Pochi istanti ancora, mentre i marines tengono sotto tiro una porta da cui una sottile lamina luminosa fa intendere che di lì a breve questa verrà scardinata, ci portano con la mente alla scena del gladiatore, quando Massimo (Russel Crowe), prima che si aprano le grate del Colosseo, si rivolge ai suoi compagni dicendogli: “Non so che cosa uscirà da là dentro, so una cosa: se saremo uniti vinceremo. Al mio segnale scatenate l'inferno”. Ma siamo in Halo 2: la porta si apre di colpo e fuoriescono decine di Covenant. Fiumi di pallottole scorrono e penetrano nelle membra di quegli alieni bastardi, qualcuno dei nostri cade, altri proseguono per debellare la minaccia. Alla fine, viene quasi da urlare: Roma vittoriosa!

Questo è solo un preludio, ma già si intuisce un concetto importante. Halo 2 è ancora più tattico, ma al tempo stesso più frenetico in alcuni punti, sicuramente più spettacolare. Il gioco concede molto all'improvvisazione, alla pluralità di tattiche adottabili ma veramente poco alla sorte: col grado di difficoltà leggendario, il livello di casualità nel superare determinati punti è prossimo allo zero. L'eredità più grande di Halo - quella magnificenza ludica che ben pochi sono riusciti ad avvicinare pur a tre anni di distanza dalla sua release – è qua riproposta in forma smagliante, perché questo seguito non parte con l'handicap di non dover sfigurare nei confronti dell'illustre predecessore, parte col vantaggio di un concept di gioco collaudato a cui va giusto data qualche piccola limatina, quindi aggiunta una vagonata di novità tenendo presente la non necessità di un cambio di registro. Halo 2 ha solide basi su cui poggiare perché i programmatori conoscono compiutamente la materia: la Bungie lavora con mano ferma e sicura, portando ai massimi livelli le potenzialità espressive del videogioco, intervenendo laddove era necessario farlo, lasciando da parte il superfluo.
Halo 2 - Immagine 4
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