Recensione Dishonored 2

Corvo Attano è tornato... e si è portato dietro sua figlia!
Roberto Vicario Di Roberto Vicario
Sono passati quattro anni da quello splendido colpo di fulmine che fu Dishonored. In quel 2012 che oggi sembra lontanissimo, il titolo sviluppato da Arkane Studios ci aveva regalato un'avventura cupa, intensa e votata esclusivamente ad un approccio single player. Un gameplay legato a doppia mandata ad un concetto di gaming che andava ad attingere a piene mani da un passato glorioso e da quella che molti giocatori, ancora oggi, chiamano l”età dell'oro” della modalità singolo giocatore.
Dishonored 2
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Una storia per due

L'annuncio del secondo capitolo ha quindi spinto le nostre menti verso lidi che, probabilmente, solamente nel nostro cuore speravamo fossero raggiunti dal seguito; poi il gioco è arrivato, l'abbiamo testato a fondo e siamo giunti alla conclusione che ancora una volta i ragazzi di Arkane si sono superati. Dishonored 2 non rivoluziona nulla, non cambia minimamente una formula che aveva dimostrato estrema solidità già nella sua precedente incarnazione; piuttosto la ramifica, la rende ancora più congruente ad un macro mondo fatto di tante storie da scoprire e di approcci differenti da utilizzare.

Sono passati 15 anni dalla morte dell'Imperatrice. In questo lasso temporale il grigiore della cupa Dunwall ha fatto spazio ad una gestione lontana dall'infezione che aveva corrotto la città. Emily Kaldwin, figlia dell'Imperatrice, comanda con tutte le inquietudini che possono accompagnare una giovane reggente. Il ruolo di suo padre, Corvo Attano, è fondamentale non solo nella protezione della nuova Imperatrice, ma anche nel consigliare la giovane mente.

Il fragile equilibrio viene però rotto dalla strega Delilah, una donna che appoggiata dal Duca di Karnaca e convinta di essere la sorella della defunta Imperatrice, riesce nell'intento di portare a compimento un colpo di stato. Da qui inizia la nostra avventura che ci porterà proprio nella città sopra menzionata, denominata “gioiello del sud” e capitale della regione di Serkonos, per sventare la cospirazione.
Superato il breve ma fondamentale tutorial, ci verrà chiesto se affrontare la storia con Emily o Corvo. Una scelta che, a conti fatti, va ad influire più sul gameplay che sulla componente narrattiva, eccezion fatta per qualche linea di dialogo e la missione finale. A cambiare, come detto, è l'approccio: da una parte la certezza di un personaggio già conosciuto che qui viene riproposto con gli stessi poteri del precedente episodio, dall'altra una giovane donna che ha scelto di abbracciare, esattamente come il padre, i poteri dell'esterno. Una ragazza meno letale, ma con una serie di abilità tutte da scoprire ed applicare ad un mondo che sotto questo punto di vista, si è rivelato estremamente libero e permissivo.

Tornando per un secondo alla trama è bene sottolineare che ci troviamo davanti a qualcosa di molto più maturo rispetto al passato. La modellazione delle diverse figure che si intrecciano nei giochi di potere sono ben definite, ricche di spessore e perfettamente contestualizzate nell'arco narrativo. La determinazione del giocatore sarà messa alla prova durante una serie di importanti scelte morali; tuttavia la voglia di vendetta è solamente la luce più splendente all'interno di un contesto fatto di tante piccole storie che sta al giocatore scoprire, approfondire e unire tra loro per creare un complesso ed incredibilmente dettagliato mosaico storico/narrativo. Ogni singolo appunto, foglio di giornale o nota lasciata su un tavolo, aggiungono qualcosa ed innescano nel giocatore quella curiosità che lo spinge a muoversi con molta calma all'interno di ogni singolo ambiente, setacciando la location in cui si trova in lungo e in largo. Un piccolo indizio che ci porta a capire qual è la vera filosofia con il quale va approcciato il titolo di Arkane.

Equilibri fragili e pericolosi

Se da una parte troviamo la possibilità di affrontare la storia di petto e con la violenza delle pistole e delle armi bianche, è altrettanto corretto dire che è proprio sotto questo aspetto che il titolo soffre di miglioramenti quasi nulli. Il sistema di combattimento è, infatti, simile a quello del passato, costruito con animazioni povere ed un sistema di parata e contrattacco che vi prenderà a noia molto presto. Bisogna anche sottolineare che, sebbene il gioco offra questa possibilità, vorrebbe dire snaturalo e pretendere da Dishonored 2 qualcosa di diverso che all'atto pratico non è.
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Muoversi di soppiatto, studiare con calma un ambiente supportato da un level design mozzafiato e combinare tra loro poteri differenti per superare i nemici, è la vera essenza di questo titolo. Lo dimostrano i poteri di Corvo - tornati in toto dal primo capitolo - e quelli di Emily che spingono ancora di più il giocatore a sperimentare l'approccio stealth meno letale.

