Recensione For Honor

L'arte della guerra...secondo Ubisoft!
Roberto Vicario Di Roberto Vicario

For Honor arriva sulle nostre console suonando i tamburi di guerra. Il clamore e l’interesse che si è generato attorno a questo titolo è stato tangibile sin dal suo annuncio, per coi concretizzarsi ulteriormente durante le varie fasi di alpha e beta pubblica.

Arrivato finalmente sugli scaffali, abbiamo avuto modo di imbracciare la nostra lama e buttarci sul terreno di battaglia, per capire quanto di buono ha da offrire il titolo sviluppato da Ubisoft Montreal.

For Honor
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Una guerra millenaria

Tenuto sempre un po' in penombra, il comparto singolo giocatore di For Honor è presente all’interno delle offerte proposte al giocatore. Diciotto missioni, sei per ogni fazione, che raccontano la storia di una catastrofe che ha portato diverse culture a combattersi tra di loro: Samurai, Cavalieri e Vichinghi.

Dopo mille lunghi anni di estenuanti lotte, un barlume di pace si inizia ad intravedere tra i vari popoli sempre più decimati, stanchi e affamati. Non avevano però tenuto conto di una persona, Apollyon, una guerriera che incarna perfettamente lo spirito della guerra e che, reclutando mercenari, punta a rimettere in guerra tutte le civiltà, in quella che lei chiama “età dei lupi”.

Un incipit interessante, almeno sulla carta, ma che a conti fatti non trova un riscontro pratico all’interno dell’arco narrativo diviso in diciotto “atti”. Gli sviluppatori ci buttano all’ interno di diverse situazioni che a volte sembrano slegate completamente tra loro, con personaggi a cui non ci si riesce ad affezionare.

Di fatto la mancanza di una vera e propria struttura, di una intelaiatura che faccia da collante tra una missione e l’altra, si sente piuttosto spesso, specialmente quando si passa da uno scenario all’altro o, peggio ancora, tra i differenti eroi della stessa fazione, un po senza criterio.

For Honor - Immagine 1

Gli sviluppatori hanno cercato di rendere tutto un po' più vario, aggiungendo delle sezioni che esulano dal combattimento puro per offrire dei momenti differenti e più particolari. Un inseguimento a cavallo ad esempio, o una balista da utilizzare come arma offensiva per abbattere un certo quantitativo di nemici; aggiungiamo anche una serie di elementi riconducibili ai classici collezionabili come punti di osservazione e oggetti da distruggere. Questo però non è sufficiente, e la sensazione che avrete giocando la campagna di For Honor sarà quella di aver fatto pratica con il sistema di controllo, di essere stati esploratori di alcune delle mappe che poi si ritroveranno all’interno del multiplayer e, soprattutto, di aver fatto la conoscenza di (quasi) tutte le tipologie di eroi che potremo ingaggiare un volta passati all’online.

Raccontata così, la modalità single player di For Honor, potrebbe sembrare un clamoroso buco nell’acqua, ma non è una cosa del tutto vera. C’è un silenzioso e sempre più marcato fascino che si fa largo in chi gioca. Il mondo semi realistico creato da Ubisoft è infatti appagante sotto l’aspetto visivo. La sporcizia, la fame e la disperata violenza delle battaglie è pienamente percepibile, così come quel senso di immersione che indubbiamente appaga chi sta giocando.

Essere i protagonisti di alcuni scontri cruciali tra i signori della guerra delle rispettive fazioni è un’esperienza resa in maniera magnifica dal sistema messo a punto dagli sviluppatori canadesi, e avere tra le mani una lancia, uno scudo o uno spadone vi sembrerà un’esperienza quasi reale. Tutto questo è  possibile non solo grazie al sistema di controllo già citato - che gioca sul bilanciamento tra attacchi, difese, counter e schivate -, ma anche e soprattutto su una serie di animazioni che rasentano la perfezione, valorizzando ogni singola mossa in battaglia.

Certo, parlando di campagna, è inevitabile soffermarsi sull’intelligenza artificiale dei nemici che dovremo affrontare. I livelli proposti sono quattro: facile, medio, difficile e realistico; in quest’ultimo caso specifico, non solo la morte equivarrà al dover ricominciare il livello, ma non ci sarà neanche il supporto dell’HUD di gioco, portando il giocatore a dover osservare unicamente i movimenti e le animazioni degli avversari. Non pensate però che giocando alla campagna single player sarete “abili e arruolati” per le schermaglie nella rete, nossignore. Anche a livelli di difficoltà elevati la sfida non offre personaggi imbattili, ma semplicemente figuri più tosti da abbattere, ma non per questo meno prevedibili nei pattern di attacco.

Giocare a livelli più alti vi farà guadagnare però più punti esperienza, punti che andranno ad incrementare una barra che conta trenta livelli di crescita. Ad ogni step raggiunto sbloccheremo una nuova abilità di guerra (attiva o passiva) che potremo implementare al nostro eroe, fino ad un massimo di due alla volta.

