Recensione Get Even

A volte è meglio dimenticare..
Luca Gambino Di Luca Gambino

Quello della manipolazione dei ricordi è un tema ricorrente nella produzione videoludica, anche se sono pochi quelli che possono fregiarsi di un risultato di livello. Anche questo Get Even cerca di incanalarsi in questo solco, portando sullo schermo un’avventura che cerca di alternare a fasi di ricerca e indagini, altre in cui dovremo utilizzare la forza bruta per avere la meglio dei (pochi) nemici sullo schermo. Anche se le intenzioni sembrano essere tutto sommato buone, l’esecuzione purtroppo non è delle migliori.

Il ritmo della narrazione piuttosto blando e piuttosto confusionario fanno da sfondo ad una trama non certo esaltante e forse un po' troppo ambiziosa. Il continuo mix di ricordi del nostro protagonista e la continua ingerenza delle voci fuori campo che vorrebbero guidarlo all’interno della propria mente non ottiene altro che un risultato a metà tra il pretenzioso e l’incomprensibile. Il ritmo stesso del gioco è molto, troppo, dilatato e si fa davvero molta fatica a raccogliere gli indizi, cercare di collegare gli stessi all’interno della trama, nell’attesa poi di passare all’azione e capire esattamente cosa ci accade attorno.

Un po' dispiace, perché l’incipit della vicenda è anche interessante: nei panni di un agente che grazie ad una speciale unità tecnologica chiamata Pandora, può scavare all’interno della sua mente e dei suoi ricordi per porre rimedio ad un tragico errore commesso nella sua carriera. Potremo quindi rivedere in soggettiva alcune parti delle sue memorie, modificando alcuni elementi degli scenari e grazie ad uno speciale smartphone in dotazione si avrà la possibilità di raccogliere indizi, risolvere semplici puzzle ambientali e avere sempre controllo la posizione degli avversari e il relativo cono di visuale.

Gli ambienti da visitare non godono di varietà, ma mirano ad essere angusti e angoscianti. Buona parte dell’avventura sarà ambientata all’interno di un particolare manicomio dove dovremo districarci tra ospiti che sembrano usciti da un episodio di Saw e indovinelli da risolvere, dovremo procedere al recupero e al collegamento dei vari indizi.

Anche se Get Even potrebbe sembrare uno sparatutto a tutti gli effetti, è un titolo maggiormente associabile ad un “simulatore di passeggiata” con qualche elemento action in più ma che non ha nel suo DNA quel guizzo capace di intrattenere o divertire, meno che mai inchiodare il giocatore davanti allo schermo. Anche l’utilizzo delle armi e l’intelligenza artificiale avversaria non è sicuramente di buon livello e manca un elemento di sfida in grado di traghettare il giocatore alla fine del gioco. Non aiuta anche un approccio estetico non certo esaltante: artisticamente e tecnicamente Get Even si mantiene a stento a galla all’interno della generazione in corso. Il comparto sonoro si divide tra un doppiaggio inglese di buon livello (con sottotitoli in italiano) e una soundtrack da dimenticare.

Get Even - Immagine 2

5
Get Even è un gioco insipido che parte da basi interessanti, che riesce a buttare al vento a causa di una esecuzione da dimenticare (battuta involontaria) e da una trama che cade in vite praticamente subito dopo l’inizio del gioco. Si salva solo il concetto delle “armi angolari”, che permettono una certa varietà all’interno dello scontro a fuoco, ma per il resto Get Even si è davvero dimostrato di una noia mortale.

Get Even

Disponibile per: PS4 , PC, Xbox One
Get Even PS4 Cover
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