Recensione C-12: Final Resistance

Redazione GamesurfDi Redazione Gamesurf (6 Aprile 2001)
C-12: Final Resistance, leggasi: "l'ultimo grande titolo per PlayStation". Sviluppato da Cambridge Studio (già apprezzati negli anni scorsi per i due divertenti episodi di MediEvil), C-12: Final Resistance è effettivamente uno degli ultimi progetti ad ampio respiro pensato e sviluppato appositamente per l'ormai anziana (e ci mancherebbe altro, vista l'età che porta sulle spalle) console a 32 bit Sony, regina uscente (?) dell'attuale mercato videoludico
C-12: Final Resistance - Immagine 1
Riley ha un'ottima mira, anche grazie all'occhio "bionico"
Andiamo subito al cuore del problema: la terra è invasa, da alieni ovviamente, gli umani sono o stanno per essere spazzati via come un mucchio di briciole da parte della Scopettona Pippo Aliena di turno... e non è finita. Chi non muore viene trasformato in un cyborg e spedito a combattere contro le forze di resistenza umane. Uno scempio, un panorama apocalittico, un incubo dal quale sarà impossibile svegliarsi se non grazie a... tha-dan (no, Ken il Guerriero non c'entra), Riley Vaughan, per metà uomo, per un quarto big jim digitale, per un altro quarto occhio cibernetico e tessuti alieni
Un bel cocktail insomma. Non c'è da meravigliarsi se proprio lui sia stato scelto per salvare la terra, abbattere gli alieni, ripulire gli avamposti andati distrutti dalle battaglie e (casomai avanzasse tempo), buttare la spazzatura, mettere in ordine la stanza e fare la cartella che domattina si va a scuola presto..
IO, SOLO CONTRO TUTTI
Il titoletto testé presentato non riguarda una delle ultime prese di coscienza del Dottor Moratti, né tantomeno la situazione in cui versa Barrichello dopo aver accartocciato con assoluta precisione la monoposto di R. Schumacher e preteso di aver ragione. Molto più banalmente è la condizione in cui si trova Riley, il nostro eroe ammazza-alieni che riesce a far rivivere in poche ore di gioco tutti i paladini forzuti e dalla battuta sempre pronta che tanto andavano di moda qualche anno fa
Con un abile colpo di spugna Cambridge Studio riesce nel facile intento di eliminare qualsivoglia parvenza di una sceneggiatura e di dialoghi degni di tal nome, dimentica volutamente di caratterizzare in maniera perlomeno sufficiente il suo soldato universale e ci consegna un gioco dagli antichi sapori. Quanto appena detto non va, comunque, letto necessariamente in maniera negativa. A voler ben vedere il modo e lo stile (o non stile) con cui è confezionato C-12: Final Resistance porta il prodotto a rappresentare un titolo decisamente "nudo e crudo", senza troppe sottigliezze (che magari non avrebbero comunque fatto male) e capace di gettare senza troppi complimenti il giocatore nel bel mezzo di una guerra per la sopravvivenza ultima della nostra razza. Non ci sono Solid Snake, nessun Gabriel Logan, dimenticatevi le introspezioni tipiche di un action adventure "moderno". Qui si spara, si apre qualche porta, si preme qualche pulsante e si torna a sparare. Punto
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C-12: Final Resistance

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