Gettiamoci nella mischia

Non è stato per nulla facile ragionare su un giudizio ponderato e realistico riguardante la modalità multigiocatore di For Honor. Nonostante i giorni in più che abbiamo deciso di prenderci per approfondirlo abbiamo capito che la crescita e l’appagamento che le varie modalità proposte potranno offrire, sarà fortemente influenzato dai giocatori stessi.

In questo senso grandissima importanza l’avrà il matchmaking. Abbiamo notato che associare persone esperte e con personaggi “potenziati” a dei novelli in cerca di esperienza, può portare a situazioni fortemente impari. Di fatto, è proprio online che le peculiarità tra le differenti tipologie di combattenti proposte dalle tre fazioni vengono a galla. Ce n’è davvero per tutti i gusti da ta “tankoni” votati completamente all’offesa, a agili spadaccini che fanno dell’agilità la loro forza maggiore, sino ad arrivare a guerrieri abili nel contrattacco.  I personaggi potranno inoltre essere potenziati attraverso la personalizzazione dell’arma impugnata e dell’attire. Dopo ogni scontro potremo infatti racimolare oggetti che verranno assegnati al nostro personaggio, o che potremo smantellare per racimolare risorse utili a migliorare quanto già in nostro possesso. Senza dimenticare che salendo di livello sbloccheremo anche delle abilità che potranno essere attivate sul campo di battaglia.

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Parlando di modalità di gioco abbiamo due approcci completamente differenti. Le varianti che offrono il 4 contro 4 ( come dominio) sono votate alla “caciara” in cui la pare fortemente strategica dello scontro si va un po a perdere in favore di maggiore casualità. Se invece cercate qualcosa di più tecnico e in cui possono emergere le vostre skill, le varianti 1 contro 1 o 2 contro 2 fanno decisamente più al caso vostro, già solo per il fatto che in queste varianti tutti potenziamenti delle abilità sono disattivati.

Le dodici mappe riprendono molte delle location viste anche nella campagna. Discretamente varie, non eccessivamente grandi e questo proprio per favorire l’incontro frequente tra i giocatori delle fazioni rivali. Al momento, quindi, alla di là di una community che per forza di cose crescerà e guadagnerà esperienza con il tempo, il punto di domanda più grande rimane la scelta di non avere pensato a dei server dedicati ma al peer to peer. Durante la nostra esperienza non abbiamo, onestamente, mai avuto particolari difficoltà, ma qualche disconnessione ci è comunque capitata e in momenti magari anche piuttosto decisi e concitati dello scontro.

Altro problema che va per forza di cose sottolineato è la possibilità di spendere soldi per prendere casse e sbloccare subito i potenziamenti del personaggio. In un gioco che fa della competizione la sua arma principale, e in cui l’esperienza gioca già un ruolo fondamentale, aggiungere questa ulteriore variabile un po di ha sorpreso; certo, è sempre possibile sbloccare tutto in game, ma sarà comunque una rincorsa nei confronti di chi cercherà qualche scorciatoia.

Insomma, confidiamo sul fatto che Ubisoft vada a lavorare sulla struttura di questo For Honor che, pur essendosi rivelata discretamente solida, necessita sicuramente di qualche ritocco

Danze di guerra

Prima di rimandarvi ad uno speciale che approfondirà la componente multigiocatore, spendiamo qualche parola sulle qualità tecniche del titolo. Da vedere questo For Honor è davvero molto valido. La struttura poligonale dei singoli personaggi è incredibilmente valida; i dettagli, e le texture sono molto ben definite e questo dona stile e carisma ai personaggi. Da vedere, infatti, le differenti tipologie di condottieri sono davvero incredibili e con uno stile davvero d’impatto. Stesso discorso vale per gli ambienti: piuttosto dettagliati e particolareggiati in base al luogo di provenienza delle fazioni.

Foreste rigogliose, picchi innevati e imponenti templi sono solo alcune delle location dove verranno combattute le nostre battaglie. Ad arricchire ulteriormente le varie ambientazioni ci sono tutta una serie di dettagli che rendono ancora più credibile tutto il contesto. Peccato solamente per un frame rate che non sempre, almeno su xbox one, riesce a mantenersi stabile. La speranza, ovviamente, è quella di vedere delle patch correttive che sistemino il tutto.

Buono invece il comparto audio, con un doppiaggio in lingua italiana più che riuscito e una serie di musiche che invocano tempi di guerra passati.

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8
For Honor è un titolo davvero particolare, probabilmente il gioco multiplayer più distante da tutto quello che è uscito sino ad ora, e proprio per questo decisamente affascinante. Il suo gameplay infatti è così particolareggiato da richiedere studio e dedizione per poter essere appreso al meglio. Un titolo fortemente orientato verso il multigiocatore che offre classi e modalità di approccio molto differenti da loro. Se siete affascinati dai duelli all’arma bianca e se le ampie curve di apprendimento non vi spaventano, compratelo in totale serenità…non vi deluderà.
voto grafica8,5
voto sonoro8
voto gameplay8,5
voto durata9

For Honor

Disponibile per: Xbox One , PS4, PC
For Honor Xbox One Cover
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