Spazio quindi ai poteri della distorsione (utile a rallentare il tempo), o a quello della visione oscura per conoscere il cono di vista e la posizione dei nemici, per non parlare dei nuovi poteri di Emily: originali e devastanti se usati nel modo corretto, come ad esempio la possibilità di trasformarsi in una forma oscura e sgattaiolare alle spalle dei nemici per sorprenderli.

Ecco, è qui che il gioco si esalta: nei ritmi compassati e nel generare meno caos possibile, dando persino al giocatore la possibilità di rifiutare i poteri dell'esterno e giocare l'intera avventura solamente basandosi sulle proprie doti da assassino, e sull'equipaggiamento a disposizione. Equipaggiamento che, esattamente come i poteri, gode di un sistema di progressione indirizzato a migliorare le capacità dei personaggi nel corso della partita. Le abilità sovrannaturali sono alimentate da rune che vanno reperite all'interno dei vari livelli, supportate da alcuni amuleti d'osso che vanno a potenziare alcune statistiche passive. Per le armi e l'equipaggiamento in generale bisogna invece rivolgersi al mercato nero e ad una serie di progetti che potremo trovare sparsi qua e là per Karnaca e che ci daranno la possibilità di trasformarci in costruttori di nuovi e letali oggetti.
Migliorarsi sarà utile soprattutto perché, progredendo nella narrazione, ci siamo trovati ad affrontare sfide sempre più ardue, in cui la sperimentazione si è fatta più ardita, ma necessaria per superare le linee nemiche. Parlando proprio della forza oppressiva di Karnaca, dobbiamo ammettere che l'intelligenza artificiale si è comportata in maniera più che discreta, dimostrandosi più a suo agio nelle fasi stealth e di ricerca che in quelle di combattimento puro. Un ulteriore indizio di quella che, volente o nolente, è la filosofia di questo Dishonored 2.

Proprio per questo motivo, parlare della longevità è un compito assai complesso. Partendo dal presupposto che per godersi appieno il gioco occorrono almeno due run complete, la durata della storia è fortemente influenzata dall'approccio scelto. Correndo dritti verso l'obiettivo, arriveremo alla fine della storia in poco più di 11 ore, mentre gustandoci tutti i dettagli e le sfaccettature offerte da Karnaca, arriveremo a sfiorare addirittura le 20.

Void a massima potenza?

Tutto quello che vi abbiamo raccontato è mosso dal Void Engine, un motore custom ma che pulsa con il cuore dell' iD Tech. Giocato su Xbox One il comparto visivo di Dishonored 2 ci ha convinto; il level design - ottimo, come già sottolineato - è arricchito da una stile visivo ricco di poligoni sufficientemente dettagliati. Stile che viene ripreso in toto anche per i personaggi leggermente deformed anche se con animazioni e espressioni facciali che non ci hanno pienamente convinto.
Dishonored 2 non rivoluziona nulla, non cambia minimamente una formula che aveva dimostrato estrema solidità già nella sua precedente incarnazione
Ottimo, invece, il sistema di illuminazione sia in fase diurna che notturna, elemento fondamentale vista la natura stealth del titolo. Tra i difetti segnaliamo invece qualche leggero calo di frame rate e alcune texture in bassa definizione; nulla comunque che vada ad intaccare in maniera aggressiva un comparto visivo che quindi soddisfa, pur senza far gridare al miracolo.

Parlando del comparto audio dobbiamo innanzitutto sottolineare un doppiaggio in lingua italiana valido, che avvalora ancora di più il lavoro di spessore fatto sui singoli personaggi. Complessivamente buoni anche i vari effetti e una colonna sonora piuttosto classica ma propedeutica a quello che avviene sullo schermo.
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Senza dilungarci ulteriormente possiamo quindi affermare che Dishonored 2 è la naturale evoluzione del primo capitolo. Un “more of the same” intelligente, che va a cesellare quanto di buono si era già visto, proponendo una serie di nuove possibilità al giocatore, ancora più libero di sperimentare e lasciarsi andare con la fantasia.

9
Dishonored 2 è essenzialmente quello che gli amanti del primo episodio speravano di giocare. Una versione potenziata ed affinata della precedente incarnazione, arricchiata da una location e da una componente narrativa di tutto rispetto. Si poteva fare qualcosa di più per i combattimenti, e lo stesso comparto grafico non è sicuramente in linea con le migliori produzioni attualmente sul mercato, ma davanti ad un titolo che esalta come pochi altri la filosofia del single player, si può chiudere tranquillamente un occhio.
voto grafica8
voto sonoro9
voto gameplay9
voto durata8,5

Dishonored 2

Disponibile per: Xbox One , PC, PS4
Dishonored 2 Xbox One Cover
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