Recensione Forgotton Anne

Perdersi, per ritrovarsi
Fabio Fundoni Di Fabio Fundoni

Dove finiscono gli oggetti che abbiamo dimenticato durante la nostra vita? Quella sciarpa che da ragazzino ti ha protetto collo e viso ad ogni santo inverno, o quel paio di scarpe che adoravi e che, per quanto iniziassero ad avere un odore atroce, non eri disposto a scambiare con nessun altro paio. Ma quel gioco su cui passavi tutti i pomeriggi, attaccandoti al vecchio televisore catodico per la disperazione di tua madre, dov’è? In soffitta? No, forse in cantina. Aspetta, aspetta… non ti eri lasciato convincere a darlo in regalo al tuo cuginetto più piccolo, assieme ad un sacco ricolmo di vestiti che non ti entravano più? Bingo. Ecco, abbiamo una cattiva notizia da darti: con il passare degli anni se l’è dimenticato anche lui e lo ha abbandonato in uno scatolone, tra polvere e muffa.

Esiste un mondo dove ogni oggetto dimenticato viene raccolto e questo mondo è stato disegnato e sviluppato dal team Throughline Games. Disegnato, perché quello di cui stiamo per andare a parlare è un titolo che prende a piene mani nella animazione giapponese di qualità, tipo Studio Ghibli, per dare vita a una gioco in bilico tra avventura grafica e platform in due dimensioni. Il filmato introduttivo ci mostra una realizzazione estremamente “animata”, ma nonostante un tratto interessante, si comincia storcendo il naso. La resa non è malvagia, ma nemmeno eccelsa, soprattutto a causa di una quantità di frame non troppo ricca e a un tratto mediamente un anonimo. Ma stiamo comunque parlando di un filmato. Si parte con il gioco con un po’ di timore, dunque, ma si fa molto in fretta a ricredersi una volta viste le prime schermate. Appena compaiono le prime immagini in game, ci si accorge che lo stile di Anne funziona, e anche alla grande. Le animazioni sono fluide e muovono la protagonista in un mondo realizzato con cura e dovizia di particolari visivi, in ambienti saggiamente dipinti a cavallo tra oscurità e colori, dove i piani seguono un preciso parallasse ben confezionato. Poi si torna , di tanto in tanto, ai filmati, e nuovamente qualche cosa non funziona del tutto, ma giocando non possiamo fare altro che ammirare il lavoro graficamente fatto.

Ok, ok, lo so che solitamente non si passa a parlare subito della grafica dopo un breve cappello, ma d’altro canto non ho potuto fare altro che prendere atto di essermi interessato a questo Forgotton Anne principalmente per il taglio visivo dato dagli sviluppatori, non che loro abbiano mai nascosto di aver voluto lavorare con gli occhi ben piantati sulla animazione nipponica. Quindi fissiamo un punto: si, i filmati non reggono del tutto l’occhio di un appassionato dell’animazione, ma il gioco vero e proprio luccica davvero tanto. Bingo. Già che stiamo parlando del comparto tecnico, sfruttiamo la scia e restiamo in ambito. Purtroppo il gioco è totalmente in inglese. Sia il parlato che i sottotitoli sono nella lingua della Regina Elisabetta e, per un titolo che fa della narrazione un fattore importante, il problema per i non anglofoni c’è e non si può ignorare. Con una conoscenza base dell’inglese si rischia di perdersi diverse sfumature di una trama abbastanza articolata e particolare, fatta di terminologie non propriamente basilari e di frequenti dialoghi. Peccato. Già molti fanno fatica a guardare un anime sottotitolato, figuriamoci se i sottotitoli sono comunque in una lingua straniera, sebbene quella dominante. Siete invece tra coloro che masticano a dovere l’inglese? Godetevela. Doppiaggio di qualità (e musiche altrettanto piacevoli) e tante informazioni da scoprire.

Forgotton Anne
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Tante informazioni, si, perché l’ambientazione di Forgotton Anne merita più di un approfondimento. Come dicevo nelle prime righe della recensione, tutto ruota intorno agli oggetti perduti e dimenticati. Immaginate un mondo dove ogni cosa persa è animata e vive una vita normale, come la nostra. Andare a lavoro, tornare a casa e passare la serata con la famiglia, prendere il treno, innamorarsi e via dicendo. Tutto grazie all’Anima, una forza vitale che Anne (detta l’Enforcer) può dare o togliere a ogni oggetto grazie a un bracciale datogli da Bonku, suo maestro e demiurgo di questo particolarissimo universo. Ovviamente, per dare il via ad una avventura che si rispetti, doveva accadere qualche cosa a turbare la tranquillità e infatti veniamo catapultati proprio durante una ribellione, con la necessità di utilizzare i nostri poteri e l’influenza del nostro ruolo di Enforcer per indagare su quello che sta succedendo.

Così ci ritroveremo a muoverci in una ambientazione in due dimensioni con meccaniche tipiche del platform, tra salti e arrampicate, con una fortissima influenza puzzle dove dovremo sfruttare il nostro bracciale più altri interessanti gadget. Scale da sbloccare, porte da aprire, meccanismi da attivare o spegnere: il tutto gestendo le cariche di Anima che avremo a disposizione per compiere l’azione giusta al momento giunto. Gli enigmi sono mediamente semplici da risolvere, ma in alcune situazioni mi sono trovato a sbattere la testa contro il pad senza riuscire a venirne a capo, per poi avere la classica illuminazione dopo aver spento la console e tirato il fiato con un caffè. Un buon mix tra gioco e ragionamento, a cui aggiungere il fatto che durante i dialoghi compaiono anche alcune scelte di stampo morale che impreziosiscono l’offerta. Gli oggetti perduti sembrano aver guadagnato davvero un’anima e spesso non ho mancato di entrare in connessione empatica delle loro svariate personalità, risultato di un ottimo lavoro di caratterizzazione.

Peccato, però che i comandi non siano del tutto perfetti, con qualche imprecisione nella gestione dei movimenti. Non è assolutamente gradevole tentare più e più volte di raggiungere una piattaforma non tanto per la difficoltà del gioco, ma per un lieve (ma fastidioso) ritardo di alcuni movimenti. Nulla di terribile, ma il problema c’è e si nota, non andando però a inficiare la qualità generale del prodotto che, sebbene di marca indipendente, va a porsi tra quei titoli da tenere da conto. Certamente il sistema di gioco non ha nulla di particolarmente innovativo, andando a interpretare idee già viste altrove, ma inserendole in un contesto intrigante e affascinante che vi terrà compagnia per 7-8 ore circa, a patto di non bloccarvi in qualche enigma come ha fatto il sottoscritto (abbiate pietà: l’età avanza) o di voler scovare ogni elemento del gioco, allora aggiungete senza problemi un paio d’orette se non memorabili, comunque più che piacevoli.

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Forgotton Anne è un titolo interessante, soprattutto per gli amanti della animazione che non si spaventano davanti a un gioco con tanti testi, tutti in inglese. Avventura godibile con qualche meccanica da rivedere, ma intelligente e ben studiata e meritevole della pubblicazione da parte di un colosso come Square Enix. In un panorama indipendente sempre più folto e ben fornito, Forgotton Anne riesce a dire la sua e a meritare un posto tra i titoli da tenere maggiormente in considerazione così come, dopo averlo giocato e completato, terrete più in considerazione quegli oggetti che avete lasciato in fondo all’ultimo cassetto del comodino. Si scoprisse mai che, sotto sotto, hanno un’anima.

Forgotton Anne

Disponibile per: PS4 , PC, Xbox One
Forgotton Anne PS4 Cover
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