| Timeline: prima della storia All'alba degli anni ottanta un intraprendente Hiroshi Yaamauchi ed un rispettabile Masayuki Uemura davano vita all'idea di una macchina da gioco capace di fronteggiare quanti già si contendevano il neonato mercato delle console casalinghe (Atari, Commodore su tutte ma anche Bandai, Sharp e Takara). Non solo Nintendo voleva essere una casa rivale capace di non indietreggiare, ma aveva la grande ambizione di primeggiare su tutti gli antagonisti. Il mai dimenticato presidente Yamauchi decise pertanto di stabilire il prezzo del prodotto ancora prima che questo fosse ideato, e quel prezzo era oltremodo abbordabile: 9.800 yen (una settantina d'euro circa che il giorno del lancio si tramutarono in un centinaio, preservando tuttavia l'accattivante offerta). Stando ai vecchi diari di bordo questa scelta influenzò molto le scelte riguardanti l'hardware, giacché Uemura da un primordiale progetto che vantava un CPU di 16 bit passò ad uno che di bit ne aveva la metà: otto. Il Family Computer (concetto riassunto nella nota sigla Famicom) era già concepito: una console che potesse entrare nel numero maggiore di abitazioni giapponesi e dare loro divertimento e spensieratezza. Nel 1983 l'arcipelago nipponico accolse a braccia aperte il primo lungimirante lavoro di Nintendo (già nota in verità grazie ai suoi Color TV Game) e fu un vero successo, tant'è che un anno dopo Yamauchi già pensava ad uno sbarco oltreoceano: direzione Stati Uniti d'America. Ma la sorte voleva essere avversa; correva l'anno 1984 e il primo vero crack del mercato videoludico andava consolidandosi portando con sé un filone di mediocrità per gran parte delle produzioni di allora. Nintendo superò tutti gli ostacoli ingegnandosi col celeberrimo “Nintendo Seal of Quality”, ovvero l'attestazione effettuata da parte della casa di Kyoto mediante un simbolo che il gioco che ne era contrassegnato aveva raggiunto adeguati standard di qualità. Ma non era solo questione di marchi, la qualità dei titoli Nintendo era letteralmente su un altro pianeta e fu così che la concorrenza cadde in ginocchio e che il mercato americano soddisfò la sua fame di videogiocare in compagnia di Mario, Zelda, Metroid ed altri storici, indimenticabili (ed innumerevoli) brand di cui il Nintendo Entertainment System ospitò le rispettive genesi. Due anni dopo il presidente della Nintendo of America (Arakawa-san) era pronto a festeggiare: ben trenta milioni di console erano state vendute nei soli USA portando letteralmente all'Olimpo la grande Enne (detentrice del 90% del mercato). Ce n'era abbastanza perché anche il vecchio continente fosse invaso dall'otto bit dei sogni. A tre anni dalla sua prima apparizione il gioiello sognato e voluto da tutti aveva conquistato il mondo ed un'Europa festante l'accoglieva nelle sue case, mentre una generazione di giocatori si riconosceva in un baffuto idraulico o in un eroe vestito di verde. Nelle sue varie confezioni (Power, Action, Basic, Sport, Original, Final Fantasy -il cui successo nel paese del sol levante spinse Squaresoft a sviluppare Final Fantasy III- ed altre) il NES ebbe lunga vita, consumando il commiato soltanto nel 1994, anno che vide pubblicare l'ultima delle grigie cartucce ormai possesso dell'immaginario collettivo: quell'addio si chiamava Wario's Woods.
A dieci anni di distanza (e a venti e passa dall'inizio della nostra storia) il Game Boy Advance offre nella sua già vasta softeca i porting (venduti a prezzo ridotto) di alcuni dei best sellers del tempo (senza dimenticare la presenza del bellissimo Classic NES Edition Game Boy Advance SP). Giochi che allora come adesso contengono l'essenza della parola divertirsi, giochi che contengono ricordi ed una fetta enorme della storia del videogioco. La serie pal dei classici per NES è composta da otto nomi. Donkey Kong, Excite Bike, Ice Climber, Super Mario Bros. e The Legend of Zelda sono direttamente tratti dalle bacheche Nintendo e rappresentano lo spirito di una giovane e creativa software house capitanata dal genio assoluto di Shigeru Miyamoto. Pac-Man e Xevious vengono dal repertorio Namco. Il primo davvero non necessita di nessuna presentazione, Xevious è invece un validissimo shooter a scorrimento verticale i cui natali arcade risalgono al 1982 . Vi è infine la mascotte per eccellenza delle file Hudson: Bomberman, che nella sua carriera è stato praticamente ospitato in quasi tutte le console esistenti e la cui meccanica è rimasta basilarmente la medesima. In Giappone il novero dei porting è ben più fornito con la presenza, fra gli altri, di master-pieces Konami quali Gambare Goemon!, Ghost ';n Goblins e Twin Bee. Un rammarico non vederli nei negozi nostrani, ma a tutto vi è anche una spiegazione. Il fatto che la serie “Famicom Mini” ospiti più titoli rispetto alla “Nes Classics” non è solo sinonimo delle diverse simpatie e del diverso gusto dominante dei mercati orientali ed occidentali, ma vuole evidenziare l'importanza storica che ai tempi del NES e del Famicom ricoprirono determinati titoli. Fra gli otto sopraccitati Gamesurf vi offrirà a partire da oggi tre comodi tuffi nel passato tramite le dettagliate recensioni di Ice Climber, Pac-Man ed il capolavoro senza tempo di The Legend of Zelda. Vi auguriamo una buona e nostalgica lettura. A cura di Antonio Norfo e Paolo Mulas |
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