Il videogioco? Roba da grandi

E quindi?

Di Luca Gambino (14 Marzo 2017 - 11:02)
Il videogioco? Roba da grandi

Il videogioco conquista i quarantenni. E', più o meno,  il titolo di un importante quotidiano nazionale che si si stupisce che, si, i "giochini" non sono più una cosa da adolescenti ma che adesso attirano anche gli adulti. I quarantenni. Uno stupore che probabilmente arriva dal fatto che nella "bolla" dove spesso stanno alcuni giornali e giornalisti italiani, che se la tirano e guardano con sdegno chi ancora "perde tempo" joypad alla mano, si è rimasti con la memoria bloccata agli anni '70, quando orde di ragazzini scalpitanti facevano la fila davanti ai cabinati delle sale giochi. E sempre forse, perché è sempre bene avere dei dubbi, il videogioco è ancora rimasto al concetto di Pac Man o Asteroids. Tutte cose che ti costringevano unicamente a osservare e reagire, in un loop che, osservato dall'esterno, faceva somigliare tutti a dei lobotomizzati.

Devo quindi stupirmi che i quarantenni di oggi siano stati conquistati dai videogames? In realtà mi stupisco di chi si stupisce, ma capisco che guardando le cose dall'esterno non si è riusciti a cogliere la gradualità di questa conquista, della crescita del videogioco parallela quella anagrafica del suo target, che ora richiede anche temi maturi da affrontare nei videogames e non solo situazioni da azione/reazione. Un target, capace di preferire un gioco ad un film, che vuole passare dall'altra parte dello schermo e diventare protagonista, anziché assistere passivamente, compiendo scelte e prendendosi responsabilità, ovviamente negli stretti confini ludici.

Però è forse arrivato il punto in cui qualcuno "ha fatto la conta" e si è visto che da questa parte della barricata siamo davvero tanti, tantissimi e che, guarda un po', non siamo nemmeno poi così giovani come si poteva pensare. Anzi. AESVI, che è materialmente quello che si è preso la briga di buttare giù le cifre, ha detto che dei 51 milioni di italiani sopra i 14 anni, ben 25 milioni giocano con i videogames. Attenzione, quando parliamo di videogames parliamo di TUTTI i videogiochi, dalle console, ai cellulari. E di questa percentuale quasi il 25% ha un'età che va dai 35 ai 44 anni e la fascia immediatamente alle spalle di questa è quella dai 45 ai 54.  Tutte età in cui si è abbondantemente adulti, ma in modo differente a come erano la maggioranza degli adulti di una quarantina d'anni fa.

Siamo stati abituati, un po' per concetto inculcato a forza, un po' per tradizione a vedere il percorso che porta dalla nascita al "Grande Saluto" come una corsa a tappe, senza troppe sfumature. Infanti, Bambini, Giovani, Adulti, Vecchi, Ciao. Tutto diviso in grandi tronconi e tutti con il proprio carico di gioie/responsabilità. Per fare un parallelo: se il mio padre 48enne fosse uscito in jeans e maglietta di Star Wars, esattamente come ha fatto stamattina il sottoscritto, sarebbe stato visto, bene andando, come un deficiente. Perchè quando si passava dalla fase giovanile a quella adulta e, peggio ancora, genitoriale, si atterrava in una zona d'ombra dai bordi netti e taglienti, dove forse veniva anche consegnato un preciso regolamento "da grande": o sei dentro, o sei fuori.

Ora esistono quelli che si definiscono come Young Adult, ovvero coloro che pur non rifuggendo dalle proprie responsabilità, hanno trasformato le attività ludiche in attività culturali, trasmettendole a loro volta ai propri figli, utilizzandoli come veri e propri strumenti di crescita. Ampliando il concetto non deve stupire la riscoperta o la rinascita di tanti universi ludici: i toys to life, i giochi in scatola che sembrano conoscere una seconda giovinezza, i giochi come i LEGO che non finiscono mai di stupire e rinnovarsi. Universi diversi ma che condividono gli stessi protagonisti perché quegli stessi videogiocatori di cui sopra sono poi gli stessi che, messo da parte il pad, passano le nottate su D&D o costruire l'ennesimo castello di LEGO.

Non devono nemmeno stupire gli immensi giri d'affari che ruotano attorno agli Young Adult perché sono poi quelli che hanno in mano "il portafoglio" e sono disposti a riservare una fetta delle spese mensili per alimentare la propria passione. Tanto che alcuni di questi sono anche passati "dall'altra" parte, producendo in prima persona molti dei giochi che troviamo in commercio. Chi si stupisce dei 40enni che ancora giocano, forse non sa che il videogioco ufficiale della MotoGP è realizzato in Italia e che tutto il mondo si esalta sulle due ruote virtuali prodotte da Milestone a Milano. Non solo, sono sempre di più i progetti nostrani che partono dal basso, tra competenza, passione e uno Stato che, finalmente, vuole colmare il gap con il resto d'Europa con l'estensione del "Tax Credit" anche al mondo del videogioco.

Insomma, un universo in crescita e, soprattutto, in espansione che potrete osservare tra qualche giorno a Roma, quando buona parte degli operatori del settore mostreranno al pubblico come il videogioco abbia raggiunto un grado di complessità e maturità che niente ha da invidiare a media più consolidati e "classici". Fate un salto al Let's Play, se avete tempo, perché potrebbe essere davvero quel momento "globale" che forse manca in Italia, dove i confini delle età possono finalmente essere abbattuti e dove, davvero, potrà non ci si potrà più stupire dell'ovvio.

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